Mohamed Omar Sahal

KISMAYO (Somalia) – Sono due i giornalisti uccisi nell’assalto all’hotel Medina a Kismayo, nella regione del Basso Giuba, nel sud della Somalia. Nel bagno di sangue firmato dagli al-Shebaab, che hanno ucciso almeno 26 persone e ne hanno ferite 56, oltre alla giornalista somalo-canadese Hodan Nalayeh, è stato massacrato anche il somalo Mohamed Omar Sahal, reporter dell’emittente televisiva Sbc Tv di Kismayo che, nel maggio scorso, era stato arrestato dalla polizia somala per aver intervistato i familiari di una bambina di 8 anni, il cui corpo mutilato era stato abbandonato fuori dalla città di Mogadiscio.
L’assalto, cominciato nella notte di venerdì quando un’auto bomba è esplosa all’entrata dell’albergo, molto conosciuto e situato nel centro della città portuale, è durato oltre 12 ore.
La dinamica è quella, purtroppo, vista anche in altre occasioni: prima un kamikaze a bordo di un’auto-bomba si è fatto esplodere al cancello di ingresso, poi un gruppo di almeno cinque uomini, armati fino ai denti, indosso le uniformi della polizia somala, si è fatto largo sparando all’impazzata ed è entrato nell’albergo.
Al Shebaab – dal 2010 collegato ad al-Qaeda e che da più di un decennio tenta di rovesciare il governo somalo per instaurare uno “Stato islamico” di stampo wahabita, governato dalla “sharia” – controlla ancora vaste porzioni di territorio: il gruppo è molto attivo nelle zone rurali ma anche a Mogadiscio, nonostante la forte presenza nella capitale dei peacekeeper dell’Unione Africana e dei militari americani, in loco per addestrare le truppe somale. Ma negli anni recenti il gruppo di estremisti islamici ha perso molte delle sue roccaforti; e da quando, nel 2012, è stato cacciato, oltreché da Mogadiscio, anche da Kismayo, la città portuale era diventata relativamente tranquilla. L’albergo era affollato da uomini politici e d’affari in vista delle prossime elezioni regionali. (giornalistitalia.it)

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