NOVARA – Alla vigilia dei cent’anni è morto Piero Barbè, il decano dei giornalisti novaresi e piemontesi. All’anagrafe Pierino Barbè, era nato a Novara il 1° febbraio 1924 ed era iscritto all’Ordine dei giornalisti del Piemonte dal 1 luglio 1955.
È un pezzo di storia che se ne va con i ricordi di un’informazione che andava in stampa con il piombo e che, nei decenni, è diventata “a freddo” e poi modulata sulla tastiera del computer.
Fino all’ultimo è rimasto attivo (compatibilmente con l’età). Aveva personalmente presenziato quando, quattro anni fa, gli hanno consegnato targa e medaglia per aver raggiunto i 70 anni di iscrizione all’Ordine dei giornalisti.
E ha continuato a guidare l’automobile. Il covid con il lockdown, costringendolo a casa per tanto tempo, gli ha tolto un briciolo di smalto ma restava uomo di temperamento.
“Pronto…” rispondeva al telefono e la voce anche se un po’ appannata restava quella di chi era abituato a prendere decisioni. Anche se doveva fare i conti con il tempo che gli cadeva addosso. I medici dicono che «si è spento, come una candela».
La sua vita si è sviluppata nei giornali e le redazioni hanno rappresentato la sua seconda casa. Barbè, novarese doc (per gli amici “Pierino” a dispetto del metro e novanta d’altezza) ha esordito poco più che ragazzino alla “Gazzetta di Novara” per diventare poi corrispondente per la “Gazzetta del Popolo”.
Ha collaborato con il Corriere della Sera e con i servizi del Giornale Radio Rai. Infine il passaggio al quotidiano “La Stampa” come redattore.
Nel 1971 è stato tra i fondatori delle pagine provinciali di Novara. Lui e Vittoria Sincero ne sono stati l’anima e hanno contribuito a crescere tre generazioni di cronisti.
Prima Liliano Laurenzi e Gianfranco Quaglia, poi Lorenzo Del Boca e Roberto Eynard. Infine Renaro Ambiel che sono cresciuti alla loro scuola imparando il mestiere. Piero Barbè è stato nominato Cavaliere delle Repubblica e, insieme a una quantità di riconoscimenti, gli sono stati conferiti il premio “Castagna d’oro” e la “Penna d’Oro”.
Da caporedattore Barbè pretendeva un’informazione di qualità, seria, rigorosa, senza fronzoli e senza troppe concessioni ai superlativi. Le notizie dovevano essere essenziali, la scrittura nervosa e il ritmo della frase appropriato. Ma, soprattutto, ogni sillaba andava verificata perché il giornale era una specie di Bibbia e la sua credibilità non andava sprecata, Forse perché la sua lezione non andasse perduta gli hanno consigliato di scrivere un’autobiografia. Con Interlinea ha pubblicato “Giornalista per caso”. (giornalistitalia.it)
Riccardo Del Boca





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