XVII edizione a Chiappucci, Conti e Iseppi. Consegna il 5 settembre a Forte dei Marmi

Premio Vincenzo Torriani per chi ama il ciclismo

Premio TorrianiFORTE DEI MARMI (Lucca) – Giunto alla XVII edizione, è in programma venerdì 5 settembre, alle 18.30 alla Capannina di Forte dei Marmi (ingresso libero), il Premio Internazionale Vincenzo Torriani “Per chi ama il ciclismo e lo fa vivere”. I vincitori di quest’anno sono Claudio Chiappucci, Beppe Conti e Franco Iseppi. Ai tre premiati verrà consegnato il trofeo opera dello scultore Domenico Greco, figura stilizzata in bronzo che rappresenta un corridore in azione. Durante la serata sarà, inoltre, assegnato il premio “Cuore d’Argento – Memorial Aldo De Martino” a Sergio Meda.
Durante la serata, condotta dal giornalista Auro Bulbarelli di Rai Sport, saranno inoltre ricordati i Cento anni del Comune di Forte dei Marmi, i cento anni del Coni ed i centoventi anni del Touring Club Italiano.
Il Premio dedicato a Vincenzo Torriani (per oltre quarant’anni organizzatore del Giro d’Italia e delle altre corse della Gazzetta dello Sport, tra cui la Milano-Sanremo) è nato nel 1998 su iniziativa dell’Associazione “Aldo ed Emilio De Martino”ed è portato avanti dal 2003 per volontà dei figli.
Lo scorso anno sono stati premiati Gianni Motta, Andrew Hampsten e Aldo Grasso, critico televisivo, docente dei media e grande appassionato di ciclismo, prestigiosa firma del Corriere della Sera. Il premio “Cuore d’Argento” Memorial Aldo De Martino è stato assegnato a Vito Liverani, emblema del fotogiornalismo sportivo e al giornalista – scrittore appassionato di ciclismo Fabio Genovesi.

Premio Torriani 2014

LE MOTIVAZIONI DEI PREMI

CLAUDIO CHIAPPUCCI
“El Diablo”, così soprannominato per la sua indomita grinta. Sempre pronto ad attaccare in salita e a dare battaglia. Ha saputo entusiasmare i suoi tifosi sulle strade del Giro e del Tour, cogliendo vittorie prestigiose e numerosi piazzamenti. Una carriera all’insegna del coraggio.
CHI E’ – Claudio Chiappucci, varesino di Uboldo, classe ’63, è un campione di ciclismo alla maniera antica, un campione di coraggio e di grinta, di quelli che da sempre piacciono agli appassionati. Mai banale nelle sue vittorie, che ha saputo emozionare e lasciare un segno quando coglieva un risultato importante.
Due perle illuminano una carriera eccellente, proprio per la qualità delle affermazioni. Innanzitutto la Milano-Sanremo del ’91, una classica che sulla carta sembrava poco adatta alle sue caratteristiche, dedicata ai velocisti e che Claudio invece ha vinto per distacco attaccando addirittura nella discesa dal Turchino, come si faceva ai tempi gloriosi di Coppi e Bartali. Ha attaccato con altri coraggiosi e li ha eliminati poi tutti per strada, per ultimo il danese Sorensen salendo al Poggio, per presentarsi tutto solo in corso Cavallotti a Sanremo.
L’altra perla è una semplice tappa del Tour de France. Ma che tappa, che impresa! Ci riferiamo al colpaccio realizzato a Sestriere nel ’92, una fuga infinita sulle montagne francesi alpine, solo davanti a tutti sull’Iseran, solo in Val Susa ed al traguardo, costringendo Indurain e Bugno ad una inutile caccia. Una vera e propria leggendaria impresa.
E poi quella maglia a pois di leader degli scalatori in Francia indossata due volte. E tre volte la maglia verde di miglior scalatore al Giro d’Italia. Il suo rapporto col Giro è sempre stato importante, anche se a volte sofferto, cinque volte fra i primi cinque nella classifica finale, tre volte sul podio, mai purtroppo in maglia rosa.
Ma al di là del Giro, in assoluto due corse Chiappucci avrebbe meritato di vincere e non ha vinto per mera sfortuna e per una serie di errori altrui non certo suoi. Due corse che gli avrebbero davvero cambiato la carriera. Ci riferiamo al Tour de France ’90 ed al Mondiale ’94 di Agrigento.
Il Tour ’90 contro Greg Lemond, la corsa della sua rivelazione ai vertici del ciclismo mondiale, quella fuga nella tappa d’avvio, dieci minuti di vantaggio, la maglia gialla sulle Alpi, le stoccate sui Pirenei con l’americano che riesce a rimontarlo soltanto nell’ultima crono. In quanto al mondiale in terra siciliana, lo gettarono al vento gli azzurri nel gran finale.
E poi vittorie e piazzamenti su tutti i fronti, in Italia ed all’estero, nelle corse di un giorno ed in quelle di più giorni, sempre con quella caratteristica: il gusto dell’impresa e dell’attacco contro tutti e contro tutto. Ecco perché Claudio è fra i campioni di ciclismo di tutti i tempi più amato dalla gente. Ed è anche per questo motivo che lui, passata da poco la cinquantina, continua a pedalare sulle strade del mondo per passione e per diletto, sempre attorniato sui tantissimi ammiratori che sempre lo seguono con entusiasmo ed emozione.

