TERMOLI (Campobasso) – Si possono condividere o meno le opinioni di Vittorio Feltri, fuori dagli schemi e dalle rime, ma la pergamena attestante il conferimento dell’onorificenza del Molise e della Fierezza Sannita, da parte del Consiglio regionale del Molise, insieme al Comune di Termoli e all’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo, è a dir poco esilarante e quando sarà recapitata al celebre direttore non potrà che ispirare una delle sue proverbiali, provocatorie, spregiudicate e, in questo caso, esorcizzanti battute.
«La più alta riconoscenza al custode del bello, del nobile, del vero», si legge sulla pergamena, presentata nel corso della cerimonia tenuta stamane nella sala consiliare del Comune di Termoli, nella quale è testualmente scritto: «Il Presidente del Consiglio Regionale del Molise, Quintino Pallante, conferisce la onorificenza con la più alta gratitudine al prof. Vittorio Feltri “Alla Memoria”».
Si dà il caso che il celebre direttore, vivo e vegeto dall’alto dei suoi 82 anni, fosse regolarmente collegato in videoconferenza da Milano, ricordando di essere «montanaro di origin»e e di aver trascorso anni a Guardialfiera, «assimilandone l’aria» che gli è rimasta dentro.
La cerimonia, nella sala consiliare del Comune di Termoli, alla presenza del sindaco Nicola Balice, del presidente del Consiglio comunale, Annibale Ciarniello, del rappresentante dell’Aast Molise, Maurizio Varriano, di Vincenzo Di Sabato, storico di Guardialfiera e amico di Feltri, è andata avanti tranquilla tra i complimenti della sala e i commossi ringraziamenti di Vittorio Feltri.
«Ho imparato – ha raccontato il giornalista in collegamento da Milano – ad andare a cavallo a Guardialfiera. Ricordo i tuffi nell’acqua fredda del Biferno. Mi sono ripromesso quest’anno di tornare… I molisani li apprezzo perché mi specchio in loro: abbiamo lo stesso carattere, la stessa volontà, abbiamo il paesaggio che un po’ ci somiglia, tutto questo mi fa rimanere a Guardialfiera, nel Molise in generale, sono stato anche a Campobasso. Amo la vostra regione e mi dispiace non abitarci».
«Sono semplicemente un lavoratore – ha ricordato – che si è dedicato a questo mestiere senza avere doti particolari, ma con la volontà di fare bene».
Quindi, ha parlato del suo nuovo libro, “Chi non legge è perduto”, sottolineando che «perdere il territorio è come perdere un papà. Al Sud si vive con maggiore fatica, ma la fatica fa bene all’animo. Vorrei essere lì con voi, questo è l’unico rammarico».
Chissà se rimarrà della stessa idea al ricevimento della pergamena. Certo è che sia in sala, sia in tv, sia sul web, dove abbondano posizioni favorevoli e contrarie (Pd e Arcigay), nessuno si era finora accorto del marchiano e imperdonabile errore che – siamo certi – Feltri seppellirà con una fragorosa risata. Lunga vita, Direttore! (giornalistitalia.it)







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