Grande omaggio, a Cuneo, allo storico giornalista nel centenario dalla nascita

Nuto Revelli, il cantore del mondo dei vinti

Nuto Revelli (Cuneo, 21 luglio 1919 – Cuneo, 5 febbraio 2004)

CUNEO –  Due giorni di convegno a Cuneo per ricordare i cento anni dalla nascita del giornalista Nuto Revelli, voce del “mondo dei vinti”. Al Cinema Teatro Monviso si sono, così, ritrovati numerosi colleghi, ma anche critici letterari e tanti amici, guidati in un percorso della memoria da Ezio Mauro, già direttore della Stampa e di Repubblica, che da Dronero, piccolo centro di questa provincia, ha mosso i primi passi nella carta stampata.
Sul palco, insieme a Mauro, nella due giorni dal titolo «Nuto Revelli protagonista e testimone dell’Italia contemporanea», sono intervenuti ben 28 relatori, italiani e stranieri, tra cui il professore dell’Accademia delle Scienze Gastone Cottino, l’inventore di “Slow food”, Carlo “Carlin” Petrini, il docente dell’Università di Torino Luigi Bonanate, il giornalista Corrado Stajano, la ricercatrice Chiara Colombini. E, ancora, Laura Pariani, Cristoph Schminck Gustavus, Carlo Gentile.
È stato, invece, il professor Giovanni Tesio a tracciare un profilo letterario dello scrittore mentre Marco Revelli, a conclusione della due giorni, ha raccontato di suo padre.

Ezio Mauro ha aperto a Cuneo il convegno su Nuto Revelli

E, in effetti, c’è stato tanto da raccontare perché Nuto Revelli era un personaggio a tutto tondo, eclettico e impegnato su diversi fronti. Cuneese doc, negli anni della seconda guerra mondiale, partì volontario per il fronte Russo con gli alpini della seconda divisione.
Al suo ritorno, si schierò con  partigiani, militando, nelle formazioni di “giustizia e libertà” che, in quella zona, erano capeggiate da Duccio Galimberti. Ma la sua attenzione è stata sempre rivolta ai contadini della sua terra: poveri, umili e così emarginati da non essere considerati degni di troppa attenzione.
A quei tempi, il tartufo era soltanto una patata puzzolente e il vino Barolo non era conosciuto oltre il confine del villaggio che lo produceva. A quarant’anni si era vecchi, con le ossa rotte dalla fatica di zappare la terra, senza  sapere se il giorno dopo ci sarebbe stato qualcosa da mangiare.

Il best seller di Nuto Revelli

Quante storie? Nuto Revelli, camminando in lungo e in largo per Langhe, Monferrato e Monregalese, ne raccolse una quantità che diventarono l’argomento del suo libro più famoso, non a caso intitolato “Il mondo dei vinti”.
Non fu facile pubblicarlo perché gli emarginati sembravano un argomento poco adatto da presentare al grande pubblico. Gli editori tentennavano.
Nuto Revelli dovette attendere fino al 1977 quanto Einaudi gli diede fiducia e pubblicò il testo dell’autore. Contrariamente allo scetticismo dei più, fu un successo travolgente al punto da dover ristampare numerose edizioni che, tuttora, continuano a essere riproposte.
Nuto Revelli ha firmato centinaia di articoli e una dozzina di libri sempre con evidenti contenuti autobiografici.
L’esperienza della guerra l’aveva toccato nell’intimo al punto di scrivere due libri: “L’ultimo fronte” e “Le due guerre” (fascista e partigiana). Ogni capitolo è un racconto di sacrificio e di sofferenze: quelle di chi combatte in armi e quelle di chi subisce le rappresaglie dei militari. Le pagine sono una testimonianza di impegno morale e civile, di dubbi che diventano consapevolezza e di incertezze che si trasformano in convinzione.
Per il suo impegno in divisa militare si è meritato il riconoscimento di una medaglia al valore. Però il suo capolavoro letterario sta nella rivalutazione del mondo contadino, della sua povertà e dei suoi bisogni, del suo orgoglio e del suo abbandono. Adesso è, forse, difficile, comprenderne a fondo il significato, ma allora si è trattato di un’autentica denuncia. (giornalistitalia.it)

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