REGGIO CALABRIA – Festa grande nella terrazza del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, in una serata davvero solenne e prestigiosa, per la consegna ai testimoni di “Fede, Speranza e Carità” del riconoscimento che premia l’impegno di quanti si sono distinti, a livello nazionale, per gesti e comportamenti improntati sull’altruismo e la solidarietà.
Personaggi di spicco delle istituzioni, del mondo dello spettacolo e dello sport, ma anche e soprattutto parenti di vittime innocenti che hanno trasformato il dolore delle tragedie vissute in testimonianza e impegno concreto per l’affermazione della verità e della giustizia.
Anima e motore del premio è Antonello Crucitti, presidente dell’Associazione “Fede, Speranza e Carità” che, quattro anni fa, ha dato vita a questa rassegna itinerante come «segno di amore profondo – afferma – per le mie origini e per la mia città natale». Lui vive ormai da vent’anni a Brescia, dove lavora in ospedale, sua moglie Angela lavora al liceo scientifico, ed insieme hanno messo su una super famiglia che conta 11 figli, dei quali l’ultimo con gravi problemi di disabilità. «Ma è quello che amiamo di più – sottolinea Antonello – perché ci fa ringraziare ogni giorno Dio per averci donato Cristo in casa». E siccome al bene non c’è mai fine, Crucitti ha dato vita ad una Associazione che fa volontariato e beneficenza in tutta Italia al servizio delle famiglie indigenti.

La platea del Premio Fede, Speranza e Carità celebrato, quest’anno, nella terrazza del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria con, in primo piano, i premi della quarta edizione
Una storia, insomma, di puro altruismo e vera eccellenza, ispirata dall’ “Inno all’amore” di San Paolo: «… E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi l’amore, non sarei nulla».
La scelta di celebrare la quarta edizione del “Premio Fede, Speranza e Carità” a Reggio Calabria, dunque, non è legata solo alle origini del suo promotore. San Paolo, “il grande comunicatore di Dio”, è considerato, infatti, fondatore della Chiesa reggina e padre nella fede dei cristiani di Calabria e da Giovanni Paolo II è stato proclamato, nel 1980, patrono principale dell’Arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova. Secondo la tradizione, nella primavera dell’anno 61 d.C., provenendo da Siracusa, Paolo di Tarso sbarcò a Reggio approdando sulla spiaggia antistante il Lungomare, all’altezza del molo di Porto Salvo detto “Cippo”, nel giorno in cui si svolgeva la festa pagana in onore di Diana Fascelide.

Antonello Crucitti e don Francesco Megale, vicario per la Carità e l’azione sociale dell’Arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova
San Paolo chiese e ottenne di parlare alla pagana e distratta folla festante, lì radunata, fino a che fosse durata la fiamma di una lucerna posta su una colonna ma, prodigio meraviglioso, consumatasi la fiamma, iniziò ad ardere la colonna di pietra, che con la sua luce consentì che la predicazione di San Paolo si protraesse fino al mattino. L’episodio è attestato negli Atti degli Apostoli (28,13), “Costeggiando giungemmo a Reggio” e la colonna, con impressa la fiamma, è ancora oggi custodita nella Basilica Cattedrale.
«L’altruismo – ripete Antonello Crucitti nella sala gremita del Museo – è la missione che io e mia moglie Angela abbiamo trasferito ai nostri figli e che, insieme alla fede, riteniamo un patrimonio inestimabile».
Nella lista dei premiati 11 personaggi che Antonello Crucitti chiama “testimoni di fede” per il loro impegno pubblico e il loro ruolo istituzionale. Non a caso in sala ci sono magistrati, professori universitari, intellettuali, sportivi, rappresentanti delle forze dell’ordine, invitati a premiare i vincitori di questa quarta edizione del Premio.

