Raffaele Lorusso, segretario generale Fnsi (Foto Giornalisti Italia)

ROMA – “L’attacco ai giornalisti del gruppo Gedi è solo l’ultimo episodio di una serie di attacchi alla libertà di informazione che tradisce il vero obiettivo di questa campagna: indebolire l’articolo 21 e tutti i valori contenuti nella prima parte della Costituzione. Un attacco da respingere con forza, tutti insieme”. Con queste parole il segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso, ha aperto la conferenza stampa convocata, nella sala azzurra della Fnsi a Roma, dopo le polemiche innescate dall’anatema del vice presidente del Consiglio e ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, contro la Repubblica e l’Espresso.
Lorusso ha denunciato che “in Italia, come negli Usa, in Turchia, Ungheria e in altri Paesi del mondo, il potere politico vuole abolire i corpi intermedi, annichilire il dissenso e il pensiero critico, rendere i cittadini sempre più sudditi. In sintesi: chi, come Di Maio, attacca i giornali lo fa per smantellare la democrazia liberale e trasformarla in qualcosa che non è democrazia, perché illiberale e autoritaria. E anche gli attacchi all’Ordine dei giornalisti vanno letti in questa ottica”.
Minacce di abrogare ’Ordine, minacce di tagliare i contributi all’editoria (che sostengono le cooperative editoriali e le pubblicazioni no-profit), minacce di togliere ai giornali la pubblicità delle aziende partecipate, nessun provvedimento contro il precariato nel settore del giornalismo, critiche addirittura al sistema degli ammortizzatori sociali nel settore dell’editoria: “Tutti tasselli – sostiene Lorusso – che compongono lo schema di un attacco all’informazione e alla democrazia che sulla stampa libera si regge. Dobbiamo reagire a questa situazione con forza e compatti”.
“È in atto – ha detto ancora Lorusso – un attacco sconsiderato al mondo dell’informazione. Ma noi diciamo: giù le mani dall’informazione e dall’art 21 della Costituzione. La storia è ormai chiara, si vogliono togliere i corpo intermedi perché scomodi. Come accade negli Stati Uniti, anche in Italia nel mirino di chi governa ci sono i giornalisti. L’avvertimento è chiaro: state attenti, vi togliamo di mezzo. Dicono di togliere la pubblicità delle aziende pubbliche, ma si sappia che queste valgono solo l’1,5% della pubblicità totale, ovvero 9,5 milioni per tutti i quotidiani. Poi l’attacco ai contratti di solidarietà e ai
prepensionamenti, strumenti previsto nella legge sulla stampa”.
“È chiaro – afferma il segretario della Fnsi – che siamo di fronte ad uno schema ben preciso: togliere di mezzo stampa e impedirle di fare il proprio. Ma i giornalisti adesso reagiscono e dicono basta. Quando siamo convocati non per una conferenza stampa, bensì per registrare le «dichiarazioni stampa», dobbiamo prendere l’abitudine di alzarci e andare via. Stessa cosa per i video diffusi via social”.
Sottolineando che “la categoria sarà rumorosa e unitaria”, Lorusso ricorda che “ad agosto negli Usa, 320 testate hanno pubblicato un comunicato in cui hanno preso le distanza dagli attacchi di Trump. Faremo una manifestazione pubblica nella quale metteremo al centro il valore dell’informazione, la difesa della Costituzione. Oggi, si sta tentando di delegittimare la Carta per aprire percorsi che nulla hanno a che fare con la storia di questo paese”. (giornalistitalia.it)

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