Una storia d’amore nella tradizione di famiglia. “Napoli grazia e dolore ma bellezza unica”

Pasquale Sorrentino: il Signore degli Argenti

Pasquale Sorrentino con i suoi “Argenti” (Foto Giornalisti Italia)

NAPOLI – “O Vesuvio” vince allo sprint davanti al cornetto staccando Pulcinella e San Gennaro. Chi l’avrebbe mai detto che, nelle preferenze dei napoletani, “A Muntagna” avrebbe potuto precedere il tradizionale amuleto simbolo di fortuna, prosperità e protezione contro il malocchio, la secolare maschera simbolo di Napoli e addirittura il Santo nel quale si identificano considerandolo, più che il Patrono della città, l’autorevole componente della famiglia a cui rivolgersi nella buona e nella cattiva sorte.

Il Vesuvio (Foto Giornalisti Italia)

Eppure, nella speciale classifica dei monili in argento più venduti nella città che Tito Livio definì “maritima urbs”, per via della sua origine legata al mito della sirena Parthenope, il Vesuvio sovrasta tutti come fa, del resto, con la città più bella del mondo per fascino, calore umano e identità culturale.

Carlo Parisi e Pasquale Sorrentino

La città, non dimentichiamolo, per la quale Stendhal scrisse: “Parto. Non dimenticherò né la via Toledo né tutti gli altri quartieri di Napoli; ai miei occhi è, senza nessun paragone, la città più bella dell’universo”.
 E addirittura Goethe andò oltre con la più celebre attestazione d’amore: “Vedi Napoli e poi muori”.
A rivelarci la speciale classifica, dettata dalle credenze popolari che a Napoli affondano le radici in secoli di ossequiosa convivenza tra sacro e profano, è Pasquale Sorrentino, titolare di uno degli ultimi negozi di manifattura artigianale in argento e bronzo prodotta esclusivamente in laboratori orafi napoletani.
“Gli Argenti di Pasquale Sorrentino”, al numero 45 di via Scarlatti, nel quartiere Vomero, è un salotto d’arte dal gusto sobrio e raffinato nel quale, accanto alle nuove linee di produzione nazionale, aggiunte negli anni per soddisfare le richieste della clientela, vivono i capolavori senza tempo di arte orafa napoletana che tolgono il fiato e accarezzano il cuore.

Pasquale Sorrentino con due clienti

Pasquale, del resto, non è un semplice venditore: è un intellettuale dell’arte al quale i clienti si rivolgono come fedeli nel confessionale. Nel religioso silenzio del negozio, con disarmante dolcezza ed elegante sensibilità, studia la psicologia del cliente attraverso il motivo dell’acquisto, il destinatario, l’età, il lavoro che svolge e, tra un consiglio e un aneddoto in rigorosa lingua napoletana, l’ambiente finisce per assumere le sembianze di un palcoscenico nel quale arte, cultura e vita quotidiana si fondono trasformando il rito della scelta in commedia.
«Amo visceralmente questo lavoro – confessa Pasquale – che ogni giorno mi entusiasma di più, soprattutto per il rapporto umano che si instaura con le persone. C’è stima reciproca, tanto che molti mi chiamano per nome.

Il monile più venduto: pendente in argento 925 e Vesuvio in bronzo

I clienti – il 90 percento dei quali sono donne – mi raccontano le loro storie personali e la scelta giusta arriva dopo un lungo percorso caratterizzato da ricordi, rimpianti, delusioni, gioie, emozioni, speranze, che spesso sconfinano nell’universo personale e familiare di ciascuno di noi».
Ma cosa scelgono i napoletani? «Soprattutto negli ultimi anni – spiega Pasquale Sorrentino – i gusti sono molto cambiati: l’argenteria tradizionale (posate, cucchiaini, sottovasi e sottopiatti d’argento) non la chiede più nessuno, mentre vanno sempre di moda orecchini, anelli, pendenti, ciondoli. Il settore dell’arte orafa argentiera non risente, infatti, dell’usa e getta. Contrariamente alle oreficerie, nonostante la crisi, la pressione fiscale, l’adeguamento dei laboratori, nel solco della tradizione la continuità della manifattura napoletana dell’argento è garantita dalla creatività.