Antonello Crucitti, Eva Giumbo e Fabrizio Sudano, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria
Presenti, tra gli altri, il sindaco Giuseppe Falcomatà, il direttore del Museo Archeologico, Fabrizio Sudano, il vicario dell’arcivescovo Fortunato Morrone (impegnato ad Assisi) per la Carità e l’azione sociale, don Francesco Megale, il procuratore della Repubblica del Tribunale dei Minori, Roberto di Palma, il colonnello Agostino Tortora, comandante provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, il comandante della Polizia Penitenziaria del Carcere di Reggio Calabria, Sergio Bruno, il presidente del Conservatorio di Musica “Francesco Cilea” di Reggio Calabria, Eduardo Lamberti Castronuovo.
Madrina della serata, condotta dalla giornalista Eva Giumbo, è l’artista e giornalista Alma Manera che, accanto ad Antonello Crucitti, chiama il giornalista Carlo Parisi, direttore di “Giornalisti Italia” e segretario generale della Federazione Italiana Giornalismo Comunicazione, il sindacato dei giornalisti e degli operatori dell’informazione, della comunicazione, dell’arte e della cultura federato alla Cisal, illustrando il conferimento del premio con una motivazione che ne sintetizza il percorso di vita e l’impegno professionale:
«La sua carriera sportiva da ciclista e il suo profondo rapporto con Natuzza Evolo gli hanno insegnato il valore della sofferenza, della meritocrazia, della misericordia e della generosità che nella vita, con umiltà e sensibilità, sincronizzano il cuore all’anima. Su questo solco ha percorso la strada della professione giornalistica anteponendo la voce dei senza voce alla grancassa del potere, senza sconti e senza riguardi, considerando la diversità un’occasione di riflessione e di crescita, non un problema da eliminare annientando chi non si adegua al pensiero unico. Principi che, assieme alla sua squadra, tiene saldi nel quotidiano “Giornalisti Italia”, che dirige da undici anni, e nel sindacato Figec che ha fondato tre anni fa con quanti credono ancora nei valori del pluralismo e della libertà di espressione, nel giornalismo di qualità, nella cultura e nell’arte.
Il suo – si legge ancora nella motivazione – è un impegno quotidiano per la tutela e la difesa del lavoro esistente, ma anche per la ricerca e lo sviluppo del lavoro che non c’è, insistendo soprattutto nel ridare ai giovani la speranza che valore e merito siano certezza e non illusione. Il suo operato mostra che l’informazione è un ponte tra le istituzioni e i cittadini, un modo per dare voce a chi spesso non ne ha, garantendo la libertà, il rispetto e la dignità della persona».
A premiare Carlo Parisi è arrivata da Brescia la giornalista Laura Magli, inviata di Mediaset, che approfitta dell’occasione per ringraziare gli organizzatori della manifestazione: «L’invito a far parte della rosa dei premiatori della quarta edizione del Premio Fede, Speranza e Carità è stato per me un segno di stima che accolgo con gratitudine e rispetto. Un premio che porta con sé anche un valore affettivo: ho avuto l’onore di consegnarlo a Carlo Parisi che, oltre a essere segretario generale della Figec e direttore di Giornalisti Italia, è un collega esemplare e un amico fraterno. Sono felice di essere tornata a Reggio Calabria, una città che mi accoglie ogni volta a braccia aperte e dove lo scorso luglio ho presentato il mio libro “Un tesoro chiamato Fede”, dedicato alla preghiera dei più piccoli in famiglia. Spero di tornarci presto perché qui ritrovo ogni volta una comunità viva, autentica e capace di ricordare ciò che davvero conta».
«Per me – afferma, dal canto suo, Carlo Parisi – è un grande onore ricevere questo premio a Reggio Calabria, la città nella quale sono cresciuto, nel rione Sbarre. Le difficoltà, le contraddizioni e il dolore di questa terra mi hanno insegnato il valore di tendere la mano agli altri e non lasciare indietro nessuno.
Prima di dedicarmi completamente alla professione giornalistica, grazie ai miei genitori che mi hanno sempre sostenuto, ho avuto il grande privilegio, dai 13 ai 24 anni, di fare il ciclista a livello agonistico concludendo la carriera nella “Compagnia Speciale Bersaglieri Atleti” della Nazionale Militare, con campioni come Gianni Bugno e Claudio Chiappucci. Un’esperienza bellissima ma durissima, che mi ha insegnato il valore del sacrificio e del merito in uno sport nel quale non sono concesse soste e nessuno ti regala nulla. Uno sport grazie al quale ho imparato ad apprezzare la natura e le straordinarie bellezze del nostro Paese, ma soprattutto il valore della fatica, del silenzio, della concentrazione e dell’attesa che nella vita, come nello sport, se serenamente vissuti con onestà, alla fine premiano ogni sacrificio e ti fanno sentire in pace con te stesso». «Il grande protagonista di questo evento – aggiunge Carlo Parisi – è comunque Antonello Crucitti perché con la sua straordinaria e commovente sensibilità, il suo amore verso il prossimo, verso chi soffre, testimonia quella che dovrebbe essere l’essenza della vita».
«Il volontariato da giovanissimo nei prefabbricati dell’Unitas Catholica di Fondo Versace, – ricorda Parisi – tra i bambini disagiati accolti da Suor Maria Grazia Gallingani, una missionaria che emanava santità da tutti i pori, mi ha insegnato a leggere nella profondità degli sguardi dei bambini assetati di affetto. Poi, più avanti negli anni, da Natuzza Evolo, che ho avuto il privilegio di frequentare per anni dopo il primo incontro nel quale mi disse “da oggi per te sono un’altra mamma”, ho compreso in pieno il valore di tendere la mano al prossimo nella consapevolezza dell’esistenza della vita oltre la vita. Spesso inseguiamo successi effimeri senza renderci conto che c’è tanta gente che, davanti ai propri figli, vive il dramma della vergogna di non poter mettere insieme il pranzo e la cena o prestare le adeguate cure. Persone – sottolinea Carlo Parisi – che, con grande dignità, non chiedono aiuto soffrendo in silenzio perché, paradossalmente, a bussare sempre e ripetutamente sono sempre quelli che hanno già tanto e pretendono sempre di più ».

