Rievocazione al via con Anna Zafesova e Gian Franco Quaglia. Eventi fino al 17 aprile

Novara rivive la battaglia risorgimentale del 1849

La battaglia di Novara del 1849

NOVARA – La rievocazione della battaglia risorgimentale di Novara (21 marzo 1849) rappresenta l’occasione per un parallelo fra le guerre di ieri e quelle di oggi. Il tema viene sviluppato da Anna Zafesova, giornalista del quotidiano La Stampa, già corrispondente da Mosca e, oggi, firma autorevole per le questioni di politica internazionale.

Anna Zafesova

A sollecitarne le riflessioni e a proporre approfondimenti Gian Franco Quaglia che, pure, è cresciuto professionalmente a La Stampa come caporedattore responsabile delle edizioni provinciali. Da sette anni, presiede la Commissione Disciplinare dell’Ordine dei Giornalisti del Piemonte con il compito di assicurare la correttezza, l’imparzialità e le regole deontologiche dei colleghi.
L’appuntamento è alla “Sala Minola” della Fondazione Faraggiana, alle 17 di venerdì 27 marzo. L’anniversario numero 177 dello scontro fra l’esercito piemontese e quello austro-ungarico che, a Novara, chiuse la prima guerra d’indipendenza cade in un periodo assai complicato con il mondo che sembrerebbe esplodere. E, questo, a dispetto delle cataste di cadaveri che, ogni volta, accompagnano i conflitti.

L’abdicazione di Carlo Alberto

Nel 1849, Carlo Alberto, re sabaudo del ramo Carignano, sfidò la potenza di Vienna, assecondando i singulti nazionalisti dell’intellighenzia del tempo che aspirava alla costruzione di un’Italia tricolore, indipendente dalle forze straniere.
Finì con una sconfitta che obbligò il sovrano ad abdicare in favore del figlio Vittorio Emanuele (al trono con l’indicazione di dinastica di “secondo”) e con i reparti dei soldati fatti a pezzi. Il segno del dolore di quella giornata sta nell’”Ossario” eretto sul luogo dello scontro che conserva i segni e il ricordo delle vittime di allora.
I superstiti si sbandarono e, soprattutto per cercare qualcosa da mangiare, assaltarono negozi, cascine, botteghe e case di cittadini. Devastarono interi quartieri e pestarono a sangue chi si opponeva o solo protestava. La peggio l’ebbe (sembra) Romagnano Sesia che venne messa a ferro e a fuoco.

Gian Franco Quaglia

La cronaca di quel giorno (24 marzo 1849) venne raccontata da Agnese Tornielli Rho di Lozzolo che, con calligrafia minuta e ordinata, raccontò nel suo diario le ore convulse di un paese sotto l’arbitrio della soldataglia. Il documento è stato reso noto di recente. È stato scoperto da Giovanni Lorenzoni riordinando la cantina di un palazzo di Sant’Agabio. Quell’episodio, con la lettura di alcune pagine del manoscritto, viene raccontato, nelle biblioteca Dionisotti di Romagnano il 28 marzo, alle 18.
La rievocazione della battaglia si dipana in una serie di appuntamenti. La palazzina Nord della Barriera Albertina che ospita il museo del Risorgimento è aperta al pubblico con una serie di nuovi cimeli e nuovi arredamenti.

Eleonora Groppetti

Il 9 aprile, alle 17, la Fondazione Faraggiana ospita la storica Silvana Bartoli che propone il ricordo di Cristina di Belgiososo “principessa sulle barricate”. A introdurla e a sollecitarla sugli argomenti più curiosi la giornalista del Corriere di Novara Eleonora Groppetti. L’11 aprile, alle 16, al Museo Rossini, la presentazione di un volumetto con le lettere scritte dal fronte della Crimea (1855) dal capitano (novarese di Borgolavezzaro) Cesare Magnani Ricotti e, con analogo riferimento storico, il 17 aprile, alle 17, Valentina Villa dell’Università Cattolica di Milano riferisce del “contributo italiano alla guerra di Crimea”. (giornalistitalia.it)

Daniele Baglione

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