San Marino

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Pietro Masiello

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SAN MARINO  – Qual è l’errore peggiore che può fare un giornalista? “Non scrivere quello che vede e non dire quello che pensa”, sostiene Massimo Fini.
Nel mondo dell’informazione della Serenissima Repubblica di San Marino, uno sport molto diffuso è quello di non indicare negli articoli nomi, cognomi e situazioni sui fatti che accadono, rendendoli così comprensibili spesso solo agli addetti ai lavori.
Si comincia con il direttore generale di Rtv, Carlo Romeo, che, in replica al Consiglio Giudiziario, dichiara: “dispiace un po’ che si trovino notizie su giornali e siti prima ancora che il provvedimento venga firmato dal magistrato, tanto per fare un esempio recente”. “Abbiamo, infatti, visto giornali (quali giornali?) – prosegue il Dg – che hanno messo in vendita ordinanze senza alcun tipo di intervento da parte dei palazzi”.
Era proprio impossibile indicare i nomi delle testate e i nomi delle persone coinvolte?
Continuiamo con la redazione del Giornale.SM, che si autoelogia per non aver ceduto ai ricatti con la pubblicazione degli articoli riguardanti il processo e la sentenza a Pietro Berti per molestie sessuali: quali ricatti e da parte di chi?
Ma al balletto dei convitati di pietra si unisce anche il Consiglio Giudiziario che, al di là del comprensibile richiamo generico, parla di “alcuni articoli pubblicati dai media riguardanti piccole parti delle deposizioni degli organi ausiliari del giudice nella fase inquirente…”: quali articoli e di quali testate non è dato sapere.
Da tutto questo si potrebbe dedurre come il giornalismo sammarinese sia diventato strumento per lanciare messaggi a moglie perché suocera intenda.
Tanto che viene da chiedersi: viviamo nella Repubblica degli Innominabili? In un Paese dove, più che il silenzio della informazione, sono le mezze verità ad essere peggiori delle menzogne?

Pietro Masiello

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