La relazione dell’ad Giampaolo Rossi alla Commissione Cultura della Camera dei deputati

Piano Immobiliare Rai per un ecosistema mediale

Giampaolo Rossi, amministratore delegato della Rai

ROMA – L’amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi, ha illustrato ieri il Piano Immobiliare alla Commissione Cultura della Camera dei Deputati, presieduta da Federico Mollicone. Una relazione articolata che chiarisce la visione strategica, smonta le polemiche strumentali e racconta i cantieri già aperti in tutta Italia. Ecco una sintesi ragionata dei temi trattati.

Il Piano Immobiliare non è un piano di dismissioni

La Rai sta portando avanti uno dei progetti più ambiziosi della sua storia recente: un Piano Immobiliare organico che ridisegna in modo strutturale la gestione del patrimonio edilizio dell’azienda.
Nella sua relazione alla Commissione Cultura della Camera, Giampaolo Rossi ha voluto chiarire subito, con nettezza, un punto spesso travisato nel dibattito pubblico: non si tratta di un semplice piano di dismissioni, ma di una strategia di medio-lungo periodo che punta a ristrutturare, rifunzionalizzare, costruire e valorizzare un portafoglio immobiliare da circa 750.000 metri quadrati lordi, distribuito sull’intero territorio nazionale.
L’età media degli immobili Rai sfiora i 40 anni. Molti di questi spazi sono stati concepiti per un modello produttivo e organizzativo profondamente diverso da quello attuale, e gestiti nel corso del tempo in modo frammentario, senza una visione unitaria capace di garantire efficienza, sostenibilità e prospettiva. Il Piano Immobiliare nasce proprio per colmare questo vuoto strategico, inserendosi organicamente nel Piano Industriale 2024-2026, di cui rappresenta un pilastro fondamentale.

Piano Industriale Rai per una Digital Media Company

Per capire il Piano Immobiliare occorre partire dal quadro più ampio del Piano Industriale, che accompagna la trasformazione della Rai da broadcaster tradizionale a vera e propria Digital Media Company.

L’audizione dell’amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi, ieri in Commissione Cultura della Camera. Accanto a lui: a sinistra il direttore generale Roberto Sergio, a destra il presidente della Commissione, Federico Mollicone

Nella sua relazione, Rossi ha descritto l’obiettivo di costruire un ecosistema mediale capace di intercettare fasce di pubblico diverse, in ogni momento e su qualsiasi dispositivo, integrando contenuti lineari, digitali e on demand in un’unica piattaforma multicanale.
Gli investimenti tecnologici incrementali previsti per il triennio 2024-2026 superano i 100 milioni di euro. Tra le iniziative già avviate figurano la digitalizzazione di Rai Sport, l’estensione della copertura DAB al 74% (con obiettivo all’85%), l’installazione di ledwall e floorled in otto studi televisivi e la sostituzione di 2.000 proiettori con tecnologia LED, con benefici diretti sulla qualità produttiva e sui consumi energetici.

Ragioni strategiche della riorganizzazione del patrimonio

La nuova sede della Rai in via Alessandro Severo 246 a Roma (Foto Giornalisti Italia)

Nella relazione alla Commissione Cultura, Giampaolo Rossi ha spiegato che mantenere integralmente l’assetto immobiliare esistente avrebbe comportato, negli anni a venire, spese crescenti e difficilmente sostenibili: adeguamenti normativi, interventi strutturali e impiantistici, messa a norma energetica, manutenzione straordinaria. Un percorso che avrebbe assorbito risorse senza generare valore, sottraendole al cuore del Servizio Pubblico: i contenuti, l’innovazione, il rapporto con i cittadini.
È su queste basi che nel 2022 il CdA ha approvato il Piano Immobiliare, a valle di una ricognizione approfondita condotta nel 2021. Quella analisi ha permesso di distinguere gli immobili strategici da quelli non più funzionali. I criteri adottati sono stati oggettivi: livello di utilizzo effettivo degli spazi, coerenza con il modello organizzativo, costi di gestione, investimenti futuri insostenibili, disponibilità di alternative logistiche. Il processo di vendita – sottolinea Rossi – riguarda un perimetro definito e circoscritto: quindici immobili.

La storica sede della Rai in Viale Mazzini a Roma

Viale Mazzini e Saxa Rubra: il rilancio produttivo di Roma

A Roma, la sede storica di Viale Mazzini è interessata da un intervento di bonifica dall’amianto e di riqualificazione profonda, che porterà l’edificio a standard ambientali avanzati introducendo un modello organizzativo più moderno. A Saxa Rubra sono in corso i lavori per due nuovi studi televisivi da 1.800 metri quadrati complessivi, operativi per la stagione 2026/27: il primo ampliamento significativo del polo romano dagli anni della sua inaugurazione.

