Rupert Murdoch e Robert Thompson

NEW YORK (Usa) – La News Corp di Rupert Murdoch chiude il quarto trimestre dell’esercizio fiscale facendo registrare ricavi in rialzo dell’11%, pari a 9,02 miliardi, che per ogni azione corrispondono ad un utile pari al doppio del previsto (8 centesimi). L’esercizio 2018 si chiude, però, con un buco di 1,4 miliardi di dollari, povero oltre il doppio di quello dell’anno precedente. I ricavi ammontano, infatti, a 2,69 miliardi di dollari contro i 2,65 miliardi previsti, dei quali 1,29 provenienti dai servizi di informazione.
Il Sole 24 Ore Radiocor spiega che, ieri, il titolo è affondato a Wall Street (-11% a 13,70 dollari): «Da inizio anno ha perso il 17%, tornando ai livelli di dodici mesi fa. Per il Ceo Robert Thomson quella dell’anno terminato il 30 giugno scorso è stata tuttavia “una performance robusta in tutti i business” e con “cambiamenti positivi e profondi nel nostro flusso dei ricavi, che sono stati più globali, digitali e basati sugli abbonamenti”. Un esempio: The Times, The Sunday Times e The Wall Street Journal “hanno raggiunto nuovi massimi nella loro trasformazione digitale con abbonati digitali che ora superano quelli della versione cartacea”».
«Nei tre mesi al 30 giugno scorso – spiega ancora il quotidiano di Confindustria – l’azienda editoriale ha registrato una perdita trimestrale di 355 milioni di dollari contro quella da 424 milioni dello stesso periodo dell’esercizio 2017. News Corp ha giustificato il buco citando la combinazione di Foxtel e Fox Sports Australia, ora una delle pay-tv più grandi d’Australia.
Gli utili per azione al netto di voci straordinarie sono calati a 8 da 10 centesimi contro i 6 centesimi attesi dal mercato. I ricavi trimestrali sono saliti del 29% a 2,69 miliardi di dollari da 2,08 miliardi dello stesso arco temporale dell’esercizio precedente, oltre il consenso fermo a 2,65 miliardi».
La minuziosa analisi de Il Sole 24 Ore Radiocor evidenzia che «nell’intero esercizio la perdita è stata di 1,4 miliardi di dollari, superiore a quella da 643 milioni del 2017, colpa di svalutazioni per 998 milioni legate a Foxtel e, tra gli altri fattori, un impatto di 237 milioni dato dalla riforma fiscale approvata in Usa prima di Natale. I ricavi sono, invece, saliti grazie ai servizi immobiliari digitali, “che continuano a fiorire”, alla divisione libri e a un impatto positivo di 172 milioni di dollari dato dalle fluttuazioni valutarie. Le vendite sono state tenute a freno, secondo News Corp, da un calo della pubblicità su carta stampata e dal fatturato della divisione che produce informazione.
In particolare, la divisione “News and information” ha visto un aumento delle vendite trimestrali dell’1% annuo a 1,29 miliardi. In un anno i ricavi sono saliti dell’1% a 5,12 miliardi. In questa divisione, gli introiti da pubblicità sono scesi nel quarto trimestre fiscale del 2%, complice la decisione di mettere fine alle edizioni cartacee internazionali del Wsj.

Mark Thompson: “Gli algoritmi non sono ancora capaci di scrivere”

Le vendite in edicola e da abbonamenti sono salite del 5% grazie al contributo dell’agenzia Dow Jones e a un aumento degli abbonamenti alla versione digitale del Wall Street Journal. Hanno aiutato anche un aumento dei prezzi e i cambi valutari. Rispetto al fatturato totale di questa divisione, il 30% è arrivato dal digitale ossia il 4% in più sull’anno precedente. Il Wall Street Journal contava 1,590 milioni di utenti digitali attivi quotidianamente nei tre mesi al 30 giugno (100mila in più in tre mesi) contro 1,270 milioni di 12 mesi prima.
Per un confronto al 30 giugno scorso il New York Times contava 3,8 milioni di abbonati totali, di cui 2,9 milioni solo digitali e secondo il Ceo Mark Thompson “presto” si arriverà a un totale di 4 milioni, di cui 3 milioni digitali.
Nella piccola ma in crescita divisione dei servizi immobiliari digitali, il giro d’affari è aumentato tra aprile e giugno del 19% a 299 milioni e nel 2018 c’è stato un +22% a 1,14 miliardi, merito dei siti Rea Group e Move.
Nella divisione libri il fatturato trimestrale è cresciuto del 20% a 490 milioni di dollari; quello annuale è aumentato del 7% a 1,758 miliardi. Per il Ceo, il successo di HarperCollins “sottolinea l’importanza di editori intelligenti e di grandi scrittori che creano contenuti premium. Gli algoritmi non sono ancora capaci di scrivere bei libri”».

 

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