I genitori di Nadia Toffa, Maurizio Toffa e Margherita Rebuffoni, con Laura Magli che, con la loro figlia aveva iniziato la carriera giornalistica nel 2005 a Retebrescia (Rtb Network) nella trasmissione sportiva “Calcio Sprint”
«Il conferimento del premio da parte dell’associazione di Antonello Crucitti, un grande uomo che prima di stasera non conoscevo – conclude Carlo Parisi – per me ha un valore inestimabile perché viene da un reggino che da una vita non vive in questa città; riceverlo da Laura Magli ha, poi, un valore doppio, perché, oltre ad essere una delle migliori croniste italiane, è una sorella alla quale mi lega un rapporto di sincera e profonda stima e fraterna amicizia. Laura è, soprattutto, un Angelo di Luce e il suo libro “Un tesoro chiamato Fede” è una carezza sul cuore, un viaggio straordinario alla costante ricerca del segreto della felicità, dedicato a tutti i figli di Dio, ai bambini di oggi e a quelli di ieri, alle famiglie smarrite, a quelle che non intendono arrendersi».
Poi è la volta di Margherita Rebuffoni e Maurizio Toffa. «Ci sono dolori che spezzano e ci sono persone che scelgono, invece, di trasformare il dolore in amore, presenza e impegno. Mauro e Margherita – dice Alma Manera – sono i genitori di Nadia Toffa, che ha lasciato un segno profondo nel cuore del nostro Paese».
Nadia Toffa, nel corso della sua vita, ha dovuto affrontare una dura battaglia contro il cancro. Anziché chiudersi nel silenzio, ha scelto di condividere pubblicamente la sua esperienza.
Con parole sincere e toccanti, ha raccontato il dolore, la paura, ma anche la speranza e la forza con cui affrontava la malattia.
Prima di congedarsi da questo mondo, alla madre ha detto: «Mamma, non perder tempo a piangere. Sappi che ti lascerò tante di quelle cose da fare che non avrai tempo. Ti prego, non perder tempo a piangere, mi daresti un dolore enorme. La cosa più triste per me sarà lasciare te. E da lì dove andrò, io ti vedrò. Se tu non piangerai, io non soffrirò».
«Questa sua testimonianza – evidenzia la motivazione del premio – ha rappresentato un potente messaggio di coraggio, rompendo il tabù del dolore e della morte, e diventando per tanti un esempio di dignità e amore per la vita.
Dopo la scomparsa di Nadia nel 2019, i suoi genitori, hanno trasformato il dolore in un impegno concreto, dando vita alla “Fondazione Nadia Toffa”. L’obiettivo della fondazione è portare avanti la battaglia che Nadia aveva iniziato: sostenere la ricerca contro il cancro, aiutare chi è in difficoltà, donare macchinari agli ospedali e promuovere le cause di giustizia, salute e dignità che Nadia aveva tanto a cuore».
Il Premio alla Ricerca scientifica è andato alla professoressa Letizia Leocani, una delle figure più autorevoli della neurologia italiana ed europea. Reggina di nascita, professoressa all’Università Vita-Salute San Raffaele e responsabile dell’Unità di Neurofisiologia Sperimentale all’Ospedale San Raffaele di Milano.

