Nei programmi elettorali solo pochi e confusi accenni all’editoria e alla professione

San Marino, chi ha a cuore le sorti della stampa?

San Marino, il Palazzo Pubblico in Piazza della Libertà

SAN MARINO – Cosa sono i programmi elettorali: utili piattaforme programmatiche per le elezioni future o un microcosmo di promesse elettorali contenute in un numero poderoso di pagine, tanto lunghe, quanto, spesso inutili in quanto inattendibili, dato che, come dicono in tanti “una volta eletti quelli faranno tutt’altro”?
Andando oltre questo dubbio peregrino, ho provato a visionare cosa i programmi dei vari partiti sammarinesi, prevedano per la stampa e l’informazione nelle rispettive piattaforme programmatiche, alla luce anche di una situazione drammatica che gli operatori dell’informazione vivono a causa della legge 5 dicembre 2014 n. 211, meglio nota come Legge in materia di editoria e di professione degli operatori dell’informazione, norma pasticciata, nata difettosa e dai numerosi aspetti da riformare con urgenza cosi come segnalato anche da enti sovranazionali, criticità, di cui da tempo la Consulta per l’Informazione di San Marino sollecita cambiamenti nei suoi aspetti più assurdi e anacronistici.
Cosa prevedono i programmi delle forze politiche per quanto riguarda la stampa? Poco e niente è la risposta sintetica, tranne tre eccezioni neanche molto significative, vediamole nel dettaglio:
Nel programma elettorale della coalizione Domani in Movimento, si trovano due vaghi accenni uno, a pag. 11, ove si legge “…Le telecomunicazioni Lo sviluppo delle telecomunicazioni è fondamentale per raggiungere l’obiettivo di una comunità dell’informazione, quindi meritano un progetto lungimirante che tenga conto anche dei potenziali risvolti economici in favore della Repubblica. È necessario orientare la televisione di Stato al fine di avere maggiori spazi per la cultura e per i servizi ai cittadini.”; continuando nella lettura si legge a pag. 16 “...Bisogna realizzare una informazione libera e pluralista”. Intento nobile e condivisibile, peccato che non si capisca in che modo, detta così sa solo di vuoto slogan elettorale. 
L’ultimo cenno,  anche se un po’ lontano dai temi della stampa e della informazione si trova  pag. 7 del programma del partito politico Elego ove con riferimento al buon funzionamento del tribunale, si riporta : “…Inoltre è necessario contrastare la fuori uscita di atti istruttori, intercettazioni o stralci di intercettazioni. Sarebbe utile prevedere una figura interna responsabile e incaricata di tenere rapporti con la stampa”.
È del tutto palese la scarsa attenzione e presa che i temi dell’informazione, hanno sull’agenda della classe politica in senso lato, ma, forse è meglio cosi, visti i risultati prodotti con la citata legge dell’editoria n. 5 dicembre 2014 n. 211, quindi nel dubbio è meglio seguire il consiglio di Indro Montanelli che, riferendosi all’Italia, sosteneva che “In Italia è meglio non cambiare mai nulla perché si finisce sempre per cambiare in peggio”. (pietro masiello/giornalistitalia.it)

                                                                             

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