Premio Pietro Bianchi al giornalista del Tg1. Dedica alla famiglia, a Fellini e Camilleri

Venezia incorona “Re” Vincenzo Mollica

Da sinistra: il presidente della Biennale di Venezia, Paolo Baratta, Laura Delli Colli, Vincenzo Mollica e il direttore artistico della Mostra, Alberto Barbera (Claudio Onorati/Ansa)

VENEZIA – «Grazie a tutti, è un premio che non merito, ma che mi dà grande gioia. Mi rende orgoglioso di quello che ho fatto, guidato da fatica, passione e cuore». Lo dice Vincenzo Mollica, cronista simbolo, per lo spettacolo, del Tg1, ricevendo al Lido il “Premio Pietro Bianchi 2019” assegnato dal Sindacato Nazionale dei Giornalisti Cinematografici,  d’intesa con la Biennale, ogni anno, durante la Mostra, a una personalità del cinema.
«Continuo a fare questo lavoro da cronista impressionista, impressionato e impressionabile», ha aggiunto Mollica davanti alla platea piena dell’Italian Pavilion all’Excelsior, che gli ha tributato un’ovazione. «Ho fatto un terno incredibile, diabete, Parkinson e glaucoma – ha spiegato con un sorriso accennando alla sua malattia – ma mi ha insegnato che i film si posso anche sentire. Questo è un festival in cui i film ti parlano e ti continuano a parlare, c’è tanta passione».

Vincenzo Mollica con Andrea Camilleri

Mollica dedica il premio alla moglie, alla figlia ma anche a due amici speciali. Uno è Federico Fellini «che mi ha regalato pensieri preziosi come: “l’unico vero realista è il visionario”, “la curiosità è la molla che ti fa alzare la mattina” e “non sbagliare mai i tempi di un addio o un vaff… se sbagli anche di un secondo ti si può ritorcere contro”».
L’altro amico è Andrea Camilleri, «che mi ha insegnato molto dell’arte di non vedere. L’ultima volta mi ha chiamato dicendomi “Vieni Vincenzo che ti voglio abbracciare”, gli ho risposto “Andrea, se ci incontriamo”. Ci siamo scambiati un abbraccio che non dimenticherò mai».
«Quando Mollica mi ha chiesto perché dessimo a lui questo premio – dice Laura Delli Colli, presidente del Sngci – gli ho risposto semplicemente: perché sei il più grande di tutti noi».
Alla premiazione hanno partecipato anche Paolo Baratta, presidente della Biennale, e il direttore della Mostra Alberto
Barbera: «Vincenzo avrebbe meritato un Leone alla carriera, che – spiega Barbera – non possiamo dargli per ragioni di regolamento. Lo rendono unico l’entusiasmo e la generosità, pensate solo quanto deve la mostra ai suoi reportage». A introdurre il premio un piccolo video montaggio di Mollica alla Mostra, da Federico Fellini a George Clooney, che a fine intervista definisce il cronista «un grandissimo giornalista e un grandissimo uomo». (ansa)

I giornalisti cinematografici: “È il più grande di tutti noi”

«Dedicargli il nostro omaggio significa festeggiare il più grande di tutti noi che con la sua professionalità, il tratto di originalità e di competenza assoluta ci ha regalato e ci regala una lezione giornalismo attraverso uno stile inconfondibile e un racconto appassionato». Il Consiglio Direttivo del Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani motiva, così, l’assegnazione del Premio Pietro Bianchi 2019 a Vincenzo Mollica.

Vincenzo Mollica

«Oltre il ruolo professionale, Vincenzo – nella tradizione dei “pionieri” del nostro mestiere – è diventato attraverso le sue cronache un vero e proprio archivio vivente di un mondo che continua a raccontarci con lo stesso entusiasmo del primo giorno da cronista. Ma soprattutto riesce con la sua autorevolezza a conquistare l’attenzione e l’affetto di un pubblico che, anche grazie a lui, impara da anni ogni giorno qualcosa in più sul cinema».
«Quando Laura Delli Colli mi ha comunicato che avevo vinto il Premio Bianchi – ha commentato Mollica – ho provato un’emozione pura e una gioia schietta e naturale, come quando a scuola mi dicevano che ero stato promosso. So bene di non meritare questo Premio, soprattutto se penso ai grandi artisti che lo hanno ricevuto negli anni. Ma so anche che questo riconoscimento arriva dall’affetto che tanti colleghi e persone mi dimostrano ogni giorno, e proprio per questo lo accolgo con uno spirito di festa ed estrema gratitudine per il Sindacato dei Giornalisti Cinematografici che ha pensato di attribuirmelo. Ho sempre lavorato cercando di mettere insieme tre elementi: fatica, passione e curiosità e questo mi ha permesso di diventare un cronista impressionista e impressionabile». (adnkronos)

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