Il processo per l’aggressione a Daniele Piervincenzi ed all’operatore Edoardo Anselmi

Testata di Ostia: chiesti 8 anni per Spada

Daniele Piervincenzi con il segretario generale aggiunto della Fnsi Carlo Parisi, prima di entrare in tribunale, il 30 marzo scorso a Roma. La Fnsi si è costituita parte civile nel processo per l’aggressione del collega e del suo operatore Edoardo Anselmi.

ROMA – Il pubblico ministero della Procura di Roma, Giovanni Musarò, ha chiesto la condanna a 8 anni e 9 mesi di reclusione per Roberto Spada e il suo guardaspalle Ruben Alvez Del Puerto, autori dell’aggressione del giornalista Daniele Piervincenzi e dell’operatore Edoardo Anselmi avvenuta, il 7 novembre scorso, a Ostia.
Roberto Spada, arrestato due giorni dopo l’aggressione alla troupe inviata dalla trasmissione televisiva Rai “Nemo – Nessuno escluso”, è detenuto nella sezione di massima sicurezza del carcere di Tolmezzo (Udine), mentre Ruben Alvez Del Puerto, 28 anni, è rinchiuso nel carcere a Nuoro. Entrambi rispondono dei reati di lesioni personali e violenza privata aggravate dal metodo mafioso.

La testata con cui Roberto Spada ha rotto il naso a Daniele Piervincenzi

Le immagini dell’episodio, avvenuto il  7 novembre scorso a Ostia, hanno fatto il giro del mondo e sono relative alla testata con la quale Roberto Spada ha rotto il naso al videomaker Daniele Piervincenzi. L’unica “colpa” del giornalista è stata quella di essersi recato, assieme all’operatore Edoardo Anselmi, davanti alla palestra gestita dagli Spada per chiedere a Roberto del suo eventuale sostegno a Casapound nelle elezioni per il Municipio X di Roma.
Stamane in aula, al tribunale di piazzale Clodio, il pubblico ministero Giovanni Musarò ha sottolineato, nella sua requisitoria, che “la testata assestata da Roberto Spada al videomaker Daniele Piervincenzi e le percosse al cameraman Edoardo Anselmi costituiscono un’aggressione plateale e ostentata, lucidamente pianificata per fare una prova della sua forza sul territorio di Ostia”. Spada, insomma, “ha voluto dare un lezione e ai giornalisti e ribadire il suo predominio sul territorio. Da qui la decisione di colpire i due a favore della telecamera”.
Il magistrato evidenzia, infatti, che “Spada, in un primo momento, si mostra disponibile con Piervincenzi perché vuole dimostrare che non ha paura di una telecamera”, ma incalzato dalle domande del giornalista “si accorge che la situazione sta diventando un boomerang e prova a riequilibrare il prestigio del clan con i metodi violenti e tipicamente mafiosi che lui conosce meglio”.

L’arresto di Roberto Spada

“Se avesse inteso solo picchiare Piervincenzi senza fare cosa plateale – ha aggiunto il pm – e cercare un ritorno in termini di prestigio, Spada lo avrebbe aggredito all’interno della palestra, contando sul fido Ruben Alvez. Invece lo fa in strada, davanti a tutti, e soprattutto davanti alla telecamera, in modo plateale e ostentato. D’altronde, cosa c’è di meglio di una telecamera per acquisire quel tipo di prestigio da parte degli Spada?”.
Nel processo, al fianco del collega Daniele Piervincenzi – che non è dipendente della Rai, ma lavora da precario per un’azienda che fornisce servizi esterni al servizio pubblico – si è costituita parte civile la Federazione Nazionale della Stampa Italiana e altrettanto hanno fatto il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti e Libera.(giornalistitalia.it)

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