Letizia Leocani, reggina di nascita, è la responsabile dell’Unità di Neurofisiologia Sperimentale all’Ospedale San Raffaele di Milano
Parliamo di una donna che dedica da anni la sua attività alla cura e alla comprensione del cervello, con un’attenzione particolare ai più fragili: bambini, adolescenti e pazienti con gravi disabilità neurologiche, che ha contribuito allo sviluppo di tecniche di stimolazione cerebrale non invasiva per migliorare il recupero neurologico, anche in età evolutiva, lavorando su progetti che usano l’elettroencefalogramma e l’Oct per identificare segnali precoci di malattie neurologiche, in modo da intervenire in tempo, anche nei bambini. La motivazione parla di una scienziata che «Guida ricerche che uniscono tecnologia e medicina, rendendo possibile la riabilitazione cognitiva anche a distanza, con l’uso di dispositivi indossabili e stimolazione magnetica transcranica, migliorando sensibilmente i sintomi del Parkinson, dell’Alzheimer, della Sclerosi Multipla e dell’Ictus Celebrale. Una donna che rappresenta un modello di scienza al servizio della società». A premiarla Roberta Chiesa, direttore generale dell’Asst del Garda.

Annalisa Minetti premiata dal presidente del Conservatorio di Musica “Francesco Cilea” di Reggio Calabria, Eduardo Lamberti Castronuovo
Grande festa di accoglienza anche per Annalisa Minetti, cantante, modella, autrice, scrittrice, presentatrice, atleta e campionessa paralimpica, impegnata in iniziative sociali legate alla disabilità.
Annalisa è vicepresidente della società “Progetti del Cuore”, che promuove la donazione e la fornitura di mezzi attrezzati per il trasporto gratuito di persone con disabilità.
“Ideatrice del “Natale per tutti” – si legge nella motivazione del suo premio – ovvero una raccolta di giocattoli, durante il periodo natalizio, da destinare ai bambini delle case-famiglia di tutta Italia.
Ideatrice anche della “All Run Christmas” la corsa in coppia per dimostrare che le diversità non dividono ma uniscono e arricchiscono: il disabile corre con il normodotato, il vip con la persona comune, il bambino con il nonno. Premiata dal presidente del Conservatorio di Musica “Francesco Cilea” di Reggio Calabria, Eduardo Lamberti Castronuovo, Annalisa cita le parole di Carlo Parisi e ricorda che è anche il suo mantra: «Nessuno merita di essere escluso perché siamo tutti parte della stessa bellezza, anche nelle nostre fragilità».
Altro premio ad un grande campione sui campi di calcio e nella vita. Molti lo ricorderanno per i suoi gol con il Torino, la Fiorentina, la Roma e, naturalmente, con la Nazionale italiana con cui ha vinto il Mondiale del 1982 in Spagna. Un attaccante potente, generoso, uno dei simboli del calcio degli anni ’70 e ’80.

