WASHINGTON (Usa) – Il giornalista Daniele Compatangelo, corrispondente de La7 dagli Stati Uniti, è stato ritrovato morto, probabilmente stroncato da un infarto, nella sua abitazione di Arlington. Aveva 50 anni.
Sua l’intervista telefonica al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che nel giugno scorso ha sostenuto che, durante il G7 in Francia, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni lo avesse «supplicato di fare una foto». «Non l’avrei fatta, ma mi ha fatto pena!», afferma Trump nell’audio diffuso da La7 a “L’aria che tira” che indignando un’allibita Meloni ha aperto lo scontro con il presidente degli Stati Uniti.
Nato a Savona il 15 novembre 1975, Daniele Compatangelo era giornalista professionista iscritto all’Ordine del Piemonte dal 25 luglio 2001. Cresciuto a Torino, aveva lavorato per il quotidiano Il Secolo XIX e curato numerosi uffici stampa, tra cui quelli di otto edizioni dei Giochi Olimpici, da Sydney 2000 a Londra 2012. Da anni viveva negli Stati Uniti, dove curava le corrispondenze per varie testate italiane, tra cui Sky TG24.
Autore di numerosi documentari e reportage, è stato produceva della Nbc e ha collaborato con la Rai, Mediaset, Tv2000 e la televisione pubblica della Svizzera italiana Rsi. Ha lavorato anche con Antonio Di Bella e Lucia Annunziata a “Mezz’ora in più”. Il suo documentario investigativo “The Los Angeles Breakdown”, nel giugno 2011, ha ricevuto la Menzione d’Onore al 53° Southern California Journalism Awards di Los Angeles.
Attualmente era presidente dell’associazione dei corrispondenti esteri White House Foreign Correspondents Association (Whfca).
«Dire che sono sconvolto è poco», ha dichiarato all’Adnkronos il conduttore de “L’aria che tira”, David Parenzo: «Non era soltanto un grande professionista, ma era anche un vero amico. Nel nostro mestiere capita che un rapporto professionale si trasformi in un rapporto di amicizia, e con Daniele è stato proprio così».
Parenzo racconta che i due si sentivano praticamente ogni giorno. «L’ultima telefonata – ricorda Parenzo – l’ho avuta ieri. Ci mandavamo quasi quotidianamente messaggi e avevamo anche una chat de “L’aria che tira” in cui ci faceva un briefing costante su quello che accadeva negli Stati Uniti, segnalandoci le cose più importanti».
«Ad agosto sarei dovuto andare in America e ci eravamo organizzati per vederci a Washington», aggiunge Parenzo che, sottolineando il legame nato negli anni, ricorda che «Compatangelo era un giornalista vecchio stile, nel senso migliore del termine: un cronista che aveva fonti di primissimo piano, appassionato, sempre alla ricerca della notizia. Era alla Casa Bianca praticamente H24. Lo potevi chiamare a qualunque ora del giorno e della notte e lui rispondeva. Facevamo i collegamenti la mattina: per lui erano le 6.30 a Washington eppure era sempre presente».
Il conduttore de “L’aria che tira” evidenzia soprattutto l’approccio professionale del collega: «La cosa forte di Daniele è che non era un giornalista ideologico. Era una persona che stava lì, sul campo, che frequentava la Casa Bianca, il Pentagono, che aveva rapporti veri con i protagonisti della politica americana, dal segretario di Stato Marco Rubio ai diversi ambienti dell’amministrazione».
Nel ricordo c’è spazio anche per il lato più personale e ironico di Compatangelo: «Aveva un grandissimo understatement. In diretta riuscivamo anche a scherzare. L’ultima volta gli chiesi: “Ma come hai salvato Trump sul telefono?”. E lui mi mandò lo screenshot: lo aveva registrato semplicemente come “Trump presidente”. Aveva la capacità di passare dal rigore del cronista alla leggerezza del talk show. Era davvero un amico. Gli ho voluto molto bene».
Alla famiglia e ai colleghi il profondo cordoglio del Direttore e della Redazione di Giornalisti Italia. (giornalistitalia.it)










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