La Rai a Saxa Rubra

Milano Mico Nord: un hub media di scala europea

Il progetto milanese è il più ambizioso per dimensioni e visione. Mico Nord sarà un hub integrato di oltre 55.000 metri quadrati, con 8 studi televisivi e 6 studi radiofonici, che supererà la storica frammentazione delle sedi milanesi. Per scala, tecnologia e sostenibilità, si candida a diventare uno dei centri media più avanzati d’Europa.

Il Centro di Produzione Rai di Napoli

Napoli: sicurezza sismica e continuità del Servizio Pubblico

A Napoli, il Centro di Produzione avvia una rigenerazione profonda con interventi su Palazzina Uffici, Auditorium e miglioramento sismico degli edifici. Rossi ha sottolineato nella sua relazione che la sicurezza strutturale non è una voce contabile ma un dovere pubblico.

Torino: presidio strategico e polo dell’innovazione digitale

Torino è confermata presidio strategico, come ribadito da Rossi anche nel confronto con il Sindaco della città. Per la Rai rappresenta un punto naturale di convergenza tra produzione, tecnologia e sviluppo digitale.

Il Centro di Produzione Rai di Torino

Il confronto europeo: Bbc, Spagna e Germania insegnano

Nella relazione alla Commissione Cultura, Rossi ha inserito le scelte della Rai in un contesto europeo preciso. Molti broadcaster pubblici del continente stanno ripensando da anni la gestione del proprio patrimonio immobiliare come leva di politica industriale. Lo fanno il servizio pubblico spagnolo e quello tedesco. Il caso più emblematico è quello della Bbc, che ha ceduto i leggendari Maida Vale Studios di Londra — complesso storico attivo dagli anni Trenta e icona della produzione musicale britannica — nell’ambito del proprio piano di razionalizzazione.

I leggendari Maida Vale Studios della Bbc a Londra

Una scelta che, secondo Rossi, dimostra con chiarezza che modernizzare non significa cancellare la memoria, ma metterla nelle condizioni di continuare a vivere dentro un modello sostenibile. L’effetto atteso del piano ai è misurabile: oltre 10 milioni di euro l’anno di risparmi a regime.

Palazzo Labia e Teatro delle Vittorie: custodi del patrimonio culturale

Nella parte della relazione dedicata alla tutela dei beni culturali — particolarmente significativa trattandosi della Commissione Cultura — Rossi ha citato esplicitamente Palazzo Labia e il Teatro delle Vittorie come casi emblematici di immobili che non sono semplici asset patrimoniali, ma luoghi carichi di valore storico-artistico e memoria collettiva.
L’interesse manifestato dal Ministero della Cultura è stato letto dall’amministratore delegato come un segnale positivo, che conferma la rilevanza di quel patrimonio e la correttezza del percorso intrapreso. Valorizzare, in quest’ottica, significa anche rendere accessibile: immaginare forme di fruizione aperte a un numero maggiore di cittadini.

Le Teche Rai vero patrimonio dell’Italia audiovisiva

Nella relazione, Rossi ha dedicato un passaggio di forte impatto simbolico alle Teche Rai, definendole provocatoriamente il vero “Colosseo” dell’azienda: il bene più prezioso, unico e insostituibile.

Rai Teche

Le Teche sono l’archivio audiovisivo che racconta l’Italia a sé stessa, custodendo decenni di immagini, voci e memoria nazionale. Dal 2024 è in corso la digitalizzazione dell’archivio: in poco più di due anni sono state trattate oltre 320.000 pellicole, pari a circa 13.000 ore di contenuti, con la centralizzazione del polo di recupero e lavorazione a Torino. Conservare e rendere fruibile questo tesoro significa esercitare fino in fondo il mandato del Servizio Pubblico: non solo presidio del presente, ma custodia della continuità culturale del Paese.

Il bilancio 2025 della Rai: utile positivo dopo 8 anni

A sostegno della solidità del percorso illustrato, Rossi ha citato i risultati del bilancio 2025, approvato dal CdA: utile netto consolidato positivo di 9,3 milioni di euro, quarto migliore degli ultimi diciotto anni, ottenuto senza ricorrere a leve straordinarie. Per la prima volta nella storia recente dell’azienda, il 100% del premio di risultato è stato riconosciuto ai dipendenti. Un segnale concreto di ritrovata disciplina gestionale che rafforza la credibilità industriale del Piano Immobiliare.

La Rai si difende rinnovandosi, non conservando l’esistente

Giampaolo Rossi e Roberto Sergio

Chiudendo la sua relazione alla Commissione Cultura della Camera, l’ad Giampaolo Rossi ha ribadito il senso complessivo del Piano Immobiliare: non un arretramento del Servizio Pubblico, ma una scelta di responsabilità. Trasformare un costo del passato in un’infrastruttura strategica per il futuro, liberando risorse da reinvestire nei contenuti, nelle tecnologie e nelle competenze. Un Servizio Pubblico, ha concluso Rossi, non si difende conservando con staticità l’esistente: si difende rendendolo sostenibile, adattivo e all’altezza delle sfide europee. Ed è su questi risultati — non sulle polemiche — che la Rai chiede di essere compresa e valutata. (giornalistitalia.it)

Pino Nano

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