Ciccio Graziani, settimo marcatore di tutti i tempi con 122 reti, in Nazionale ha giocato 64 partite segnando 23 gol, tra cui quello decisivo contro il Camerun, ai Mondiali di Spagna 1982, valso la qualificazione alla finale vinta dall’Italia
Parliamo di Ciccio Graziani, un giocatore e un campione che non ha mai dimenticato da dove è partito e dopo il ritiro ha deciso di restituire allo sport tutto ciò che lo sport gli aveva dato dedicando tempo e cuore ai giovani.
In un mondo dove troppo spesso i riflettori si spengono quando finisce la carriera, Ciccio Graziani ha scelto di restare, di mettersi al servizio degli altri di educare, motivare, coinvolgere. Un uomo che ha fatto del calcio non solo un lavoro, ma un mezzo per migliorare il mondo che lo circonda.
Apprezzato opinionista radiotelevisivo, ospite fisso della “Domenica Sportiva”, Ciccio Graziani è anche il protagonista del “Calcio champagne”, un progetto della società dilettantistica Olmoponte di Arezzo che ha dato vita ad una squadra interamente composta da bambini e giovani con disabilità.
«I bambini – sottolinea Ciccio Graziani – ti regalano sempre un sorriso. Bisogna dargli consigli utili per farli crescere, non solo dal punto di vista tecnico, ma soprattutto sociale».
«Francesco Graziani – questa la motivazione – vede nello sport una scuola di vita, e si impegna a trasmettere questo valore come veicolo di educazione e rispetto. perché tutti, indipendentemente dal livello o dal talento, devono avere l’opportunità di giocare, crescere e imparare attraverso il gioco».
Poi è la volta del “Premio Fede, Speranza e Carità alla Memoria” di Pamela Mastropietro, una ragazza ricordata in sala non solo come vittima di un crimine brutale, il 30 gennaio 2018 a Macerata, ma anche come simbolo di tante ragazze fragili, spesso dimenticate. Sua madre, Alessandra Verni, che ritira il premio, continua a battersi per evitare che altri casi simili si ripetano. In più occasioni ha chiesto pene più severe e un maggiore controllo sulle comunità terapeutiche e sulla gestione dell’immigrazione irregolare.

Alessandra Verni ricorda il calvario della figlia Pamela e chiede giustizia allo Stato offrendo, attraverso l’associazione di volontariato che ha fondato, supporto psicologico ed emotivo a chi è in difficoltà
Alessandra ha scritto una lunga lettera all’assassino della figlia: «È disumano e terrificante tutto quello che tu e i tuoi amici avete fatto a mia figlia. È disumano il fatto che tu ancora non sia veramente pentito. Non immagini le lacrime versate, il dolore forte al cuore come fossero tante pugnalate. Che puoi saperne, tu, della voglia di riabbracciare quel corpo che tu hai stuprato, ucciso, scuoiato, fatto a pezzi?
Qui chi sta pagando e si farà veramente l’ergastolo sono io. Non mi fai pena. Sto male nell’immaginare tutto quello che ha passato mia figlia. Quello che tu hai fatto supera ogni livello umano di sopportazione e di dolore».
Dopo la tragica morte della figlia Pamela, mamma Alessandra ha trasformato il suo dolore in un impegno concreto per la società. Il suo obiettivo è non solo mantenere viva la memoria della figlia, ma anche proteggere altre persone da esperienze simili. «Ha creato – si legge nella motivazione – un’associazione di volontariato con l’obiettivo di offrire supporto psicologico ed emotivo a chi è in difficoltà, in particolare a giovani fragili e alle loro famiglie. Organizza e promuove corsi di autodifesa rivolti soprattutto alle donne, con l’intento di fornire strumenti concreti per reagire a situazioni di pericolo e aumentare la consapevolezza del proprio valore e della propria sicurezza».
Alessandra Verni, però, denuncia anche «la mancanza di attenzione dello Stato verso le famiglie delle vittime, chiedendo che il dolore delle persone colpite da simili tragedie venga riconosciuto e tutelato, non solo simbolicamente, ma anche attraverso un sistema giudiziario più sensibile e trasparente».

Il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, consegna ad Alessandra Verni il “Premio Fede, Speranza e Carità alla Memoria” dedicato alla figlia Pamela Mastropietro
A consegnare il premio è il sindaco della Città Metropolitana di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, che citando l’intervento di Carlo Parisi sottolinea «il valore diffuso della popolazione reggina a “non lasciare indietro nessuno” ricordando don Italo Calabrò, il prete di strada paladino degli emarginati, per il quale è in corso il processo di beatificazione, che aveva fatto del motto “Nessuno escluso mai” la sua missione educativa».

