Da sinistra: Pasqualino Rettura, Ida D’Ippolito ed Emanuele Giacoia

CATANZARO – Nessuna diffamazione nei confronti della senatrice Ida D’Ippolito. La Corte d’Appello di Catanzaro, Seconda Sezione Civile, ribalta la sentenza di primo grado e rigetta la richiesta di risarcimento danni nei confronti della Finedit srl, società editrice del Quotidiano della Calabria, del direttore responsabile Emanuele Giacoia e del giornalista Pasqualino Rettura, difesi dall’avvocato Teresa Faillace.
Il 28 marzo 2013 la parlamentare Ida D’Ippolito si era rivolta al Tribunale di Lamezia Terme al fine di accertare la natura diffamatoria dell’articolo dal titolo “Voti pagati a esponenti dei clan” a firma di Pasqualino Rettura, pubblicato il 27 luglio 2012 sul “Il Quotidiano della Calabria”, diretto da Emanuele Giacoia, ed ottenere la condanna dei convenuti, unitamente alla società editrice Finedit srl., al risarcimento dei danni patrimoniali, all’immagine, morali, biologici ed esistenziali subiti, quantificati in 500 mila euro.
Il 30 maggio del 2016 il tribunale il Tribunale di Lamezia Terme aveva accertato la natura diffamatoria nei confronti di Ida D’Ippolito dell’articolo pubblicato su “Il Quotidiano della Calabria” e pertanto condannava Rettura, Giacoia e Finedit srl, in solido tra loro, al pagamento in favore della D’Ipppolito, a titolo di risarcimento danni, della somma di 40 mila euro, oltre accessori e spese di lite.
Avverso la sentenza di condanna veniva proposto appello con atto di citazione notificato il 30 settembre 2016, per motivi di merito afferenti: 1) alla contraddittorietà logica della motivazione della pronuncia gravata nella ricostruzione del fatto; 2) alla carenza ed illogicità della motivazione in ordine alla funzione della smentita di cui all’art. 8 della Legge sulla Stampa n. 48 del 1947; 3) alla entità della liquidazione effettuata a favore dell’appellata a titolo di risarcimento danni.
La Corte di Appello di Catanzaro, seconda sezione Civile, nella camera di consiglio del 21 novembre, con sentenza pubblicata il 6 dicembre, ha accolto l’appello proposto da Finedit srl e Pasqualino Rettura, rigettando pertanto la richiesta risarcitoria di Ida D’Ippolito. Secondo i giudici, «l’esercizio del diritto di cronaca ha avuto luogo con modalità niente affatto lesive del principio di continenza, avendo il giornalista riferito i fatti, senza enfasi, insinuazioni o allusioni oggettivamente idonee a creare nella mente del lettore false rappresentazioni della realtà nei termini ritenuti dal Tribunale».
La stessa ex parlamentare, inoltre, è stata condannata dalla Corte d’Appello al pagamento, in favore degli appellanti, delle spese e competenze del giudizio sia per quanto concerne quelle del primo grado che quelle del secondo. (giornalistitalia.it)

 

Una risposta a “Pasqualino Rettura ha fatto solo il giornalista”

  1. Nicola Rotundo dice:

    Sono contento, la Corte di Appello ha reso giustizia all’esercizio del diritto di cronaca asettico, non aggettivato, professionale!!!

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