UDINE – Il terremoto che fece a pezzi mezzo Friuli (6 maggio 1976) è ricordato da Tony Capuozzo con una pubblicazione che – significativamente – esce in libreria con un titolo che propone la cronaca di “Una piccola guerra”. Con un doppio richiamo alla biografia dell’autore.
Per un verso, viene sottolineato il pezzo più significativo della vita da giornalista di Capuozzo, inviato in prima linea sui fronti “caldi” per documentare il senso dei conflitti che si andavano sviluppando in Bosnia, Afghanistan, Somalia o Iraq. D’altro canto, per ammissione dello stesso autore, il disastro d’interi paesi soffocati nelle macerie offrì l’immagine di una terra bombardata a tappeto. “Una piccola guerra. Il 6 maggio del Friuli”, per l’appunto, suggerita dall’editrice “Biblioteca dell’Immagine” di Pordenone (160 pagine, 16 euro).
Non arrivarono reparti di nemici in uniforme né carri armati ma le case, accartocciate su se stesse, mostrarono dei moncherini come fossero le mani alzate di chi si arrendeva. Ovunque polvere che stentava a riposare. E, in ogni angolo, la piccola tragedia di chi aveva perduto casa, famiglia, amici, conoscenti. La terra tremò per undici secondi inchiodando le lancette degli orologi sulle ore 21.
La scossa venne originata alla profondità di 5,7 chilometri e sprigionò una forza valutata in 6,5 punti di magnitudo della scala Mercalli. I sopravvissuti, nelle testimonianze immediatamente successive, fecero riferimento a un treno, lanciato a tutta velocità, che correva sotto i loro piedi.
Tony Capuozzo era un ragazzo e, con due amici, si trovava in via Pracchiuso, a Udine. Discutevano di politica. In città, le scosse si udirono distintamente ma non fecero danni. Il tremolìo dei lampadari, i bicchieri che tintinnarono nelle credenze delle cucine, qualche vetro di finestra in frantumi. Ma quella scossa lasciò loro la sensazione che i paesi della provincia avessero registrato danni anche importanti al punto da incoraggiarli a prendere l’auto e prendere la strada che portava al nord, verso l’Austria. Devastazione senza aggettivi. Gli adolescenti furono obbligati a diventare adulti in una notte.
Capuozzo, più che ai cosiddetti “grandi temi”, si lascia suggestionare dai dettagli, capaci di rappresentare il tutto diventato niente. La polvere che s’infila nei polmoni, il lamento appena percettibile degli animali, lo sguardo smarrito degli anziani e le mani impotenti dei giovani.
Ci sono immagini che scolpiscono il cuore. L’auto affondata nel fango con i fari ancora accesi. La tazzina del caffè, intatta su un tavolo circondato da mucchi di mattoni crollati. Il ristorante conosciuto perché offriva pasta e fagioli ripiegato su se stesso.
«Partendo in auto – commenta l’autore – avevamo la sensazione che fosse successo qualche cosa di grave. Ma il disastro che abbiamo trovato era superiore a ogni immaginazione». Dice che c’era necessità di tutto ma che loro tre e, per la verità, la gente sopravvissuta non avevano niente. Il terremoto registrò un bilancio di 989 morti, 3 mila feriti e 200 mila senza casa.
«La notte – assicura Capuozzo – è stata difficile ma è l’alba che ricordo con angoscia. Le prime luci segnarono i profili e le dimensioni del disastro.
Nella piazza di Gemona (indicata come epicentro del sisma) la gente stava raggruppata – quasi uno addosso all’altro – con coperte sulle spalle. Non un accenno d’insofferenza e nemmeno di nervosismo». La gente di montagna sa che deve accettare le decisioni della natura. In Friuli è il mostro della montagna – Orcolat – a segnare il tempo della quiete e del subbuglio,
«Davanti al Duomo – torna a ricordare Capuozzo – operava un ospedale. I ricoverati erano riusciti a scappare ma due vecchiette non erano state in grado di muoversi». La gente indicava con gesti che occorreva fare qualcosa «Andiamo a prenderle noi».
