Odg Lazio: 2000 “cartellini rossi” con nomi illustri. E l’Inpgi dovrebbe restituire i contributi

Senza Pec? Il giornalista sospeso non può lavorare

ROMA – Se la notizia fosse vera sarebbe una bomba vera e propria. Da fonti molto attendibili Giornalistitalia.it è venuto in possesso di un elenco di giornalisti, sia professionisti che pubblicisti, che l’Ordine del Lazio avrebbe sospeso a partire da oggi, 1° ottobre 2021, perché giornalisti sprovvisti della Pec necessaria e richiesta dall’Ordine per il rinnovo dei propri organismi direttivi.

Pino Nano

Tra due settimane i giornalisti italiani saranno chiamati al voto e per 613 giornalisti professionisti romani non sarà possibile votare. Ma non sarà possibile votare neanche per 1309 giornalisti pubblicisti. Se fosse tutto vero saremmo, dunque, in presenza di un Ordine regionale che sospende alla vigilia di una importantissima tornata elettorale come questa 2000 giornalisti regolarmente iscritti all’Albo dei Giornalisti del Lazio. Diciamo subito che la decisione presa dal Consiglio Regionale del Lazio è sotto il profilo giuridico assolutamente corretta e legittima.
La domanda che, però, ci viene spontanea e naturale è la seguente: ma non si poteva pensare di risolvere il problema nei mesi scorsi, prima dell’estate, quando già si sapeva che si sarebbe dovuto votare per il rinnovo dei Consigli regionali e nazionale dell’Ordine e dare così il tempo ai colleghi senza Pec di correre ai ripari?
Attenzione. Nella stragrande maggioranza dei casi non si tratta di giornalisti morosi, ma di giornalisti che hanno regolarmente pagato le quote dell’Ordine, e che – ironia della sorte – hanno pagato anche la Pec al momento del rinnovo della quota di iscrizione all’Ordine per l’anno 2021, e che probabilmente si sono dimenticati di trasmettere la propria Pec all’Ordine di appartenenza.
Se ci si fosse preoccupati in tempo, oggi forse non dovremmo leggere i nomi che troviamo in questi elenchi. In moltissimi casi si tratta di colleghi giornalisti ai vertici di testate giornalistiche importanti, direttori di Tg, vicedirettori, capiredattori centrali, inviati speciali, notisti politici, commentatori e analisti di primo piano delle reti Tv più prestigiose d’Italia, ma anche direttori di reti televisive Rai importanti e persino qualche senatore della Repubblica.
Abbiamo deciso di non fare nomi perché di certo rischieremmo di dimenticare qualcuno, e sarebbe scortese nei riguardi di tutti gli altri, ma se ognuno di voi avesse tempo e voglia di scorrere questi elenchi ufficiali che circolano ormai dappertutto si renderebbe conto di essere stato magari inserito a sua insaputa in un elenco che oggi li esclude completamente dal diritto al voto. E che quindi deve correre ai ripari. Naturalmente non è mai troppo tardi.
Lo ricordiamo a noi stessi, sul sito del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti italiani troviamo, infatti, ancora oggi scritto testualmente quanto segue: «Chi non dichiara il proprio domicilio digitale all’Ordine di appartenenza rischia di essere sospeso fino alla comunicazione dell’indirizzo Pec. È entrata in vigore il 15 settembre 2020 la Legge n. 120/2020 che ha convertito il Dl in tema di misure urgenti per la semplificazione e l’innovazione digitale (Decreto Legge n. 76/2020) con cui è stata introdotta la sanzione della sospensione anche per i giornalisti sforniti di un indirizzo di posta elettronica certificata».
Gli iscritti dovranno, pertanto, attivare una Pec e comunicare l’indirizzo all’Ordine regionale di appartenenza. Nel caso in cui ciò non avvenga l’Ordine procederà all’invio di una diffida ad adempiere entro 30 giorni. La mancata ottemperanza alla diffida comporterà la sospensione dall’Albo fino alla comunicazione dell’indirizzo di Pec. Il provvedimento è adottato dal Consiglio regionale – e non dal Consiglio di disciplina territoriale – trattandosi di una competenza amministrativa.
Se il testo qui riportato è corretto, allora vuol dire che ogni collega giornalista oggi sospeso rimarrà “fuori” dall’Ordine fino a quando non avrà comunicato la propria Pec?
Questo cosa significa? Che se oggi, 2 ottobre 2021, i 2000 colleghi sospesi dovessero comunicare la propria Pec all’Ordine del Lazio tornerà per loro tutto normale?
Potranno, quindi, votare per il rinnovo del proprio Consiglio regionale dell’Ordine e quindi del Consiglio Nazionale? O non potranno più farlo per questa tornata? Forse sarebbe utile e urgente che il Presidente del Consiglio nazionale, in questo momento così delicato e complesso per la vita dell’Ordine dei giornalisti, chiarisse come risolvere il problema. Non nell’interesse di chissà quale cordata o corrente, ma nell’interesse esclusivo di 2000 colleghi che, se sospesi dall’Ordine, per legge in teoria non potrebbero neanche esercitare la propria professione.
Questi colleghi forse andrebbero contattati al più presto soprattutto perché potrebbero ignorare che, oltre a non votare, non possono più lavorare finché non regolarizzano la loro posizione con la Pec e con l’Ordine del Lazio. Paradossalmente l’Inpgi 1 non può più incassare i loro contributi previdenziali e deve anzi restituirli all’azienda da cui dipendono.
Da non sottovalutare, infine, un dettaglio di grande interesse “giurisprudenziale”, perché secondo autorevoli esperti della materia da noi contattati l’Ordine del Lazio, se non avesse avuto questi 613 giornalisti professionisti “sospesi”, avrebbe avuto pieno diritto ad un ottavo consigliere nazionale, avendone oggi perso uno rispetto al passato. Questo evidentemente rischia di condizionare il risultato finale delle elezioni, ma questi sono problemi che andranno affrontati e risolti nelle sedi più opportune.
La Pec, lo ricordiamo, per i colleghi romani tutti va comunicata a questi indirizzi: odglazio@cert.odg.roma.it; segreteriaodglazio@cert.odg.roma.it. Ad ognuno di loro, soprattutto a quelli inseriti negli elenchi dei giornalisti sospesi dall’Ordine, il consiglio è questo: affrettatevi a comunicare la vostra Pec all’Ordine. (giornalistitalia.it)

Pino Nano

 

 

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