Emiliano Morrone e la sua autovettura sfregiata a San Giovanni in Fiore

Emiliano Morrone e la sua autovettura sfregiata a San Giovanni in Fiore

SAN GIOVANNI IN FIORE (Cosenza) – “Proprio stamani, domenica 17 agosto, sono rimasto vittima di uno sfregio da parte di un ignoto vigliacco, che ha tagliato circolarmente con un arnese il vetro della mia auto, una Fiato Bravo, parcheggiata sotto la scuola Gioacchino da Fiore, a San Giovanni in Fiore”.
A denunciare l’episodio è il giornalista Emiliano Morrone, 38 anni, aggiungendo: “lunedì, appena ci sarà un maresciallo, denuncerò il fatto ai carabinieri, presso la cui Stazione mi sono subito recato, esponendo l’accaduto a un militare di guardia”.
“Non è la prima volta – ricorda Morrone – che sono preso di mira, a San Giovanni in Fiore, con dispetti analoghi. Credo che l’episodio di oggi sia da ricondurre al recente dibattito di Assotutela tenuto mercoledì scorso insieme al senatore Nicola Morra (M5S), al giornalista Luciano Regolo e all’avvocato Domenico Monteleone, nell’ambito del quale sono stati esposti fatti documentati su abusi del potere politico in Calabria e opinioni sulla necessità di un’informazione coraggiosa e libera”.
Nel centro silano si è, infatti, tenuto il dibattito pubblico “Cinghiali e bavagli”, sull’arroganza del potere e sul coraggio di informare, nel corso del quale il direttore de “l’Ora della Calabria”, Luciano Regolo, ha, tra l’altro, parlato della gravissima vicenda del quotidiano, soffermandosi sulla difficoltà di fare informazione nella regione.
Rispetto all’intimidazione di oggi, Emiliano Morrone spera “che si faccia luce sulla vicenda e che eventuali testimoni si decidano a parlare. Per ultimo, mi auguro che se qualcuno ce l’ha con me abbia il coraggio di agire all’aperto, con modi civili e legali”.
Piena solidarietà ad Emiliano Morrone viene espressa da Carlo Parisi, vicesegretario nazionale Fnsi e segretario del Sindacato Giornalisti della Calabria, il quale ricorda “l’impegno sociale e civile del giornalista contro la prepotenza, l’arroganza e il malaffare, con particolare riferimento ai perversi e pericolosi intrecci tra politica e ’ndrangheta”.
“Episodi come questo – sottolinea Carlo Parisi – nella loro miserevole viltà non fanno altro che confermare che la strada intrapresa da quanti, in nome della libertà di stampa e della legalità, si battono, a vario titolo, contro ogni tipo di bavaglio e malaffare, è decisamente quella giusta. Non è con la violenza che si soffocano le idee di libertà e di riscatto”.

Nicola Morra e Dalila Nesci (M5S): “Un avvertimento chiaro e pericoloso”

ROMA – “Quello di cui è stato vittima il giornalista Emiliano Morrone è un atto intimidatorio vergognoso, un avvertimento chiaro e pericoloso. Ecco perché, ora più che mai, esprimiamo viva solidarietà e assoluta vicinanza a chi, in questi anni, ha dimostrato di avere sempre la schiena dritta”.
Forti le parole dei parlamentari M5S Dalila Nesci, di cui lo stesso Morrone è assistente, e Nicola Morra, i quali aggiungono: “Questa mattina Morrone ha trovato la sua macchina sfregiata, con il vetro del parabrezza letteralmente tagliato. Non è la prima volta che il giornalista, sempre in prima linea nel denunciare soprusi e prepotenze del potere, politico e non, viene preso di mira. È ora di dire basta, di reagire e di denunciare pubblicamente”.
“Questo gesto vandalico – secondo i parlamentari e lo stesso Morrone – non è certamente un caso isolato ma sarebbe da ricondurre al dibattito svolto solo pochi giorni fa proprio a San Giovanni in Fiore, «Bavagli e cinghiali», nel corso del quale è stata denunciata, con documenti e fatti provati, l’arroganza del potere calabrese” e al quale hanno partecipato lo stesso Morrone in compagnia di Nicola Morra, del direttore de «l’Ora della Calabria», Luciano Regolo, e del legale di Assotutela Domenico Monteleone.
“In Calabria – concludono Morra e Nesci – episodi del genere sono sempre più all’ordine del giorno. È arrivato il momento di voltare pagina. E bisogna farlo insieme, cominciando dall’esprimere forte vicinanza a Emiliano. Solo così la Calabria può riemergere: cominciando a dire basta, a reagire, evitando che episodi del genere possano ripetersi. E dimostrando che la voce della verità e dell’aggregazione è più forte di qualsiasi prepotenza e atto intimidatorio”.

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