Il procuratore della Repubblica del Tribunale dei Minori di Reggio Calabria, Roberto Placido Di Palma, consegna a Silvia Bindella il “Premio Fede, Speranza e Carità alla Memoria” dedicato alla mamma Teresa Meneghetti
Altra storia di violenza sulle donne è quella di Teresa Meneghetti. Il 14 maggio 2025 viene uccisa brutalmente in quello che doveva essere un luogo sicuro, la sua casa di Milano, da un ex vicino di casa. Un crimine assurdo, violento, incomprensibile. Ad ucciderla, un ragazzo di 15 anni.
Un giovane che lei stessa aveva aiutato, accolto, trattato con quell’umanità che oggi sembra un lusso per pochi. Il movente la rabbia covata nei confronti dei compagni di scuola e dei professori e la sensazione che tutti fossero contro di lui. Terry era una donna di 82 anni, con tanta voglia di fare del bene e aiutare il prossimo.
La figlia di Teresa Meneghetti, Silvia Bindella, che è venuta a ritirare il “Premio Fede, Speranza e Carità alla Memoria” della madre, si è ritrovata così all’improvviso senza una madre, senza risposte, senza giustizia, ma soprattutto, senza un sistema che le tendesse una mano. Nessun sostegno psicologico, nessun aiuto economico o legale. Il peso del lutto, della rabbia, della burocrazia e del dolore è rimasto tutto sulle sue spalle. «Ma Silvia – si legge nella motivazione del premio – ha scelto di trasformare questo dolore in qualcosa di più grande: una battaglia civile, una voce che possa scuotere le coscienze e portare un cambiamento reale».

Silvia Bindella, figlia di Teresa Meneghetti, chiede che la giustizia protegga davvero le vittime, non solo i carnefici
Silvia Bindella oggi chiede una cosa semplice, ma potente: «Che nessuna vittima venga dimenticata. Che nessuna famiglia venga lasciata sola. Che le leggi italiane si aggiornino alla gravità dei crimini che anche i minori possono commettere. Perché è ora che la giustizia protegga davvero le vittime, non solo i carnefici». Non a caso a premiarla è Roberto Placido Di Palma, procuratore della Repubblica del Tribunale dei Minori di Reggio Calabria.

Silvia Bindella riceve il “Premio Fede, Speranza e Carità alla Memoria” della mamma Teresa Meneghetti dal procuratore del Tribunale dei Minori, Roberto Placido Di Palma
Ancora un’atleta di livello internazionale. È Xenia Francesca Palazzo, nuotatrice paralimpica italiana del Gruppo Sportivo Fiamme Azzurre della Polizia Penitenziaria: mille gare in Italia e all’estero, fino alle Paralimpiadi di Rio, Tokyo e Parigi collezionando innumerevoli medaglie: 15 ori, 16 argenti, 7 bronzi e svariati record italiani e mondiali.
Xenia è stata insignita dal presidente Sergio Mattarella della benemerenza di “Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana” «come riconoscimento per meriti sportivi e valore umano». Una grande campionessa italiana.
La sua più grande vittoria – precisa la motivazione del suo premio – «non sono solo le medaglie, ma riuscire a dare speranza a chi si sente solo, a chi non ha avuto la fortuna di una famiglia accanto. Perché anche cambiare la vita di una sola persona può dare senso a tutto».
Alla nascita, Xenia ha subito una coagulazione intravasale disseminata e una vasta emorragia cerebrale che le hanno causato danni, in particolare al lato destro del corpo. Grazie all’amore della famiglia, alla mamma che l’ha accompagnata fin da piccola a fare terapia in acqua, e al nuoto, ha imparato a muoversi, a camminare anche se con difficoltà, a parlare e a superare molte barriere fisiche ed emotive. È venuta a Reggio Calabria per raccontare la sua storia per cercare di aiutare, con il suo esempio, tanti ragazzi a raggiungere i propri obiettivi e realizzare i propri sogni con tenacia e determinazione. A premiarla il comandante della Polizia Penitenziaria del Carcere di Reggio Calabria, Sergio Bruno.

