Massimo Bray

TORINO – Sembra che non ci sia pace per il “Salone del Libro” di Torino. La kermesse letteraria gode del credito del pubblico e di recensioni super-favorevoli, ma non riesce a dotarsi di una dirigenza capace di assicurare quella continuità, indispensabile per programmare eventi di dimensione internazionale.
Massimo Bray, che aveva presieduto il consiglio di amministrazione dell’ultima edizione, si è dimesso. Nella lettera, inviata a Municipio e Regione Piemonte, fa riferimento a “motivi strettamente personali” legati, probabilmente, all’accumularsi di impegni professionali. Bray (che è stato ministro dei Beni Culturali nel governo di Enrico Letta) è anche presidente della Treccani e dividersi fra Roma e Torino non sembrerebbe possibile.
Di questa rinuncia, si rammaricano il presidente della Regione Chiamparino, l’assessore all’istruzione Parigi e il direttore del Salone Nicola Lagioia. Ma, al di là delle formule di rito, traspaiono le difficoltà che riguardano il futuro del Salone.
Con un vertice decapitato, come proseguire nella programmazione degli eventi? In questi ultimi mesi, per una serie di difficoltà, la direzione ha dovuto procedere a vista, in condizione di sempre rinnovate emergenze. Ma per quanto tempo è possibile continuare così?
I guai “politici” si sommano ai guai “amministrativi”. La Fondazione del Libro, titolare dei marchi e del logo, gravata da debiti, è in liquidazione. Il commissario dovrebbe (si dice entro qualche settimana) mettere all’asta tutti gli asset che finirebbero al migliore offerente.
Non è escluso che il Salone del Libro si trovi senza il logo che gli ha assicurato il successo per vent’anni. In questo caso l’edizione 2019 dovrebbe trovarsi un altro marchio che finirebbe per tradursi comunque in un handicap.
L’edizione di quest’anno – 2018 – ha registrato un successo che, tenuto conto delle difficoltà, è andato ben oltre le aspettative. Il marketing ha funzionato a dovere, gli editori hanno accettato di allestire i loro stand e il pubblico ha premiato l’iniziativa con un concorso significativo. Ma domani? (giornalistitalia.it)

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