Firma del Resto del Carlino e storico presidente dell’Odg Emilia Romagna aveva 75 anni

Addio al giornalista Gerardo Bombonato

Gerardo Bombonato

BOLOGNA – Emilia Romagna in lutto per la scomparsa di Gerardo Bombonato, già firma del quotidiano Il Resto del Carlino e capo ufficio stampa della Regione, nonché storico presidente regionale dell’Ordine dei giornalisti. Aveva 75 anni. Nato a Costa di Rovigo il 6 febbraio 1951, era giornalista professionista iscritto all’Ordine dell’Emilia Romagna dal 3 febbraio 1983.

Gerardo Bombonato

Ha ricoperto la carica di presidente dell’Ordine dei giornalisti dell’Emilia Romagna per quattro mandati, rimanendo ininterrottamente alla guida dell’ente dall’elezione del 2007 fino alle dimissioni anticipate del 28 aprile 2014 dopo un ingiusto rinvio a giudizio per falso e truffa in un’inchiesta giudiziaria per la quale è stato “assolto con formula piena perché il fatto non sussiste”. Odissea, scaturita da una lettera anonima, che l’ha duramente provato
Il 17 gennaio 2023 era stato nominato dal Ministero della Giustizia commissario dell’Ordine dei giornalisti della Campania nelle elezioni annullate nel 2021 e nuovamente stravinte dal tandem Ottavio Lucarelli-Mimmo Falco che aveva confermato il risultato precedente. Bombonato ricordava che «come in ogni mestiere, ci sono i buoni giornalisti e i cattivi giornalisti.
Credo sia una mediazione accettabile per tutti. Cominciando a mettere i piedi nel piatto direi che in Italia ciò che principalmente non va, è che c’è un’eccessiva commistione tra editori, azionisti, politica e tra politica e giornalismo. Questo, a mio avviso, è il vero male del giornalismo italiano. Sono lontani i tempi di Montanelli, quando diceva che l’unico padrone di chi scrive è il lettore. Oggi non è assolutamente così per i condizionamenti della politica, degli editori, ma anche della pubblicità. Sono tanti, troppi, quelli che cercano di influenzare il lavoro del giornalista, e il giornalista, ahimè, troppo spesso si adegua. In Italia tutti teniamo famiglia, i giornalisti spesso anche più di una, e ci si allinea.

Indro Montanelli

Però, resta il fatto che questo è un mestiere in salita, perché vogliono da più parti negargli l’essenza stessa della professione, che è quella di testimoniare. Ci vorrebbero tutti come le tre scimmiette, non parlo, non vedo, non sento, e capisco che anche nell’amministrazione pubblica siano più graditi i portavoce dei giornalisti.
Ma quanto ad autonomia non c’è molta differenza tra il giornalista delle amministrazioni pubbliche, che certe cose non le può dire perché sarebbero negative nei confronti dell’istituzione, e il giornalista delle testate, delle case editrici private, che sarebbe più libero: non è vero. Per non parlare della credibilità. Una ricerca commissionata dall’Ordine della Lombardia, su come sono visti i giornalisti, offre un’immagine assolutamente vulnerata, in caduta libera, però utile per fare qualche riflessione. Attenti però, occorre fare una distinzione: il pubblico giudica i giornalisti ma non sa niente di quello che fa la stragrande maggioranza dei giornalisti, inchiodati al desk dalle nuove politiche editoriali. Il pubblico giudica i giornalisti che sono visibili. Una volta si conoscevano gli Zavoli, i Montanelli, i Biagi, oggi si conoscono quelli che vanno in tv.

Sergio Zavoli

Di tutto il resto, che è la stragrande maggioranza della categoria, non si sa nulla, non si sa cosa fanno, e forse non interessa neanche». Ed ancora: «Visto che la nostra credibilità e spesso la nostra qualità è scesa moltissimo, bisogna porsi il problema di come recuperare questa credibilità perduta. Io non ho ricette, ma credo che l’unica via sia quella di far valere le regole, l’etica professionale, che c’è, ma va fatta rispettare da chi ha questo compito, perché la fiducia non è più cieca, non è più istituzionale, non si sente più dire “l’ho letto sul giornale o l’ha detto la tv, quindi è vero”. È una moneta che non è più spendibile».
«Un giornalismo serio e corretto – ricordava Bombonato – dipende prima di tutto dalla coscienza morale del singolo, più che dai vincoli di legge e dalle carte deontologiche. Io non sono molto d’accordo nel dividere l’etica in etica pubblica, privata, etica dei comunicatori, etica dei giornalisti, etica di chi viene, ecc.: c’è un’etica.

Enzo Biagi

Poi è chiaro che l’esecutore ha le sue specificità, però dal mio punto di vista, l’etica è una, il giornalista ha le stesse regole sia che lavori nel servizio pubblico, sia che lavori in un’azienda privata, sia che faccia il freelance.
È vero che un buon giornalismo, senza fare la retorica del cane da guardia, che ormai non esiste più, vive di valori, e riguarda prima di tutto l’uomo come persona prima che il mezzo, la sua coscienza morale come cittadino e come professionista. Semmai, il giornalista ha un dovere in più, quello di essere informato sulle cose, sulla sua professione. In definitiva l’etica riguarda sicuramente tutti i cittadini, ma per un giornalista è necessaria anche una buona informazione, una conoscenza del codice penale, della legislazione sulla stampa, dei codici deontologici ordinistici e deve essere garante di tutto questo. Mi interessano poco le mode che vengono fuori adesso: il citizen journalist.

Ugo Stille (Mosca, 3 dicembre 1919 – New York, 2 giugno 1995)

Benissimo, ormai con i mezzi tecnologici ben venga tutta questa integrazione, ma chi lo fa per professione ha altri doveri e altre regole. Scusate, voi, vi fareste curare da un citizen neurochirurgo, difendere da un citizen avvocato, o costruire una casa da un citizen architetto? Qui si entra in un altro discorso fondamentale, che è quello della formazione, però rischiamo di uscire dal seminato.

Gerardo Bombonato

Certo, uno dei doveri dell’Ordine è anche la formazione, non soltanto quello di guardiano della rivoluzione. Quindi bisogna riscoprire la lezione dei nostri maestri, tornare a comportamenti etici fondamentali. Non c’è nulla da inventare, è già tutto scritto. Gli ordini professionali devono fare il loro mestiere, con tempestività e maggiore presenza nella società. E ai politici che si inalberano di fronte a qualche domanda scomoda ricordo quello che diceva il grande Ugo Stille: “Negli Stati Uniti è impensabile che un politico si inalberi per una domanda provocatoria, ogni domanda dei giornalisti è fatta apposta per metterlo in difficoltà, è ovvio».
Cordoglio, a nome di tutto il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti è stato espresso dal presidente Carlo Bartoli, che ha ricordato «il suo intenso impegno al Carlino e negli organismi di categoria».
Condoglianze alla famiglia e ai colleghi anche dal Direttore e dalla Redazione di Giornalisti Italia. (giornalistitalia.it)

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