WASHINGTON (Usa) — «Le autorità del Qatar dovrebbero riconsiderare le implicazioni di un emendamento alla legge sulla criminalità informatica del Paese, che potrebbe essere utilizzato per perseguire giornalisti, fotoreporter e blogger per aver svolto il loro lavoro».
Lo afferma il Comitato per la protezione dei giornalisti (Cpj) denunciando che il 4 agosto scorso, l’emiro del Qatar, lo sceicco Tamim bin Hamad Al-Thani, ha approvato un emendamento alla legge sulla criminalità informatica del 2014, che aggiunge una nuova disposizione che criminalizza la pubblicazione o la circolazione di foto o video di individui in luoghi pubblici senza il loro consenso. Le violazioni sono punibili con una pena detentiva fino a un anno, una multa fino a 100.000 riyal del Qatar (circa 27.500 dollari) o entrambe.
«Sebbene gli emendamenti siano stati formulati come una misura per proteggere la privacy individuale, il linguaggio vago e eccessivamente ampio rappresenta una seria minaccia alla libertà di stampa», rileva Sara Qudah, direttore del programma Medio Oriente e Nord Africa del Cpj, sottolineando che «criminalizzare la pubblicazione di immagini scattate in spazi pubblici rischia di mettere a tacere i giornalisti e di compromettere la loro capacità di riferire su questioni di interesse pubblico».
Le autorità del Qatar hanno già utilizzato la legge sulla criminalità informatica per sopprimere notizie critiche. Nel maggio 2021, il blogger Malcolm Bidali è stato fatto sparire forzatamente e successivamente accusato ai sensi della legge sulla criminalità informatica di diffusione di notizie false. Gli è stato, infine, permesso di lasciare il Paese dopo aver pagato una multa considerevole per il suo reportage sui diritti dei migranti.
Il Cpj ha scritto all’ambasciata del Qatar a Washington per chiedere come le autorità del Qatar intendono mitigare i rischi che le nuove modifiche alla legge sulla criminalità informatica pongono alla libertà di stampa, ma non ha ricevuto risposta. (giornalistitalia.it)






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