ROMA – Mentre le note di Max Steiner, nate per l’epopea cinematografica di “Via col vento”, hanno risuonato ancora una volta come un’eco familiare nelle case di milioni di telespettatori, la trasmissione Porta a Porta ha tagliato il traguardo dei trent’anni.
Non si è trattato soltanto di un anniversario televisivo, ma della celebrazione di un’istituzione mediatica che dal 22 gennaio 1996 ha inciso in profondità sul modo di raccontare e interpretare la realtà politica e sociale italiana.
Lo speciale “30 anni della nostra vita”, andato in onda ieri, mercoledì 21 gennaio, su Rai 1 in prima serata, ha evidenziato già nel titolo questo collegamento tra televisione e memoria collettiva degli italiani.
Quando Bruno Vespa aprì per la prima volta la porta dello Studio 5 di via Teulada, non inaugurò soltanto un nuovo programma, ma introdusse un diverso ed innovativo strumento d’informazione.
Se da una parte, infatti, la politica uscì dai palazzi e “si sedette”, simbolicamente parlando, nel salotto degli italiani, dall’altra, questioni o notizie fino ad allora percepite come distanti e complesse dal comune cittadino, entrarono nella quotidianità, irrompendo quasi come un rito nella seconda serata di Rai 1 e assumendo sempre più i contorni di un confronto accessibile e partecipativo.
In oltre 3.600 puntate, quello studio ha ospitato l’intera composizione delle più grandi istituzioni del nostro Paese (ben 17 governi, 11 Presidenti del Consiglio, 3 Capi dello Stato, 4 Papi e 3 Conclavi) istituzionalizzando il talk show politico e trasformandolo nel luogo in cui, dal “Contratto con gli italiani” firmato da Silvio Berlusconi nel 2001 allo scontro televisivo con Romano Prodi nel 2006, la scena mediatica è diventata parte integrante del processo politico.

8 maggio 2001: Bruno Vespa con Silvio Berlusconi che a “Porta a Porta” firma il “Contratto con gli italiani”
Bruno Vespa ha agito da vero e proprio regista in questo rito, mentre la porta che si apriva a inizio puntata, affidata al celebre “maggiordomo” Paolo Baroni, non era solo un semplice espediente scenografico, ma il segno dell’accesso autentico alla narrazione della notizia, in tutta la sua accuratezza e autenticità.
Lo speciale celebrativo del programma dell’Approfondimento Rai, diretto da Paolo Corsini, ha restituito plasticamente proprio questa centralità. L’inedita coppia formata da Vespa ed Enrico Mentana nell’intervista ai principali leader politici, da Giorgia Meloni a Elly Schlein, passando per Giuseppe Conte, Matteo Salvini, Antonio Tajani e Matteo Renzi, ha infatti rappresentato un raro momento di sintesi della storia del giornalismo televisivo italiano.
Accanto alla politica, la presenza dei volti storici della Rai, come Carlo Conti, Milly Carlucci, Mara Venier, Antonella Clerici, Valeria Marini, Eleonora Daniele, Al Bano, Iva Zanicchi, Paolo Belli, ha ribadito la natura distintiva del programma in cui, da sempre, spazio istituzionale, racconto popolare, informazione e spettacolo si incrociano.
Dai grandi annunci, alle dirette più famose e drammatiche (come quella famosa dell’11 settembre 2001), dalla telefonata di Papa Wojtyla, fino ai celebri “plastici” di cronaca nera, Porta a Porta ha costruito un linguaggio capace di tenere insieme politica, cronaca e intrattenimento, contribuendo, allo stesso tempo, alla formazione di un’opinione pubblica nazionale.
«Quello di Porta a Porta – il messaggio dell’amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi – è un compleanno che il Servizio Pubblico è felice di festeggiare. Trent’anni al “servizio” del pubblico, per raccontare con l’autorevolezza e la professionalità di uno dei più grandi giornalisti italiani, la Nazione nel suo percorso politico, sociale e di costume: dagli eventi più eclatanti e di maggior rilevanza, alle storie suggerite dalla quotidianità, Bruno Vespa ha raccontato i cambiamenti che hanno attraversato il nostro tempo. A lui e a tutti coloro che hanno contribuito e contribuiscono a fare di “Porta a Porta” una “casa trasparente” del Servizio Pubblico, va il nostro ringraziamento e un grande in bocca al lupo per continuare questo racconto, sempre con uno stile inconfondibile».
In questo lungo e variegato percorso, anche il messaggio inviato da Papa Leone XIV in occasione del trentennale della trasmissione ha assunto un significato che va oltre il protocollo. Non si è trattato di un semplice augurio, ma di una riflessione sulle regole della “buona comunicazione”, intesa come responsabilità etica verso chi ascolta. «Informare – ha ricordato il Pontefice – significa costruire ponti, non semplificazioni; cercare la verità, non il consenso immediato». Un monito, questo, che ha conferito ulteriore profondità ad una celebrazione destinata a proseguire il 9 febbraio con l’incontro al Quirinale con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Segno che, a trent’anni dalla prima puntata, Porta a Porta non è più soltanto un programma televisivo, ma un capitolo della storia pubblica italiana, che continua a raccontare, nel bene e nel male, il modo con cui il Paese guarda se stesso. (giornalistitalia.it)
Margherita Ambrogio










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