VENEZIA – Come riferito il 22 luglio scorso da Giornalisti Italia, dopo vent’anni trascorsi come direttore responsabile, Roberto Papetti ha lasciato ieri la direzione responsabile del quotidiano Il Gazzettino di Venezia che, da oggi, è firmato dal nuovo direttore Osvaldo De Paolini.
Nell’editoriale di ieri, Papetti ha tracciato «il bilancio di un lungo cammino umano e professionale iniziato nell’estate del 2006. Un ventennio complesso e intenso, segnato dai grandi eventi, dalle crisi e dalla straordinaria capacità di ripresa del Nordest».
Papetti rimane, comunque, al Gazzettino con l’incarico di direttore editoriale proseguendo il dialogo quotidiano con i lettori attraverso la sua rubrica.
All’editore Francesco Gaetano Caltagirone e al presidente Azzurra Caltagirone, il direttore uscente ha rivolto un sentito ringraziamento «per l’autonomia garantita in questi anni, alla redazione e a tutti i lettori per la fiducia accordata» dall’editrice Il Gazzettino della Holding Caltagirone.
Osvaldo De Paolini, dal canto suo, nell’editoriale di presentazione ai lettori pubblicato oggi dal Gazzettino, ricorda che «Ci sono incarichi che si ricevono. E ce ne sono altri che, prima ancora di essere accettati, si avvertono come una responsabilità. Diventare direttore del Gazzettino appartiene a questa seconda categoria. Perché questo non è soltanto un giornale. È parte della storia civile del Nordest».
De Paolini ricorda, tra l’altro, che «il giornale da Venezia, a partire dal 1887, ha accompagnato il cammino di una terra che ha cambiato volto all’Italia, raccontandone le trasformazioni, le ambizioni e le contraddizioni, senza mai smettere di interrogarsi su ciò che l’Italia avrebbe potuto diventare. Arrivo dunque con rispetto. Ma senza timidezze. Un giornale, se vuole essere davvero grande, non può vivere di memoria. Può però avere memoria per non diventare prigioniero del presente».
«E nella memoria del Gazzettino – sottolinea Osvaldo De Paolini – c’è una stagione che ha lasciato un segno indelebile: quella di Giorgio Lago. Non soltanto per la qualità della sua scrittura, ma per l’idea stessa di giornalismo che seppe incarnare: libero, laico, curioso, anticentralista, insofferente alle burocrazie e alle ideologie, capace di guardare al Veneto non come una periferia, ma come a un laboratorio del Paese. Lucido anticipatore delle svolte politiche e sociali che hanno animato gli anni ’80 e ’90 del secolo scorso». (giornalistitalia.it)
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