SALERNO – Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Salerno ha convalidato il fermo del tunisino Ridha Rahmounim, 26 anni, reo confesso dell’assassinio del giornalista Luigi “Luca” Esposito, disponendo la misura cautelare in carcere per il reato di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dalla premeditazione, nonché soppressione di cadavere. Il movente è stato secretato dagli inquirenti che si limitano a parlare di «motivi privati e personali».
Il tunisino, che si trova rinchiuso nel carcere di Salerno, era stato rintracciato e fermato dai carabinieri in un casolare abbandonato della zona, al termine di un’intensa attività investigativa, supportata da impronte digitali, analisi delle celle telefoniche e altri elementi raccolti dagli investigatori.
Ridha Rahmounim, noto anche con l’alias Amed Jamal, irregolare sul territorio nazionale e destinatario di un provvedimento di rimpatrio, dovrà dunque rispondere dell’omicidio Luca Esposito, ucciso nella notte tra il 18 e il 19 luglio in un terreno agricolo in località Cioffi di Eboli, e bruciato quando era ancora vivo.
L’avvocato Mauri, difensore del giovane tunisino, ha dichiarato che «ci sono degli aspetti, già emersi durante l’interrogatorio a seguito del fermo, che devono essere sicuramente approfonditi. Naturalmente per eventi così drammatici e complessi è necessario – ma non, come dire, ai fini di un gossip becero – approfondire degli aspetti della vita dei soggetti coinvolti. Poi ci sono degli aspetti tecnici che riguardano effettivamente l’evento della morte della vittima e che potrebbero cambiare l’attuale capo di imputazione, che è un capo di imputazione momentaneo».
L’avvocato ha aggiunto che il suo assistito «ha risposto alle domande e ha chiarito ulteriori dinamiche di quello che è accaduto». Non si è, invece, sbilanciato sull’ipotesi che nel delitto possano essere coinvolte altre persone. Secondo quanto emerso finora, quello tra Esposito e l’assassino, reo confesso, sarebbe stato un incontro programmato e non percepito come potenzialmente pericoloso dalla vittima, anche se in una zona isolata.

L’autovettura di Luca Esposito sulla quale è stata rilevata l’impronta che ha portato al fermo di Ridha Rahmouni
I due uomini si conoscevano da circa un mese, come attestano anche i contatti telefonici dei giorni precedenti. Il motivo scatenante dell’aggressione di Ridha Rahmounim, noto anche con l’alias Amed Jamal, rappresenta insomma un elemento del movente che viene tenuto riservato dagli inquirenti. Resta il fatto che Luca Esposito è stato massacrato a botte e dato alle fiamme mentre era ancora in vita. (giornalistitalia.it)
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