Gli istituti della categoria s’interrogano su presente e futuro del giornalismo

Subalpina in assemblea: la crisi dell’editoria

Stefano Tallia, Daniele Cerrato e Raffaele Lorusso all’assemblea della Subalpina

TORINO – “Giornalismo in crisi: quali risposte?” è stato il tema dell’assemblea dell’Associazione Stampa Subalpina riunita, oggi a Torino, al Circolo della Stampa Sporting di Corso Agnelli 45. A fare gli onori di casa Stefano Tallia, segretario della Subalpina, che ha ospitato il presidente della Casagit Daniele Cerrato e il segretario generale della Fnsi Raffaele Lorusso.
Assente giustificata Marina Macelloni, presidente dell’Inpgi, impegnata a preparare l’audizione in Commissione parlamentare prevista per domani.
Sul tavolo di deputati e senatori tornerà, infatti, un emendamento in grado di consentire l’iscrizione all’Inpgi dei “comunicatori” che, rappresentando una platea di almeno 14 mila colleghi, sarebbe una boccata d’ossigeno per le casse esauste dell’istituto, costretto a mettere in conto entrate esigui per i pochissimi giornalisti assunti e uscite debordanti per fronteggiare, oltre alle pensioni, un rosario di crisi aziendali. L’iniziativa era già stata presa mesi addietro dal sottosegretario al lavoro, il leghista Claudio Durigon, ma l’alleanza giallo-verde non era riuscita ad esprimersi compattamente.
Adesso, l’emendamento verrebbe riproposto a nome del Governo, quindi con maggiori probabilità di essere approvato. Senza il supporto di qualche migliaio di nuove iscrizioni, infatti, l’Inpgi sarebbe costretta a stringere ulteriormente la cinghia, dovendo fare i conti con bilanci sempre più compromessi. Non che, per il resto, la categoria possa concedersi sonni tranquilli.
La Casagit con un bilancio di un’ottantina di milioni potrebbe chiudere con un utile superiore al milione, ma il risultato, obiettivamente positivo, non consente di dormire tranquilli. «La categoria invecchia – rileva Daniele Cerrato – in dieci anni la media dei soci è aumentata di 11. Gli ingressi avvengono con il contagocce e i pochi che arrivano sono depotenziati da stipendi veramente ridotti al minimo». Anche per la Casagit occorre un’iniezione di forze fresche. «Immaginiamo – esemplifica Cerrato – di dare vita ad una Fondazione e una società di mutuo soccorso”. L’alternativa sarebbe abbassare le serrande. “Gli studi attuariali decretano che, di questo passo, nel 2026 avremmo esaurito il nostro patrimonio».
Quanto al sindacato, i piccoli segnali di ripresa citati da Tallia (30 iscritti in più al sindacato subalpino e qualche contratto nell’on-line) sono ampiamente assorbiti dal contesto editoriale che sembra suonare campane a morto. Per la cronaca, al 31 dicembre 2018, gli iscritti all’Associazione Stampa Subalpina sono 1188, dei quali 734 professionali e 454 collaboratori.
«Gli editori – aggiunge Lorusso – dopo anni in cui hanno presentato un piano di ristrutturazione dopo l’altro, avanzano ulteriori pretese. Nel corso di un’audizione parlamentare in cui si trattava il problema delle edicole, la delegazione Fieg se ne è uscita esprimendo la necessità di “ridurre i costi” e assicurare alle aziende un “cambio generazionale”. Cambio generazionale che, par di capire, vorrebbero realizzare mandando a casa altra gente senza assumere nessuno».
La categoria dei giornalisti si ritrova senza amici e senza alleati. Il passato Governo, secondo Lorusso, ha mantenuto i contratti co.co.co. che, di per sé, sono un via libera allo sfruttamento del lavoro dei colleghi. «Il sottosegretario di Gentiloni, Luca Lotti, non ci ha aiutato, ma i nuovi si stanno muovendo su logiche identiche, dichiarando inammissibili gli emendamenti che ci verrebbero utili».
Il segretario generale Fnsi cita il taglio dei contributi alle testate cartacee e il ritardo con cui onorano gli impegni per l’emittenza minore. Radio Radicale perde il contratto e le dichiarazioni degli uomini di governo sembrerebbero orientati a delegittimare il peso e il valore del giornalismo. «Spacciano per informazione ciò che informazione non è». E anche gli stati generali dell’editoria «pur largamente pubblicizzati, stanno percorrendo la strada contraria cominciando dai risultati finali anziché dalle premesse. Facile che si chiudano con un nulla di fatto o, addirittura, con un danno».
La crisi è del tutto visibile e così evidente da essere, quasi, percepita tattilmente. Tuttavia, salvo un accenno alle esperienze anglo-americane, in grado di uscire dalle tenaglie delle difficoltà, dall’assemblea della Subalpina risposte alla crisi non ne emergono. (giornalistitalia.it)

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