BEPPE CONTI
Una passato da velocista, poi, abbandonata la bici, una grande carriera da giornalista sportivo, prima alla Gazzetta dello Sport, poi a Tuttosport e da qualche anno in Rai come opinionista. Giornalista professionista iscritto all’Ordine del Piemonte dal 25 novembre 1975, storico e appassionato di ciclismo, ha scritto anche numerosi libri di successo su questo sport che ha nel cuore.
CHI E’ – Beppe Conti, classe ’51, come Francesco Moser, come Gustavo Thoeni, fa il giornalista da poco più di 40 anni. Il ciclismo è lo sport più amato, anche perché da ragazzo aveva corso per ben cinque anni in bicicletta (un buon velocista, dieci vittorie, ma poca voglia di far grandi fatiche).
Così ha pensato in fretta che era meglio scrivere e dopo aver effettuato il servizio militare come ufficiale di artiglieria, ha iniziato infatti nel ’72 a lavorare per i giornali locali.
Ma la stagione successiva, nel ’73, era già intento a seguire il grande calcio in qualità di corrispondente da Torino della Gazzetta dello Sport, negli anni in cui la città si definiva giustamente la capitale dello sport del pallone. La Juve ed il Toro erano infatti al vertici del calcio in Italia. Momenti indimenticabili a scrivere giorno dopo giorno sulle squadre torinesi, legati soprattutto allo scudetto dell’amato Toro nel ’76. Ed è in quel periodo che ha conosciuto con emozione Vincenzo Torriani, accompagnandolo in ricognizione sui finali della Milano-Torino e del Giro del Piemonte in cerca di nuovi spettacolari tracciati per quelle sfide.
In Gazzetta, però, Beppe era un po’ chiuso dalle grandi firme di quei giorni. O forse aveva troppa fretta. Ecco perché accettò le offerte e le proposte di Gian Paolo Ormezzano, direttore di Tuttosport, cambiando all’improvviso giornale. Un quotidiano, quello torinese, in cui i giovani avevano all’epoca decisamente maggior spazio. Beppe, fra l’altro, voleva realizzare un sogno: seguire come giornalista il Giro d’Italia.
Diciamo che lo ha realizzato in pieno, tenuto conto che quest’anno ha vissuto da vicino il suo trentottesimo Giro consecutivo. Una trentina anche i Tour se France e tutte le altri grandi classiche in Italia ed all’estero.
Ciclismo, ma non solo ciclismo. A parte il calcio, nelle pause invernali ha avuto la fortuna di vivere l’esperienza del grande sci con Albertone Tomba. Coppa del Mondo, Mondiali, Olimpiadi, sempre presente al seguito del fenomeno bolognese in un periodo davvero felice per lo sport della neve.
Scrittore d’una serie di libri di successo, Beppe Conti ha vinto il Premio Coni 2006 per la saggistica con Storia e leggenda del grande ciclismo, mentre il suo libro su Pantani, Una vita da pirata (il primo uscito dopo la scomparsa del campione) è stato addirittura tradotto in giapponese. E sono piaciuti parecchio anche la biografia di Fausto Coppi ed il racconto di quella infinita rivalità fra Moser e Saronni che Beppe ha avuto il privilegio e la fortuna di vivere al loro fianco, corsa dopo corsa, negli anni settanta e negli anni Ottanta.
Dal 2010, lasciato Tuttosport, Beppe Conti è diventato opinionista e commentatore Rai per il grande ciclismo.
Sposato con Grazia (che lo sopporta da una vita), è papà felice di Stefano (27 anni, massofisioterapista con belle esperienze nel grande ciclismo con la Bmc di Evans e nel calcio, tre stagioni con il Torino) e di Elena, 25 anni e già laureata quest’estate in Medicina e con un futuro da cardiochirurgo.

