Erminio Ferrari, nel soccorso alpino, precipita in Val Grande sotto gli occhi della figlia

Muore in un crepaccio il giornalista della montagna

Erminio Ferrari

VAL GRANDE (Verbano-Cusio-Ossola) – Piede in fallo, la scivolata, la tragedia. Doveva essere una passeggiata come tante sulla montagna che conosceva bene, ma quella di ieri mattina gli è stata fatale: Erminio Ferrari, 61 anni, giornalista professionista di Cannobio (Lugano), iscritto all’Ordine del Piemonte dal 3 maggio 1989, è morto precipitando in un crepaccio durante un’escursione lungo la cresta nord-ovest del Pizzo Marona (2.051 metri).
Una tragedia che ha lasciato tutti attoniti e nel dolore, consumatasi nella tarda mattinata di ieri, mercoledì 14 ottobre, sotto gli occhi della figlia, Marta, che aveva deciso di regalarsi, insieme al padre, una giornata su questa cima dell’entroterra verbanese.
Erminio Ferrari, “il giornalista della montagna”, mentre procedeva verso la Zeda, ha improvvisamente perso l’equilibrio in un tratto particolarmente impervio ed è precipitato per diversi metri: un volo che gli è stato fatale.
I primi ad accorrere sul posto sono stati gli uomini del soccorso alpino della stazione Val Grande: per loro una dura prova, il recupero della salma di un amico.
Erminio era, infatti, un volontario del soccorso alpino, del gruppo di Cannobio, aderente alla stazione Val Grande della Decima delegazione Valdossola del Cnsas.
Di professione giornalista, Ferrari aveva iniziato a scrivere per l’Eco di Locarno. Da tempo era una penna graffiante de La Regione, responsabile del settore Esteri.
Giornalista e apprezzato scrittore, Erminio Ferrari ha dato alle stampe numerosi libri, in particolare guide, racconti e romanzi.
Il suo esordio nel 1985 con “Luoghi non tanto comuni”, poi la guida “Val Cannobina”, il racconto-memoria “In Valgranda”, il saggio “Contrabbandieri”, e molti altri titoli.
Vivace conferenziere, il suo sguardo si illuminava quando parlava della Val Grande e delle sue montagne, a cui ha dedicato pagine avvincenti, riaccendendo i focolai della memoria dispersa dagli anni; riallacciando nei suoi scritti la storia di luoghi e genti, quali ultimi sussulti di una cultura rurale alpina che va sempre più scomparendo. (giornalistitalia.it)

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