Pasquale Sorrentino alle prese con la riparazione di un braccialetto (Foto Giornalisti Italia)

L’argento misto al bronzo, infatti, per composità e volume, consente di dare vita a oggetti che sarebbe impensabile realizzare in oro. Non a caso registriamo numerose richieste di riparazione di oggetti da parte di chi cerca di recuperare e mantenere vivo non un semplice oggetto ma un affetto».
Uomo di elevata cultura, Pasquale Sorrentino è un esteta: «La bellezza rappresenta qualcosa che ti genera subito un’emozione. Quell’emozione che guida la scelta degli oggetti che ordino agli orafi e che mi fa attendere con ansia l’arrivo dei pacchi in negozio che non vedo l’ora di aprire».
Il gusto del bello Pasquale l’ha ereditato dalla madre Rita, che è stata una delle sarte più apprezzate di Napoli prima di chiudere l’attività per dedicarsi ai suoi tre figli. «Una buona parte della clientela – ricorda Pasquale – la ringraziava per la sua gentilezza, come fa una figlia con la propria madre. L’accompagnavo a comprare i tessuti per confezionare gli abiti femminili e quell’esperienza per me è stata fondamentale per imparare ad apprezzare e affinare il gusto del bello e la gentilezza».

Le meraviglie dell’arte orafa napotetana nella vetrina di Pasquale Sorrentino

Laureato in Scienze biologiche all’Università Federico II di Napoli, Pasquale Sorrentino immaginava un futuro da biologo. Nel 1996, però, alla morte del padre Luigi si ritrovò in mano le redini dell’attività e non ebbe alcuna esitazione a scegliere di continuarla «per non cancellare tanta fatica».

Cultura, tradizioni e superstizione nelle vetrine de “Gli Argenti” di Pasquale Sorrentino

Il negozio, infatti, l’avevano aperto assieme nel 1989 «perché all’epoca non c’era nessun altro al Vomero. Inizialmente ci occupavamo solo di argenteria da tavola e, nonostante ciò, nel volgere di poco tempo l’attività ebbe un notevole successo.

“Gli Argenti” di Pasquale Sorrentino al Vomero

Il lavoro rallentò con Tangentopoli, forse per l’infondato timore che regalare oggetti da tavolo d’argento avrebbe indotto a pensare che fossero destinati ad ingraziare o corrompere qualcuno. Con mio padre decidemmo, allora, di affiancare i gioielli all’oggettistica. Di gioiellerie nel quartiere ce n’erano, ma specializzate in argento nessuna. Così il negozio ha avuto una seconda fortunata vita dando spazio alla produzione manifatturiera artigianale napoletana in argento».
La malattia e la scomparsa del padre hanno, quindi, spinto Pasquale a continuare la tradizione di famiglia trasformando la tragedia in un atto d’amore. «Il tempo libero – racconta – è poco perché preferisco svolgere l’attività in prima persona».

Manifattura artigianale in argento e bronzo prodotta nei laboratori orafi napoletani

Sposato con Almerinda, di professione insegnante, ha due figlie che lavorano a Roma e dal padre hanno ereditato il fascino, la dolcezza e il sorriso: Laura, laureata in Economia con il massimo di voti alla Federico II, stimatissimo direttore della prestigiosa filiale Unicredit di via del Corso, e Giulia, laureata in Giurisprudenza, che ha seguito le orme della madre e fa l’insegnante.

Pasquale Sorrentino (Foto Giornalisti Italia)

«Nonostante il rammarico di non poter dare continuità all’azienda, sono orgogliosissimo delle mie figlie perché fanno il lavoro che hanno sempre sognato. Eppoi – ammonisce sorridendo – l’azienda continuerà a vivere a lungo perché non penso affatto di andare in pensione».
Ma cos’è Napoli per Pasquale Sorrentino? «È grazia e dolore. Nonostante si ritenga una città con alto tasso di delinquenza, le sue bellezze, i suoi difetti e le sue contraddizioni la rendono unica, come riesce a mettere a nudo nei suoi film Paolo Sorrentino». Un “cugino” di Pasquale per il quale ha fatto la comparsa in “Loro 1”, il film su Silvio Berlusconi interpretato da Toni Servillo.

Nel cuore pulsante dei vicoli di Napoli, un cartello che dice tutto: “Trase dint a chistu vico, aize l’uocchie e guard a storia e chesta città” (Entra in questo vico, alza gli occhi e guarda la storia di questa città). Foto Giornalisti Italia

«Napoli – scriveva Luciano De Crescenzo – per me non è la città di Napoli, ma solo una componente dell’animo umano che so di poter trovare in tutte le persone, siano esse napoletane o no.
 A volte penso addirittura che possa essere ancora l’ultima speranza che resta alla razza umana». (giornalistitalia.it)

Carlo Parisi

L’incanto di Napoli vista dalla Certosa di San Martino al Vomero (Foto Giornalisti Italia)

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