Nell’agenda delle questioni deontologiche subito compiti e mansioni nella professione

Quel frullato che nuoce gravemente al giornalismo

Giuseppe Mazzarino, componente del Gruppo di lavoro “Deontologia” del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti

ROMA – Il medico (con rarissime e ben individuate eccezioni), l’avvocato e il giornalista sono professionisti a 360 gradi: ovvero possono esercitare in tutte le branche delle loro rispettive professioni.
Però che cosa pensereste di un direttore sanitario che mettesse un dietologo ad eseguire operazioni di cardiochirurgia, uno psichiatra ad occuparsi di fratture, un chirurgo plastico ad occuparsi di virologia ed epidemiologia?
Del pari, in uno studio legale associato, vi fidereste di chi dovesse affidare ad un esperto tributarista una causa penale per strage, e viceversa ad un affermato penalista una causa presso il Tar o ad un divorzista una controversia di diritto sportivo?
Che cosa dovremmo pensare, allora, di un direttore o di un redattore capo di giornale o, più spesso, di tv privata, che spedisca indifferentemente cronisti sportivi a seguire processi penali, cronisti politici o amministrativi a seguire eventi sportivi, cronisti parlamentari ad occuparsi di casi cronaca nera e via seguitando, con chi oggi segue eventi di spettacolo e domani verrà proiettato in corte d’assise d’appello, oggi segue gli eventi culturali e domani dovrà dedicarsi al calcio e al nuoto, oggi segue il Comune e domani dovrà occuparsi di sagre della frisella o del processo a ladro di ciliegie, in un indigeribile frullato di competenze che trasforma tutti i giornalisti in praticoni superficiali, distrugge le loro specializzazioni, faticosamente acquisite sul campo, facendo crollare peraltro la credibilità stessa, tanto dei giornalisti (causando loro un formidabile danno professionale e di reputazione) quanto della testata stessa?
Di questo problema i giornalisti, tutti, dovrebbero occuparsi con analisi approfondite perché questo tipo di “utilizzazione” dei colleghi deve essere disincentivato. Pertanto, nelle nostre analisi deontologiche se ne dovrà discutere. Per poi adottare provvedimenti conseguenti. Perché col frullato, col giornalista tuttofare, quindi in realtà buono a nulla, si lede il decoro della professione intera, oltre a ledere dignità e professionalità del singolo giornalista. (giornalistitalia.it)

Giuseppe Mazzarino

Un commento

  1. Mariella Colonna

    Ciao Giuseppe, hai centrato un fenomeno che, con la carenza di organico delle redazioni, non diminuirà nei prossimi anni. Ahimè 😩

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