Paladini sul campo, poi dei diritti o in politica: tanti i personaggi nel libro di Valerio Moggia

“Storia popolare del calcio” impegnato nel sociale

Valerio Moggia e il suo libro

NOVARA – Sport e politica che, qualche volta, si intrecciano tra loro. È l’argomento del libro “Storia popolare del calcio” (editore Ultra, 240 pagine, 17 euro) scritto dal giornalista Valerio Moggia.
L’autore, novarese doc, collabora con le riviste “Vice Italia” e “Rivista Undici” e anima un blog personale che, significativamente, ha intitolato: “Pallonate in faccia”.
Il volume passa in rassegna personaggi che popolano gli stadi, ma che si caratterizzano per un impegno sociale importante. Alcuni si occupano di politica dopo aver appeso gli scarpini al chiodo. Altri si muovono in parallelo: giocano e danno testimonianza di impegno sociale.
Qualche esempio? Socrates (che giocò anche a Firenze) per i tifosi brasiliani è un’icona indimenticabile. Dopo aver terminato l’impegno nel calcio si è tuffato in politica, in netta opposizione al regime.

La Nazionale di calcio femminile Parlamentari

Poi Jorge Carrascosa, capitano dell’Argentina, che ha rifiutato di giocare il mondiale del 1978 perché, con la sua presenza, non voleva giustificare le azioni dei generali al governo.
O, ancora, Carlos Caszely, cileno, attaccante della squadra del “Colo-Colo” che ha smesso di prendere a calci il pallone per diventare il paladino, indiscusso, dell’antiregime.
Anche George Weah, attaccante del Milan, una volta lasciati allenamenti, goal e “attenzioni” (non proprio gentili) degli avversari, ha preso la strada della politica. Si è candidato come presidente della Liberia e ha vinto (il 22 gennaio 2018).
Esempi in Italia ed Europa? Romelu Lukaku, bomber dell’Inter, schierato contro il razzismo. E Claudio Marchisio da poco “in pensione” dal calcio, si sta impegnando a difesa delle donne, contro il razzismo e l’omofobia.
Il giovane Marcus Rashford, centrocampista del Manchester United, scende in campo anche per aiutare i giovani afflitti e marginati. Oppure il francese Antoine Griezmann, attaccante del Barcellona, che si schiera contro l’omofobia.
La popolarità conquistata negli stadi può trasformarsi in consenso elettorale: Julio Ricardo Cruz, il centravanti “Jardinero” dell’Inter, è sindaco della città Lomas de Zamora, vicino a Buenos Aires. Kakha Kaladze, ex rossonero del Milan, è sceso in politica: prima ministro dell’Energia e poi sindaco della città di Tiblisi, capitale della Giorgia.
E poi c’è Gianni Rivera, bandiera milanista, deputato e sottosegretario. Certo che non occorre essere campioni, vincere il pallone d’oro, esordire in serie A.

La Nazionale di calcio Parlamentari

Non solo il calcio diventa politica. È anche possibile che la politica si faccia calcio. Esiste una nazionale dei parlamentari con giocatori che, in gioventù, hanno vestito le maglie dei propri paesi, senza raggiungere particolari risultati.
Giuseppe Alveti, per esempio, deputato per l’Ulivo, Gioacchino Alfano del Popolo della libertà o Consiglio Nunziante della Lega. In attacco giocano ministri ed ex ministri come Francesco Boccia e Andrea Orlando.
E, per rispettare le “pari opportunità”, scende in campo anche una nazionale parlamentare femminile con le onorevoli Lia Quartapelle, Veronica Tentori, Simona Malpezzi, Caterina Bini, Barbara Saltamartini, Laura Ciocca, Anna Ascani, Daniela Sbrollini, Fabrizia Giuliani, Lorenza Bonaccorsi, Enza Bruno Bossio, Ilaria Capua, Francesca Bonomo, Paola Binetti, Mara Mucci, Chiara Gribaudo, Gea Sciriò, la senatrice Francesca Puglisi e le europarlamentari Rosa Damato, Elly Schlein, Eleonora Forenza e Lara Comi.
Questa “Storia popolare del calcio” non ha ancora avuto una sua presentazione ufficiale. Il lockdown tiene la gente in casa “ma – dice Valerio Moggia – prima o poi incontrerò il mio pubblico”. (giornalistitalia.it)

 

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