FRANCO ISEPPI
Da Presidente del Touring (nato 120 anni fa come Touring Club Ciclistico) ama la bici come stile di vita, espressione di un turismo responsabile e rispettoso della natura. Docente alla Cattolica di Milano è stato per diversi anni dirigente Rai e ideatore di numerosi programmi televisivi.
CHI E’ – Franco Iseppi. Da luglio 2010 Presidente del Touring Club Italiano, dopo aver ricoperto la carica di vice presidente. Risiede a Roma, ha insegnato Teorie e Tecniche del linguaggio dei media al Politecnico di Torino ed è docente all’Università Cattolica di Milano. Dei suoi 74 anni molti li ha passati cercando di capire il mondo e il nostro Paese.
Produttore, curatore e ideatore di numerosi programmi televisivi, ha ricoperto vari incarichi dirigenziali in Rai. Responsabile dei programmi prodotti a Milano dal 1978 al 1993. Ha lavorato per più di 20 anni con Enzo Biagi, come produttore dei suoi programmi e delle sue inchieste. Della sua esperienza televisiva ricorda, con particolare piacere e soddisfazione, l’«invenzione» de L’albero Azzurro, il primo programma della televisione pubblica pensato per i bambini tra i 3 e i 5 anni. Direttore dei Palinsesti Tv dal 1993 al 1996, Direttore Generale della Rai dal 1996 al 1998. Dal 1998 al 2003 presidente della Sipra che è la concessionaria di pubblicità della Rai stessa. Dal 1998 al 2002 è stato anche responsabile dei rapporti tra la Rai e il Vaticano per il Grande Giubileo del 2000.
Consulente e dirigente di Associazioni, Istituzioni e società operanti nel campo della convergenza tra televisione, telecomunicazioni e internet. Osservatore ed esperto di apparati di comunicazioni di massa, collabora a riviste specializzate nazionali e internazionali. Ha pubblicato saggi e ricerche sul sistema televisivo e dei media italiani e sui consumi culturali.
Come presidente della più grande comunità di viaggiatori (il Tci, con circa 300.000 Soci), spesso si rammarica di essere stato in molti posti del mondo, ma di avere “viaggiato” poco. Ha incontrato numerosi protagonisti della storia del mondo, ha sentito raccontare infinite vicende personali, professionali, politiche di interesse locale e globale, ha avuto sotto gli occhi grandi e piccoli paesaggi nei quali erano evidenti i segni dei fatti e dei misfatti perpetrati dall’uomo. Sempre all’insegna del “prendi e fuggi” e della epidermica sensazione che è meglio una cosa “vista” che cento raccontate. Ha più volte tentato di mettere le bandierine sui paesi dove è stato e ha sempre rimpianto che essi fossero concentrati solo in quattro dei cinque continenti che compongono il pianeta.

SERGIO MEDA (Premio Cuore d’Argento)
Sergio Meda, giornalista,nato a Milano l’8 aprile 1949, giornalista professionista iscritto al’Ordine della Lombardia dal 22 novembre 1974, felici trascorsi a La Gazzetta dello Sport di cui è stato a lungo redattore prima di uscirne per fondare, con Beppe Viola, Magazine, un’agenzia di comunicazione. Responsabile ufficio stampa di Enervit negli anni Ottanta, testimone dei record di Francesco Moser, Meda è rientrato in Gazzetta negli anni Novanta, all’Ufficio Stampa del Giro d’Italia di cui ha retto le sorti sino al 2009, all’edizione del Centenario. Nel 2012 ha fondato e dirige un magazine che si occupa di cultura dello sport, www.sportivamentemag.it.

 

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