ROMA – Nella cornice seicentesca della Biblioteca Vallicelliana di Roma, custodita all’interno dell’Oratorio dei Filippini progettato da Francesco Borromini, oggi, mercoledì 27 maggio, “andrà in scena” un incontro dedicato alla poesia contemporanea e alla parola come esperienza viva, civile e sentimentale.
Dalle ore 16.30 alle 19, al numero 18 di Piazza della Chiesa Nuova, in Corso Vittorio Emanuele II, tra gli scaffali storici del celebre Salone Borromini, verranno presentate le più recenti raccolte poetiche della giornalista Serena Maffia, “Primavere” (FusibiliaLibri, 48 pagine, 11 euro) e “La gamba zoppa e fichi verdi” (Genesi Editrice, 80 pagine, 14 euro), due raccolte che hanno il potere di attraversare il sentimento amoroso, la memoria collettiva e il rapporto tra uomo e natura con una scrittura intensa, visionaria e fortemente contemporanea.
L’evento sarà coordinato da Carmen Golia, conduttrice televisiva che per anni si è divertita a presentare moda e gioielli ma per l’occasione torna felicemente al suo vecchio mondo letterario. L’evento vedrà la partecipazione di giornalisti, poeti, critici letterari, artisti e musicisti in un dialogo corale attorno alla scrittura poetica contemporanea.
Interverranno la giornalista Annalisa Gaudenzi, il regista Alberto Ferrari, il critico Ugo Magnanti, il giornalista Carlo Parisi, direttore di Giornalisti Italia, e il critico letterario Plinio Perilli, mentre le letture saranno affidate a Raffaella Azim, stimata attrice teatrale e produttrice cinematografica italiana che ha lavorato con maestri della cultura italiana come Dario Fo, Lina Wertmüller, Carlo Cecchi, Aldo Trionfo, Franco Parenti, Giancarlo Sbragia; e a Rosa Ferraiolo attrice per il teatro, per il cinema, per la televisione, con registi come Guicciardini, Cobelli, Sepe, Dall’Aglio, Scola, Modugno, Vanzina.
È previsto anche un intervento musicale di Stefano Refolo, a sottolineare quella dimensione sonora e performativa che attraversa gran parte della poesia dell’autrice.
“Primavere”, accompagnato da un commento di Paolo Di Paolo, si distingue per una scelta poetica oggi quasi controcorrente: raccontare l’amore senza precipitare nella disperazione o nella distruzione sentimentale che tanta parte della poesia contemporanea continua a privilegiare. Paolo Di Paolo osserva, infatti, come Serena Maffia riesca a «rifare la poesia d’amore senza che paia fuori tempo o melensa», rendendola invece «stramba, divertente, buffa, sensuale».
La raccolta attraversa eros, desiderio, gioco e tenerezza con una vitalità luminosa, quasi febbrile, dove il sentimento amoroso diventa possibilità di rinascita, slancio vitale, energia creativa. L’amore non è qui un’esperienza terminale o tragica, ma una forma di entusiasmo che attraversa il corpo e il linguaggio, restituendo alla poesia una leggerezza solo apparente, attraversata in realtà da grande consapevolezza emotiva.
Se “Primavere” guarda alla forza rigenerante dell’amore, “La gamba zoppa e fichi verdi” si muove, invece, dentro il paesaggio ferito dell’Italia pandemica. Già il titolo suggerisce una frattura: quella “gamba zoppa” è metafora di un Paese improvvisamente fragile, rallentato, mutilato dalla sospensione del Covid, mentre i “fichi verdi” evocano una natura lasciata finalmente libera di riprendersi spazio e respiro.
Il libro è, infatti, costruito intorno ai tre colori della bandiera italiana: verde, bianco e rosso, trasformati in sezioni poetiche che raccontano il rapporto tra identità nazionale, esperienza privata e memoria collettiva. Nella prefazione, Sandro Gros-Pietro sottolinea proprio la pluralità di registri e temi presenti nella scrittura di Serena Maffia, sospesa tra sensualità, visione, sperimentazione e osservazione del presente. Durante il lockdown, mentre l’uomo rimaneva chiuso nelle case, la natura sembrò riaffacciarsi con forza inattesa nelle città italiane.
Roma appariva attraversata da cinghiali, papere, vegetazione spontanea; i parchi trattenevano finalmente i frutti sugli alberi, i fichi maturavano senza essere consumati, come se il paesaggio stesse lentamente reclamando il proprio tempo originario. È questa la visione che attraversa molte delle poesie della raccolta: una natura non decorativa ma viva, quasi prepotente, che rinasce nel momento stesso in cui l’uomo si arresta. In questo senso “La gamba zoppa e fichi verdi” non è soltanto una raccolta sulla pandemia, ma anche una riflessione poetica sul disequilibrio tra civiltà e natura, sull’illusione del controllo e sulla possibilità di un ritorno all’essenziale. Le immagini della città vuota, delle strade silenziose e della vegetazione che rioccupa gli spazi urbani diventano simboli di un tempo sospeso che ha modificato profondamente la percezione collettiva del mondo.
Non è casuale che la presentazione avvenga proprio alla Biblioteca Vallicelliana, luogo storicamente legato alla conservazione della memoria culturale italiana e alla dimensione umanistica del sapere. Fondata nel XVI secolo e inaugurata nel suo celebre salone da Borromini nel 1644 la Vallicelliana rappresenta uno dei luoghi simbolici della storia libraria romana.
L’incontro di oggi si preannuncia, così, non soltanto come una presentazione editoriale, ma come un attraversamento della poesia contemporanea tra voce, musica, critica e dialogo, in uno spazio dove architettura, memoria e letteratura sembrano ancora appartenere allo stesso respiro. E per concludere come nella postazione del professor Fabio Pierangeli dell’Università Tor Vergata di Roma: con i suoi versi Serena Maffia riesce a «illuminare tempi mai stati così bui» nella storia contemporanea e nell’Amore. (giornalistitalia.it)










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