BARI – Cinque giorni senza Gazzetta del Mezzogiorno: i primi tre per uno sciopero dei giornalisti, ai quali se ne aggiungono due proclamati dai poligrafici. Non era mai successo, nei 131 anni e passa di vita del quotidiano di riferimento di Puglia e Basilicata: neppure il 25 luglio, l’8 settembre o la guerra civile ne avevano bloccato le pubblicazioni, non ci riuscì neanche il terremoto che devastò il Sud, ed anche nei momenti più caldi di vertenze nazionali o locali La Gazzetta del Mezzogiorno non era mai stata per così tanti giorni consecutivi assente dalle edicole.

Mimmo Mazza e Pippo Mazzarino

I motivi alla base dei due scioperi sono molto seri e molto gravi: gli amministratori giudiziari nominati dal Tribunale di Catania, che ha posto sotto sequestro tutti i beni e le aziende di Mario Ciancio, proprietario tra l’altro del quotidiano La Sicilia ed azionista di maggioranza assoluta della Gazzetta del Mezzogiorno, non pagano i lavoratori da ormai tre mensilità, mentre hanno destinato tutti i proventi di vendite, pubblicità e diffusione straordinaria come quella del Gazzetta Day del 29 dicembre, che ha visto triplicare le vendite del giornale rispetto al giorno medio, al pagamento dei fornitori.
Non solo: in assenza di prospettive di rilancio, le ipotesi finora affacciate per rilevare la testata sono tutte abbastanza asfittiche e punitive per i giornalisti e, soprattutto, per i poligrafici ed amministrativi.
La Gazzetta rischia davvero. E la cosa è gravissima: non solo per i lavoratori e le loro famiglie; non solo perché ogni volta che si spegne una voce giornalistica siamo tutti meno liberi ed informati e più poveri (anche le testate della concorrenza); ma anche perché la Gazzetta del Mezzogiorno è l’unico quotidiano che copra per intero, riportandone le notizie e rappresentandone voci esigenze ed interessi, due regioni come Puglia e Basilicata.

La sede della Gazzetta del Mezzogiorno a Bari

Possibile che nessuno, nell’imprenditoria locale così come fra le grandi aziende che sul territorio delle due regioni insistono, sia in grado di mettere in piedi una cordata che rilevi l’azienda editoriale e rilanci il giornale, e col giornale lo sviluppo culturale, sociale ed economico di Puglia e Basilicata? Possibile che i governi locali, gli enti locali, le forze politiche, sindacali, economiche non siano in grado di agevolare il formarsi di una simile compagine?
Possibile che davvero si voglia fare il deserto informativo in due regioni così importanti e così già in crisi, ciascuna per differenti motivi, ma entrambe con grandi potenzialità? (giornalistitalia.it)

Giuseppe Mazzarino
(già componente del Comitato di Redazione
della Gazzetta del Mezzogiorno dal 1989 al 2012)

 

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