Il suo libro è un pellegrinaggio noir affollato di personaggi al limite dell’improbabile

Roberto Barbolini, giornalista a caccia di vampiri

Roberto Barbolini

Roberto Barbolini

ROMA – Un cronista a caccia di fantasmi. Pardòn, di vampiri. Roberto Barbolini, 66 anni, giornalista modenese, si è formano nella redazione di Montanelli. Poi ha lavorato per Panorama come critico teatrale e, attualmente, scrive per il Quotidiano Nazionale.
Questa volta, lontano dagli spettacoli e dalle recensioni, ha deciso di prendere la valigia e consumare le scarpe in cerca di storie inconsuete e di leggende macabre. È andato a caccia di fantasmi e “Vampiri conosciuti di persona” è il titolo del suo libro, pubblicato nella collana “i Delfini” dell’editrice milanese “La nave di Teseo”.
Protagonisti dei suoi racconti, questi essere succhia-sangue che popolano l’Ungheria e che, propagandosi, arrivano fino a casa sua, sull’Appennino modenese.
Il tour, infatti, comincia in Transilvania – a Sighisoara – patria di Dracula, il personaggio di gran lunga più famoso e il vampiro più accreditato.
Quello di Barbolini è un pellegrinaggio noir lungo il filo del brivido e della paura per incontrare personaggi bizzarri, al limite dell’improbabile e addirittura fantascientifico.
Incontra un filosofo che – bizzarria dell’esistenzialismo positivo – sceglie in moglie una donna-facchino, specializzata nell’alzare e trascinare valigie. Poi il gatto nero, murato vivo da Edgar Allan Poe, reincarnatosi in un introvabile violino “Stradivari” che sinistramente incombe tra le mura domestiche. O anche il barbiere che utilizzava un rasoio vero per tagliare i peli e un altro immaginifico che serviva per fare il contropelo al mondo intero con battute fulminanti. Un itinerario brioso e melanconico, divertente e terribile. Un accenno a Hitler, al calciatore Puskas e al “dottor morte”.
Libro BarboliniMa perché i vampiri ci attirano? “Voleva essere un libro di bilanci – commenta l’autore – una specie di testamento, concepito come un romanzo di viaggi diviso in tre parti. La prima è il resoconto reale di un viaggio che ho fatto in Transilvania per una conferenza su Dracula. La seconda parte del libro è un viaggio tra episodi del passato coi quali volevo misurarmi”.
“Infine, la terza (aggiunta dopo una fortunatamente risolta disavventura cardiaca), – spiega Barbolini – riguarda me stesso, precipitato personalmente dentro una storia in cui ho finito per provare quello che sentono i personaggi nel momento in cui l’autore li fa morire o ammalare gravemente”.
Il risultato è un “romanzo per frammenti” in cui un io narrante, trasparentemente autobiografico, unisce il tutto in un capitolo conclusivo, non preordinato ma imposto dal destino.
Barbolini, definito a suo tempo da Cesare Garboli “un Fellini della scrittura”, è giornalista che ama gli equilibrismi linguistici e i virtuosismi sintattici ma si compiace anche di humour satirico e di piglio ironico.
Questo romanzo-racconto sui vampiri è stato preceduto da “L’uovo di Colombo”, “Provaci ancora, Radetzki”, “Ricette di famiglia”. (giornalistitalia.it)

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