Marc Innaro, corrispondente della Rai a Mosca

MOSCA (Russia) – Bloccati ed espulsi. Tolleranza zero da parte delle autorità di Kiev nei confronti del corrispondente della Rai a Mosca, Marc Innaro, e del suo operatore russo, Oleg Shatskov, fermati all’aeroporto mentre si recavano in Ucraina per seguire le presidenziali di domenica prossima.
La ragione ufficiale sarebbe quella di non aver saputo “spiegare lo scopo del soggiorno in Ucraina”, in conformità al “punto 4 paragrafo 8” della legge che regola le frontiere. “Una motivazione – spiega Innaro – francamente ridicola”.
La troupe Rai aveva, infatti, già ricevuto conferma “verbale” di accredito presso la Commissione Centrale elettorale ucraina nonché un’intesa con l’ufficio stampa della Presidenza per un’intervista al presidente Petro Poroshenko, “compatibilmente alla sua fitta agenda d’impegni”. Insomma, era abbastanza chiara – e documentata – quale fosse la ragione del viaggio in Ucraina, dove peraltro ai cittadini italiani non è richiesto il visto d’ingresso “per soggiorni fino a 90 giorni ogni 180 giorni”.
Innaro e Shatskov, dopo essere atterrati a Kiev da Minsk – il volo diretto con Mosca è stato sospeso a causa della crisi del 2014 in seguito all’Euromaidan – sono stati fermati dalle guardie di frontiera e, dopo un “colloquio” con un agente in borghese dei servizi di sicurezza ucraini, imbarcati nel cuore della notte, dopo un’attesa di quasi cinque ore, sul primo volo disponibile per Minsk.
“Ci hanno chiesto se eravamo stati nel Donbass e abbiamo risposto di no”, racconta Innaro. “Poi a Oleg hanno chiesto se
era stato in Crimea e lui ha risposto di sì, ai tempi del referendum. A me invece non l’hanno chiesto”. Dettaglio importante perché Kiev adotta la mano pesante con chi, giornalista e non, si reca nella penisola annessa dalla Russia senza chiedere l’autorizzazione all’Ucraina e senza transitare dal suo territorio.
Innaro in Crimea ci è stato e come tanti altri giornalisti ha utilizzato il volo diretto da Mosca, “per realizzare un reportage sulla comunità italiana di Kerch”. “Se me lo avessero contestato ne avremmo potuto parlare: ma non lo hanno fatto”.
Il risultato è che sul suo passaporto ora c’è un timbro che gli vieta l’ingresso in Ucraina “per tre anni”. La Fnsi e l’Usigrai, in una nota congiunta, definiscono il fatto come “gravissimo” e chiedono “al governo italiano di sollevare formalmente la questione e di chiedere la revoca dell’odioso provvedimento”. “Evidentemente il governo di Kiev ha deciso di oscurare le elezioni e di ostacolare il libero esercizio del diritto di cronaca”.
L’Ansa ha chiesto un commento al ministero degli Esteri ucraino senza ricevere, al momento, alcuna risposta. (ansa)

 

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