The King of Paparazzi ricorda il collega delle notti romane della Dolce Vita scomparso

Rino Barillari: “Il mio amico Umberto Pizzi”

Umberto Pizzi e Rino Barillari

ROMA – «Una notte eravamo insieme sulle tracce di Aristotele Onassis. Finimmo in un locale e ci prendemmo una raffica di champagne addosso. Ce lo tirò contro con un bicchiere. Fu una scena incredibile, ma quello era il nostro lavoro: stare lì, inseguire il personaggio, prendere la foto ad ogni costo.

Rino Barillari

Alla fine quello champagne ce lo gustammo insieme, era veramente molto buono. Si rischiava insieme, e insieme ricordo ci si divertiva, c’era adrenalina vera nella vita che facevamo. Con Umberto si girava in macchina, in taxi, a piedi, ovunque ci fosse una notizia o una foto da fare. Seguivamo i personaggi per giorni pur di trovare lo scatto giusto. Una vita per strada, e insieme».
Rino Barillari, il Re dei Paparazzi, l’ultimo imperatore di questa razza indimenticabile e straordinaria dei fotografi di strada, ricorda così l’amico e fotoreporter come lui, Umberto Pizzi, sorridendo «perché cosi lui avrebbe fatto se al suo posto fosse toccato prima a me».
Fotografo della mondanità e delle notti romane, paparazzo della Dolce Vita, Umberto Pizzi, se ne è andato quasi in silenzio in questa sua Roma che tanto lo adorava, senza avvertire nessuno, alla soglia degli 89 anni che avrebbe compiuto il prossimo 7 ottobre.

Umberto Pizzi con Muhammad Ali

«Ma Umberto Pizzi – sottolinea The King of Paparazzi – non ha fotografato solo i divi di Hollywood, da Elizabeth Taylor a Richard Burton, o da Marcello Mastroianni a Sophia Loren. Era anche molto altro. Tra due settimane io e Saverio Ferragina lo ricorderemo a Roma insieme a Don Felice Riva. Con la sua scomparsa il giornalismo italiano perde uno dei testimoni più riconoscibili della vita pubblica, culturale e mondana di Roma».
Con la sua macchina fotografica Umberto Pizzi è stato anche cronista di guerra e fotoreporter del “potere”, dalla discesa in campo di Berlusconi alla foto di Enrico Berlinguer circondato da operai in pausa pranzo, ai vizi e costumi della società italiana e in particolare dell’aristocrazia romana. È stato anche tra i primi fotografi ad arrivare in via Fani il 16 marzo 1978, il giorno del rapimento di Aldo Moro e della strage della sua scorta.

Rino Barillari

«Ognuno di noi – ricorda Rino Barillari – cercava di arrivare prima degli altri, certo, ma tra di noi c’era grande rispetto. E con Umberto sapevamo perfettamente fin dove poteva spingersi l’altro. Finito il servizio, si tornava amici come prima. Ci si vedeva, si andava a cena insieme. Anzi, spesso litigavamo per decidere chi dovesse pagare il conto. Pizzi era un collega brillante, ma soprattutto un amico sincero. Eravamo come una famiglia. Abbiamo vissuto insieme non solo la Dolce Vita, ma anche la cronaca, i tumulti di piazza, gli anni difficili. Di lui mi faceva sempre ridere una cosa: quando lo vedevo arrivare con la cravatta capivo subito che c’era un personaggio importante in giro. L’ultimo contatto risale a pochi mesi fa. Non stava bene, ma quando ho compiuto 81 anni mi ha chiamato per farmi gli auguri. Mi disse una cosa semplice: “Tieni duro”. È l’ultimo ricordo che ho di lui».

Umberto Pizzi con Marcello Mastroianni

Umberto Pizzi aveva cominciato giovanissimo come fotoreporter della Fao in Medio Oriente, in Iran, Iraq, Turchia, Siria e Giordania, partendo da Zagarolo, il paesino alle porte di Roma dove era nato il 7 ottobre 1937, e con il suo sguardo inconfondibile è diventato poi testimone dell’immaginario collettivo.
Le sue foto più iconiche sono finite sulle prime pagine dei grandi giornali italiani e stranieri, Time, People Magazine e Sunday Express Magazine e fino all’ultimo – aggiunge ancora Rino Barillari – è salito sul suo scooter con la macchina fotografica al collo. I suoi scatti, spesso caratterizzati da uno sguardo ironico e attento ai dettagli, hanno contribuito a costruire l’immaginario della Roma dei salotti, delle feste e degli eventi esclusivi. Negli ultimi anni aveva raggiunto una popolarità ancora più ampia proprio grazie alle immagini pubblicate nella rubrica “Cafonal” di Dagospia, divenuta un osservatorio privilegiato sui protagonisti della mondanità e del potere romano.

