Giuseppe Mazzarino tra Giovanni Romano (a sinistra) e Franco Siddi

ROMA – Sono a Roma, per l’ultima riunione del Collegio dei revisori della Federazione nazionale della stampa. Martedì si apre a Levico il congresso nazionale (il primo da qualche decennio al quale non prenderò parte) e terminerà il mio mandato.
Un velo sottile di malinconia, inutile negarlo, si stende su questi giorni. Quello nei revisori della Fnsi è stato il mio incarico nazionale di più lunga durata negli organismi di categoria (anche se nel Comitato di Redazione della Gazzetta del Mezzogiorno, con due brevi interruzioni, sono stato dal 1989 al prepensionamento, nel 2012). Anche trascurando il mandato da revisore supplente (2004/2007), del collegio dei revisori sono stato presidente dal 2007 al 2011 e dal 2011 al 2015; quindi, dal 2015 ad oggi, revisore effettivo.
Un impegno che ha ottenuto riconoscimenti ed apprezzamento senza limiti territoriali o di componente, come testimonia, tra l’altro, la mia ultima rielezione, quattro anni fa, quando non ero neppure delegato, con l’unanime apprezzamento del mio ruolo di garanzia.

Pippo Mazzarino insieme a (da sinistra) Antonietta Catanese, Luisa Lombardo, Carlo Parisi, Lorenzo Del Boca, Carlo Muscatello, Michele Albanese e Giuseppe Di Pietro in una delle tante manifestazioni della Fnsi in nome della libertà di stampa (Foto Giornalisti Italia)

Il mio impegno per la categoria continua. Una categoria alla quale ho dato molto, e dalla quale molto ho ricevuto, anche in termini di stima e in non pochi casi di affetto, molto al di là dell’ambito strettamente sindacale o professionale.
Ho salutato questa mattina il personale della Fnsi: capace, competente, disponibile. Persone eccezionali, senza le quali il nostro sindacato non funzionerebbe. Grazie a nome di tutta la categoria. Così come ho salutato il direttore della Fnsi, il nostro mitico Giancarlo Tartaglia, agguerrito storico del giornalismo (e non solo del giornalismo) e fra i massimi conoscitori dei contratti di lavoro giornalistico.
Non è un addio, ma semplicemente un ciao. Con un pizzico di tristezza, qualche rimpianto, ma a testa alta. Ed ancora in campo, come sempre, da una parte sola: quella dei giornalisti. Soprattutto in un momento difficilissimo come l’attuale. Senza troppo ottimismo, senza false speranze, ma senza disarmare. Non fosse che per onor di firma… (giornalistitalia.it)

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