In sei giorni sono morti Maurizio Degl’Innocenti, Stefano Marcelli e Simone Fortuna

Troppo dolore per il giornalismo fiorentino

Maurizio Degl’Innocenti, Stefano Marcelli e Simone Fortuna

FIRENZE – Tre stimati e apprezzati giornalisti fiorentini scomparsi in meno di una settimana: Maurizio Degl’Innocenti, 50 anni, fotoreporter della Nazione e dell’Ansa, Stefano Marcelli, 71 anni, già redattore di Paese Sera, Reeds e Teleregione e inviato speciale e caporedattore della sede Rai della Toscana, e Simone Fortuna, 68 anni, critico musicale dei quotidiani La Nazione e la Repubblica.

Maurizio Degl’Innocenti

Domenica scorsa è morto Maurizio Degl’Innocenti, un uomo straordinario che dopo una vita trascorsa dietro l’obiettivo a immortalare eventi e fatti di cronaca in tutto il mondo, nei mesi scorsi, nonostante la malattia che non gli ha lasciato scampo, ha affrontato il cammino di Santiago a conclusione di un percorso di vita che, per anni, lo ha visto al servizio di chi soffre alla Misericordia di Mercatale.
Giovedì scorso è stata la volta di Stefano Marcelli, che si è congedato da questa vita lasciando alla famiglia il compito di pubblicare sul suo profilo social il post che sintetizza la sua grande statura di uomo e giornalista: «Ciao a tutti. Oggi me ne sono andato. Sono arrivato alla fine di un bellissimo viaggio. Sono stato un uomo e professionista libero, un amico spero simpatico ed un padre e marito felice.

Stefano Marcelli

Per un ultimo saluto sarò alle Cappelle di Commiato domani venerdì dalle 14.00 -19.00 e sabato dalle 08.00 alle 11.00, l’ora di un piccolo funerale». E sulla statura morale di Stefano, il commento di uno dei leader storici del giornalismo toscano, Stefano Fabbri, già caporedattore della sede Ansa della Toscana: «Addio a Stefano Marcelli, collega con cui siamo cresciuti per molto tempo professionalmente “in parallelo” e prima ancora, quando eravamo giovanissimi, irriducibili avversari politici ma sempre dalla stessa parte. Ci siamo visti poco più di un anno fa ridendone e raccontandoci i nostri acciacchi di settantenni. Un fortissimo abbraccio a Gerta Zaimi e ai loro ragazzi».
Ieri è stata la volta di Simone Fortuna, autorevole firma delle pagine degli spettacoli dei quotidiani La Nazione, del quale è stato vice caposervizio, e la Repubblica, per i quali ha girato il mondo e scritto non solo di musica pop e rock e pop, ma di arte e teatro. E allo stesso Fabbri è toccato «un altro addio da dare. A Simone Fortuna, collega intelligente, divergente e divertente che ci ha lasciati nel giorno dei funerali di Stefano Marcelli e a pochi giorni dalla scomparsa del fotoreporter Maurizio Degl’Innocenti».

Simone Fortuna

«Tre giornalisti in meno di una settimana – evidenzia Stefano Fabbri – sono tanti, troppi. E non dei decani di questa professione. Simone, poi, è stato uno dei più giovani della Toscana ad essere assunto in un giornale: allora, nel 1981, aveva neanche 23 anni. Prima a La Nazione e poi a la Repubblica. Fate conto che io, che sono più vecchio di lui di qualche anno, sarei diventato professionista dieci anni dopo. È stato uno dei figli – anzi dei “ragazzi” – migliori dell’informazione di quegli anni, perché prima di raccontarli li viveva. Aveva l’età dei protagonisti dei sommovimenti civili e culturali degli anni Ottanta e poi dopo ancora. Era un ragazzo. E lo è rimasto. Giornalista coi fiocchi ed esperto, ma per noi sempre ragazzo. Avete mai notato che quando noi boomers, o giù di lì, parliamo dei nostri coetanei e li chiamiamo sempre ragazzi. Vedo i ragazzi, esco con i ragazzi.

Stefano Fabbri

Siamo una generazione che non si rassegna, o meglio non si rende conto di invecchiare. I nostri genitori non avrebbero parlato mai dei loro coetanei come dei ragazzi. Invece Simone, Stefano, Maurizio e tanti altri sono per noi tutti dei ragazzi. Ma non credo si tratti di immaturità o di voglia di restare sempre giovani, ma piuttosto complicità, omaggio a radici comuni e, forse, di una percezione difforme del trascorrere del tempo che, in fin dei conti, non ci ha cambiati molto dentro. E quando arriviamo ad un’età in cui la biologia ci avvisa, facciamo fatica a capirlo. E, soprattutto, di fronte alla morte che continuiamo costantemente a esorcizzare, c’è un pensiero di angoscia al quale tentiamo di far fronte con l’ironia ed il sarcasmo ma che ci lascia una domanda: chi sarà il prossimo di noi ragazzi?». Alle famiglie e ai colleghi di Maurizio Stefano e Simone, il cordoglio del Direttore e della Redazione di Giornalisti Italia. (giornalistitalia.it)

 

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