Dalla gestione delle emozioni al pensiero critico: progetti sulle soft skills entro il 30 aprile

Sfida culturale per la Scuola: oltre il voto il benessere

ROMA – Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha avviato la fase operativa della sperimentazione nazionale dedicata allo sviluppo delle competenze non cognitive nei percorsi scolastici. Con l’Avviso n. 537 del 30 marzo 2026, il Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione ha definito modalità, criteri e tempistiche per la presentazione dei progetti, fissando al 30 aprile 2026 la scadenza per l’invio delle candidature.
L’iniziativa si inserisce nel quadro normativo delineato dalla legge 19 febbraio 2025, n. 22 e dal decreto ministeriale 15 gennaio 2026, n. 6, che introducono in via sperimentale, a partire dall’anno scolastico 2025/2026, l’insegnamento strutturato di competenze trasversali. Tra queste figurano la gestione delle emozioni, le abilità relazionali, la resilienza e il pensiero critico: strumenti ritenuti sempre più centrali per il successo formativo e la crescita personale degli studenti.
Le candidature dovranno essere trasmesse con Pec, utilizzando l’apposito formulario, e corredate dalla firma digitale del dirigente scolastico o del legale rappresentante.

Come saranno valutati i progetti

L’Avviso individua in modo dettagliato i criteri di valutazione, ponendo l’accento sulla qualità progettuale e sull’impatto educativo delle proposte. In particolare, i progetti dovranno esplicitare: obiettivi formativi, attività previste e risultati attesi; destinatari e contesto territoriale di riferimento; competenze non cognitive da sviluppare, con particolare attenzione all’inclusione; metodologie didattiche adottate; ruolo e contributo degli eventuali partner; modalità di integrazione nel curricolo scolastico; strumenti di rilevazione, certificazione e monitoraggio; sistemi di valutazione dell’efficacia.
L’impianto richiesto punta a superare una visione episodica della didattica, favorendo invece un’integrazione stabile delle competenze trasversali nei percorsi educativi.

Contrastare dispersione e povertà educativa

Il ministro Giuseppe Valditara

Tra i principali risultati attesi della sperimentazione figurano il miglioramento del successo scolastico, il rafforzamento del benessere degli studenti e il contrasto a fenomeni come la dispersione e la povertà educativa.
L’introduzione sistematica delle competenze non cognitive rappresenta, in questo senso, un cambio di paradigma: la scuola non è più solo luogo di trasmissione di conoscenze, ma spazio di sviluppo integrale della persona.

Competenze non cognitive: sperimentazione nazionale

Dal quadro normativo agli obiettivi educativi: cosa prevede la riforma che introduce emozioni, relazioni e pensiero critico nei curricoli scolastici? Il Ministero dell’Istruzione e del Merito intende, così, compiere un passaggio attuativo di una riforma più ampia che punta a ridefinire il ruolo della scuola, affiancando alle conoscenze disciplinari lo sviluppo strutturato delle cosiddette soft skills.

Il quadro normativo: cosa prevedono legge e decreto

La sperimentazione trova fondamento in due atti principali: la legge 19 febbraio 2025, n. 22, che introduce il principio dell’educazione alle competenze non cognitive nei percorsi scolastici; il decreto ministeriale 15 gennaio 2026, n. 6, che ne disciplina l’attuazione operativa.
La legge stabilisce che il sistema educativo debba promuovere, accanto alle competenze cognitive, anche abilità personali e sociali, individuate come determinanti per il successo formativo e lavorativo. In particolare, il testo normativo richiama: la capacità di gestire emozioni e stress; lo sviluppo delle competenze relazionali e collaborative; il rafforzamento del pensiero critico e della capacità decisionale; la promozione di autonomia, responsabilità e resilienza.
Il decreto attuativo specifica che tali competenze devono essere integrate nei curricoli “in modo trasversale e progressivo”, evitando di configurarle come disciplina autonoma, ma piuttosto come dimensione educativa diffusa.

Chi può partecipare alla sperimentazione

L’Avviso ministeriale apre la partecipazione a: scuole dell’infanzia e istituzioni del primo e secondo ciclo, statali e paritarie, anche organizzate in rete; centri provinciali per l’istruzione degli adulti (CPIA), sia singolarmente sia in forma associata. È prevista la possibilità di coinvolgere partner qualificati — università, enti di ricerca e organismi di formazione accreditati — con esperienza documentata nell’ambito delle competenze trasversali. Tra i requisiti obbligatori figurano: la delibera del collegio dei docenti; in caso di partecipazione in rete, un accordo formalizzato tra le istituzioni coinvolte (o l’impegno a formalizzarlo).

I contenuti dei progetti: cosa devono prevedere

L’Avviso n. 537 delinea in modo puntuale gli elementi che saranno oggetto di valutazione. I progetti dovranno includere: obiettivi formativi chiari e coerenti; descrizione delle attività e dei risultati attesi; individuazione dei destinatari e analisi del contesto; esplicitazione delle competenze non cognitive da sviluppare; metodologie didattiche innovative e inclusive; eventuale contributo dei partner coinvolti; integrazione strutturata nel curricolo scolastico; strumenti per la rilevazione e certificazione delle competenze; sistemi di monitoraggio e valutazione dell’impatto.
Particolare rilievo viene attribuito alla capacità dei progetti di incidere concretamente sui processi educativi e di evitare interventi frammentari o episodici.

Gli obiettivi strategici: oltre il voto, il benessere

La sperimentazione si inserisce in una strategia più ampia di contrasto a fenomeni strutturali del sistema scolastico italiano. Tra gli obiettivi dichiarati: miglioramento del successo formativo; riduzione della dispersione scolastica; contrasto alla povertà educativa; promozione del benessere psicologico degli studenti.
L’impostazione normativa riflette un cambio di paradigma: la scuola viene sempre più concepita come luogo di sviluppo integrale della persona, dove le competenze emotive e sociali assumono un ruolo complementare rispetto ai saperi disciplinari.

Una sfida culturale prima che didattica

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Al di là degli aspetti tecnici, la sperimentazione rappresenta una sfida culturale significativa per il sistema scolastico italiano. Integrare stabilmente le competenze non cognitive significa ripensare metodologie, valutazione e ruolo docente.
Resta ora da verificare se le scuole riusciranno, nei tempi ristretti previsti, a tradurre le indicazioni normative in progettualità solide e realmente innovative. (giornalistitalia.it)

Serena Maffia

 

 

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