Capuozzo e gli amici si fecero coraggio con una sorsata di grappa, sfidarono i muri pericolanti e, a braccia, portarono in salvo le due nonnine. Per tornare alla normalità di vollero 12 anni e il coraggio dei friulani. Governo, Alpini, volontari, associazioni arrivata da Svizzera e Austria: ognuno fece la sua parte ma l’impegno fu soprattutto della gente del posto. Di che cosa avete bisogno? Vanghe e picconi!
I partiti decretarono una tregua. Smisero di polemizzare fra loro e si occuparono di lavorare per chi aveva maggiori necessità. E la chiesa dimostrò attenzione proclamando che «prima andavano costruite le fabbriche, poi le case e, solo da ultimo, le chiese». Il “dopo terremoto” del Friuli venne indicato (elogiativamente) come un “modello”. (d.b./giornalistitalia.it)
CHI È TONI CAPUOZZO
Nato il 7 dicembre 1948 a Palmanova (Udine) da padre napoletano e madre triestina, laureato in Sociologia all’Università di Trento, Antonio “Toni” Capuozzo è giornalista iscritto all’Ordine della Lombardia dal 1979 nell’elenco pubblicisti e dall’8 febbraio 1983 in quello professionisti.
Ha vissuto per un anno a Cervignano del Friuli, dove risiedeva con la famiglia, conseguito la maturità classica al liceo “Paolo Diacono” di Cividale del Friuli e laurea in Sociologia all’Università di Trento.
Nel 1967 aderisce al Partito Comunista Italiano, che lascia dopo un anno soltanto per Lotta Continua, dove nel 1979 inizia l’attività giornalistica nella formazione della sinistra extraparlamentare. Per Lotta Continua segue le vicende politiche dell’America Latina e dopo la chiusura del giornale scrive per il quotidiano Reporter e per i periodici Panorama Mese ed Epoca. Nel 1982, durante la guerra delle Falkland, intervista in esclusiva lo scrittore Jorge Luis Borges. Successivamente, si occupa di mafia per il programma Mixer della Rai, condotto da Giovanni Minoli, e fa l’inviato per la trasmissione L’istruttoria. In seguito, per le testate Mediaset (Studio Aperto, Tg4, Tg5) segue i conflitti in America Latina, Africa, Asia, Balcani e Medio Oriente. Nel 2004, nel contesto della guerra in Iraq, viene sequestrato assieme al resto della troupe del Tg5 da truppe paramilitari Mahdiste nei pressi di Najaf. Vicedirettore del Tg5 fino al 2013, dal 2000 al 2017 cura e conduce Terra! su Canale 5 e Rete 4. Ed ancora la rubrica Mezzi Toni su TGcom24.
Nel 2021 realizzato per Mediaset il reportage Il sogno di una cosa in occasione del Centenario del Pci; nel 2022 lo speciale sul trentennale dall’assedio di Sarajevo; il 12 giugno 2023 lo speciale sulla morte di Silvio Berlusconi, trasmesso a reti unificate, come nel 2024 e 2025. Sempre a reti unificate viene trasmesso il 21 aprile 2025 il suo speciale sulla morte di Papa Francesco.
Tra le sue pubblicazioni: Il Giorno dopo la guerra, Feltrinelli, 1996; Occhiaie di riguardo, Piemme, 2007; Adiós, Mondadori, 2007; Dietro le quinte, Racconto inserito in Dispacci dal fronte, Reporters sans Frontières, EGA editore, 2007; Le guerre spiegate ai ragazzi, Mondadori, 2012; Il segreto dei marò, Mursia, 2015; Andare per i luoghi del ’68, Il Mulino, 2018; La culla del terrore, Signs Publishing, 2018;
Lettere da un Paese chiuso, Signs Publishing, 2020; Piccole Patrie, Edizioni Biblioteca dell’Immagine, 2020; Balcania, Edizioni Biblioteca dell’Immagine, 2022; Giorni di guerra, Signs Publishing, 2022; Guerra senza fine, Signs Publishing, 2023; Nessuno più canta per strada, Edizioni Biblioteca dell’Immagine, 2023; Vite di confine, Edizioni Biblioteca dell’Immagine, 2024; Cos’è la guerra? I conflitti spiegati ai ragazzi, Igns Publishing, 2024. (giornalistitalia.it)
















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