Si indaga su presunti “buchi” nelle chat con Ranucci, ristorante e interessi al carbon credit

Niente domiciliari a Valter Lavitola: resta in carcere

Valter Lavitola

ROMA – Il tribunale del Riesame di Roma ha respinto l’istanza di scarcerazione presentata dalla difesa di Valter Lavitola confermando, invece, la misura cautelare in carcere per l’ex giornalista ed editore che ha confessato di essere il mandante dell’attentato compito, il 16 ottobre 2025, davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci.

Sigfrido Ranucci

Lavitola, pertanto, non andrà ai domiciliari nella casa della provincia di Matera, indicata dai suoi avvocati Sergio e Arturo Cola, ma rimarrà nel carcere di Rebibbia. I giudici gli hanno, inoltre, confermato l’aggravante del metodo mafioso. Lunedì scorso aveva reso dichiarazioni spontanee sostenendo che «con Ranucci c’era un grande rapporto di amicizia e speravo che questo rapporto potesse riabilitare anche la mia figura con un riscatto sociale per me». Nel corso dell’udienza, Lavitola si è nuovamente assunto “tutte le responsabilità” come mandante dell’attentato, spiegando che “l’idea della bomba” è stata di Clesio Gomes Tavares, al quale aveva dato “un mandato in bianco, specificando che non doveva fare male a nessuno”.

La Procura di Roma

La Procura di Roma, intanto, prosegue le indagini su presunti “buchi” temporali nelle comunicazioni tra Valter Lavitola e l’ex conduttore del programma Rai “Report”, Sigfrido Ranucci. I carabinieri del nucleo investigativo di Roma e Frascati hanno, infatti, ricevuto dal pm Edoardo De Santis il mandato di indagare sui “salti” temporali nelle chat fra i due amici sia prima che dopo l’esplosione del rudimentale ordigno fatto esplodere a Pomezia. L’analisi dei telefoni cellulari e del pc sequestrati all’imprenditore reo confesso di essere il mandante dell’azione dinamitarda evidenzierebbe, infatti, cancellazioni sospette nelle chat, sia nella fase precedente all’attentato che in quella successiva. Elementi che stanno portando gli inquirenti, che hanno affidato le indagini ai Nuclei Investigativi dei carabinieri di Roma e Frascati, ad ulteriori verifiche.

Francesco Lo Voi

Parallelamente i pubblici ministeri della Dda, coordinati dal procuratore Francesco Lo Voi, indagano sul fronte finanziario che riguarda, oltre il ristorante Cefalù di Monteverde, gli affari di Lavitola che, in Africa, aveva anche interessi legati al carbon credit.
«Rispettiamo la decisione del Tribunale del Riesame, che ha confermato l’ordinanza di custodia cautelare – ha commentato il legale di Valter Lavitola, Sergio Cola – anche se chiaramente non ne condividiamo assolutamente le conclusioni sia in fatto che in diritto. Ora attenderemo che siano depositate le motivazioni che arriveranno entro 45 giorni, ma già oggi presenteremo ricorso in Cassazione, per saltum, contro l’ordinanza del gip che ha rigettato la nostra richiesta sulla perdita di efficacia della custodia cautelare che riteniamo sia ampiamente fondata». (giornalistitalia.it)

 

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