Un’altra donna si è tolta la vita: sconfitta collettiva che impone ascolto e umanità

Vite spezzate e domande senza risposta

ROMA – Un’altra vita spezzata. Un’altra donna che ha scelto di togliersi la vita in carcere. E mentre la collega me ne parla al telefono, dispiaciuta e sconfitta, riaffiora il silenzio pesante delle domande che troppo spesso non trovano risposta.

Giovanna Russo

Confesso che, ogni volta che accade, cresce un senso di sconforto. Non perché venga meno la convinzione nel valore delle istituzioni, ma perché chi rappresenta una parte dello Stato avverte talvolta tutta la distanza tra ciò che dovrebbe essere fatto e ciò che concretamente si riesce a realizzare.
Forse è proprio qui che il messaggio di Papa Leone, racchiuso nella sua Magnifica Humanitas, assume una forza straordinaria e dirompente: riportare al centro di tutto la dignità della persona. Non come principio astratto, ma come criterio concreto attraverso il quale leggere ogni scelta pubblica, ogni politica, ogni intervento.
Mi chiedo sinceramente se sia davvero così difficile comprendere che diritti umani, sicurezza e tutela della dignità della persona non siano concetti alternativi o in conflitto tra loro. Sono, al contrario, le tre componenti inscindibili di un’unica formula.

Leone XIV

Dove vengono meno i diritti, si indebolisce la sicurezza. Dove viene mortificata la dignità umana, si produce fragilità sociale. Dove manca la sicurezza, diventano più vulnerabili proprio i diritti delle persone.
Per questo il tempo delle contrapposizioni deve lasciare spazio al tempo della corresponsabilità. Nessuno può pensare di affrontare da solo le grandi emergenze che attraversano il sistema penitenziario, la salute mentale, il disagio sociale e la tutela delle persone più fragili, la criminalità che comanda da dentro. È arrivato il momento di dimostrare qualcosa in più. Di saper lavorare insieme. Di costruire una comunità istituzionale capace di mettere in rete competenze, sensibilità e responsabilità diverse. Perché ogni vita che si perde rappresenta una sconfitta collettiva e ci ricorda che la misura della civiltà di uno Stato si riconosce soprattutto dalla capacità di proteggere chi è più vulnerabile.
Non servono parole di circostanza. Servono ascolto, cooperazione, umanità e coraggio. E serve la consapevolezza che la dignità della persona non può mai essere considerata un tema secondario, perché è il fondamento stesso sul quale si reggono la sicurezza, la giustizia e la credibilità delle istituzioni democratiche. (giornalistitalia.it)

Giovanna Russo

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