Umberto Pizzi

«È stato un professionista inimitabile – sottolinea il sottosegretario alla Cultura, Lucia Borgonzoni – da cui spero le nuove generazioni imparino la passione per un lavoro che non è solo saper scattare una foto, ma cogliere un attimo e consegnarlo alla storia». «Ha raccontato l’Italia senza filtri», aggiunge la presidente dei deputati di Italia Viva – Casa Riformista, Maria Elena Boschi. Per il presidente del Senato, Ignazio La Russa, «dalla Dolce Vita fino ai giorni nostri, Pizzi ha attraversato usi, costumi e generazioni, consegnandoci attraverso le sue fotografie un patrimonio di immagini diventato parte della memoria collettiva del nostro Paese».
Una docuserie di Rai Cultura in quattro puntate, “Profumo di Pizzi”, andata in onda proprio quest’anno, tra aprile e settembre scorso su Rai5, ha raccontato la sua vita e ha ripercorso 60 anni di storia italiana attraverso l’enorme archivio di foto che ci ha lasciato. I fuori scena, i racconti lunghi ed estesi di tanti episodi che hanno caratterizzato la sua attività professionale.

Umberto Pizzi con Massimo Ranieri

Un viaggio che documenta anche il lavoro preparatorio, le telefonate per organizzare le riprese, le discussioni al montaggio per dare di lui l’immagine più completa possibile.
Il lungo racconto di Rai Cultura partiva proprio da “La Dolce Vita” con le grandi storie d’amore, come quella tra Liz Taylor e Richard Burton, fino ad arrivare a quelle degli anni Ottanta e Novanta. La terza puntata di questo racconto televisivo – forse è la più fedele, che la Rai gli ha appena dedicato – parte dal 1994, quando Pizzi viene chiamato per fare delle fotografie al Gilda a una festa in onore di Gabriella Pescucci, la celebre costumista che proprio quell’anno aveva vinto l’Oscar per i costumi del film “L’età dell’innocenza” di Martin Scorsese.
Nel docufilm di Rai Cultura ci sono molti dei protagonisti di quella stagione appena conclusa, da Vittorio Gassman ad Alberto Sordi, il grande cinema italiano, una festa dal sapore antico e un po’ nostalgico.

Umberto Pizzi

Dall’altra parte del grande locale, però, sta succedendo qualcos’altro e Pizzi ne viene inevitabilmente attratto: c’è una festa di quelli che si potrebbero definire i nuovi padroni, pieni di entusiasmo e spavalderia per il potere appena conquistato. C’è una gran cagnara, una gran voglia di divertirsi e di ostentare, che contrasta con la compostezza della vicina festa della Pescucci.

Umberto Pizzi

Ecco che allora Pizzi, con la sua immancabile macchina fotografica a rullino, cattura quel momento e cristallizza il passaggio di consegne da un’epoca all’altra. È questo per Umberto Pizzi, «per la sua memoria estesa ma selettiva» –precisano gli autori del film – il vero spartiacque. Da quel giorno per il suo occhio e quindi per le fotografie che produrrà, nulla sarà come prima.
Da qui nasce l’intuizione di “Stracafonal”, che tanto successo gli ha portato. Un racconto bulimico, fatto di grandi feste dove tutti vogliono apparire ed essere fotografati, come ne “La Grande Bellezza”, mirabilmente rappresentata da Paolo Sorrentino. Feste dove tutto è possibile, anche gli incroci sociali più impensabili, nobili e politici, attori e giornalisti, fino ad arrivare al presenzialismo social degli ultimi anni.
Pizzi è sempre lì a raccontare per immagini questo mondo impazzito, fatto di eccesso e cafoneria e il suo occhio riesce, come sempre, a cogliere l’anima profonda delle persone, anche quelle che, all’apparenza, sembrano inutilmente superficiali.

Umberto Pizzi con Nino Manfredi

Perché Pizzi, anche in questo capitolo finale, corale e di felliniana memoria, indaga, scruta, scava, senza fare sconti a nessuno. Giornalisti, aristocratici, frequentatori di locali e organizzatori di serate, politici della storia passata. L’ultima puntata di “Profumo di Pizzi”, andata in onda venerdì 4 settembre scorso alle 23.35 su Rai 5, raccoglie tutte le testimonianze, nella versione estesa e colloquiale, degli altri protagonisti del racconto del fotoreporter. Tra questi Filippo Ceccarelli, Maurizio Caprara, il principe Guglielmo Giovanelli, la contessa Marisela Federici, Davide Bornigia, ideatore e proprietario di locali storici come il Gilda, e Paolo Cirino Pomicino.

Umberto Pizzi con Sophia Loren

Per chi volesse rivedere questo bel docufilm di Rai Cultura l’appuntamento è sempre a Roma in Piazza Cavour il prossimo 7 Ottobre al Cinema Adriano, alle ore 18. Come dire? Per sua espressa volontà, i funerali di Umberto Pizzi si sono svolti in forma strettamente privata. Ci sono momenti e immagini che alla fine ti rendono immortale. (giornalistitalia.it)

Pino Nano

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