Xenia Francesca Palazzo premiata dal comandante della Polizia Penitenziaria del Carcere di Reggio Calabria, Sergio Bruno
Tra i premiati c’è anche Ezio Maria Simonelli: affermato commercialista e revisore contabile, è presidente della Lega Calcio Serie A, un uomo che unisce alla sua esperienza tecnico-economica una spiccata attenzione per il ruolo sociale dello sport e delle istituzioni.
È impegnato nel sostegno a enti no-profit per supportare progetti nei settori dell’istruzione, dell’assistenza sociale, della cultura e della sanità su tutto il territorio nazionale. Ha aderito a una campagna pubblica di raccolta fondi per l’associazione “C’è Da Fare ETS”, che aiuta giovani adolescenti con difficoltà psicologiche e psichiatriche, promuovendone l’inclusione sociale attraverso il supporto terapeutico.
Promotore dello sport come veicolo di inclusione – sottolinea la motivazione – «ha più volte sottolineato l’importanza del calcio di base e dello sport oratoriale come strumenti di integrazione, educazione e accessibilità promuovendo una visione collaborativa del sistema calcistico e affermando che lo sport professionale deve contribuire al benessere dell’intera comunità sportiva, ponendo fine ai personalismi e rafforzando il dialogo tra istituzioni e territori».
«Questa combinazione di rigore professionale e sensibilità sociale – aggiunge la madrina del premio Alma Manera – fa di lui una persona capace di unire competenza, visione e responsabilità civica, portando il mondo dello sport ad avere un impatto concreto sulla società». Un personaggio come lui non poteva che essere premiato da un giornalista altrettanto affermato e famoso, come il direttore di Rai Sport, Paolo Petrecca.
Dallo sport al mondo della finanza. “Premio Fede, Speranza e Carità” a Claudia Segre, figura di spicco nel panorama italiano e internazionale, una donna che dopo una lunga carriera nel mondo della finanza, con ruoli di rilievo in grandi istituzioni bancarie, ha scelto di mettere la sua esperienza al servizio del sociale.
Nel 2016 fonda la “Global Thinking Foundation”, di cui è presidente, con l’obiettivo di combattere la povertà educativa, sostenere l’autonomia economica delle donne e prevenire la violenza economica, spesso silenziosa ma profondamente limitante. Grazie alla sua guida, la Fondazione ha già distribuito 117 borse e premi di studio, sostenendo percorsi di crescita e di formazione per le nuove generazioni. Ma lei è la manager che in Italia ha creato sette piattaforme digitali dedicate alla diffusione della cultura finanziaria, all’educazione civica e alla prevenzione della violenza economica, offrendo strumenti accessibili e innovativi a tutta la comunità. Negli ultimi cinque anni, oltre 12.000 donne hanno partecipato ai corsi gratuiti di educazione finanziaria promossi dalla Fondazione, percorsi che hanno favorito indipendenza economica, consapevolezza e autonomia decisionale, pilastri essenziali per una società più giusta e inclusiva.

Claudia Segre premiata dal colonnello Agostino Tortora, comandante provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria
La motivazione del premio a Claudia Segre, consegnato dal colonnello Agostino Tortora, comandante provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, recita: «Per la capacità di coniugare visione internazionale e azione concreta sul territorio, dando voce e opportunità a chi più ne ha bisogno seguendo i valori di solidarietà, rispetto e dignità».

Federico Bicelli premiato dal comandante della Polizia Penitenziaria del Carcere di Reggio Calabria, Sergio Bruno
Altro grande campione sul palco dei premiati, è Federico Bicelli, atleta delle Fiamme Azzurre e della Nazionale italiana di Nuoto Paralimpico, affetto dalla nascita da una lesione del midollo spinale, chiamata spina bifida, motivo per cui si è avvicinato al nuoto fin dalla tenera età.
Oro e 2 bronzi nei Giochi Paralimpici di Parigi, 3 ori, 9 argenti e 2 bronzi ai campionati mondiali, tra cui il recente trionfo iridato a Singapore, 6 ori 6 argenti e 2 bronzi ai campionati europei, 49 ori 14 argenti e 7 bronzi ai campionati italiani assoluti e vari record mondiali, sono solo alcuni tra i tantissimi titoli vinti da Federico.
«Alzati con determinazione, vai a letto con soddisfazione» è la frase che sintetizza perfettamente il carattere, la volontà, la determinazione che ogni giorno guidano il percorso di questo giovane campione. «Federico – si legge sulla motivazione del “Premio Fede, Speranza e Carità” consegnato dal comandante della Polizia Penitenziaria del Carcere di Reggio Calabria, Sergio Bruno – è riuscito a rendere concreto un sogno senza arrendersi alle difficoltà, facendole diventare il suo trampolino di lancio e aiutando altri giovani a vivere al meglio la propria condizione, guardando allo sport come terapia e nuova opportunità di vita”. Campione nelle vasche e nella vita. (giornalistitalia.it)
Pino Nano

































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