ROMA – La notizia della morte di Michele Albanese è di quelle non si vorrebbero mai ricevere. Mi addolora profondamente. La Calabria e l’Italia perdono uno dei suoi uomini e giornalisti migliori, un testimone autentico e rigoroso di libertà e verità. Non ha mai cercato le platee della notorietà personale.

L’arcivescovo Salvatore Nunnari e Michele Albanese l’8 agosto 2014 a Polistena in una manifestazione per il lavoro, la legalità e contro ogni minaccia ai giornalisti
È stato sempre se stesso, umile, quanto determinato a raccontare notizie scomode per la malavita organizzata, la ’ndrangheta e le mafie, restando sempre in frontiera, nei luoghi scomodi della sua terra, convinto che al riscatto civile e alla società della legalità ciascuno debba portare il suo contributo vivendo sul campo. Un’esperienza, questa, dura e difficile, che lo ha esposto a gravi pericoli, fino a costringerlo a vivere sotto scorta quasi dodici anni: una condizione che lo ha salvaguardato ma ne ha condizionato la vita privandola di normalità per sé e per la famiglia.
Michele avrebbe potuto cercare di avere un posto adeguato fuori. Ha sempre, invece, voluto stare lì, nella sua terra, per dare voce alle qualità e alle libertà della sua comunità, evidenziando di contro violenze e soprusi. Un sacrificio che ha pagato in salute. L’ho trovato in frontiera un quindicina d’anni fa con la Fnsi.
In Calabria è sempre rimasto e ogni scelta, anche associativa, come l’adesione alla Figec, l’ha fatta sempre con fedeltà alla sua autonomia di coscienza, alla sua comunità e alla sua missione di libertà e verità. Senza etichette.
È stato sempre la stessa persona della legalità che convinse più di tutti il Ministero dell’Interno a istituire il Centro di coordinamento sul monitoraggio delle minacce e degli attentati contro i giornalisti. Il nome e l’opera di Michele Albanese possono e debbono continuare a vivere. Ai familiari le più sentite condoglianze. (giornalistitalia.it)
Franco Siddi
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CONVENZIONI



Franco Siddi non si smentisce mai. Grande amico della Calabria, grande amico dei calabresi, grande alleato e testimone autorevole delle tante battaglie civili di Michele e del nostro mondo. Un guerriero che non ci ha mai lascati da soli, e che oggi prende carta e penna per ricordare al Paese il valore di questo nostro straordinario compagno di lavoro. Di questo i giornalisti calabresi, caro Franco, ti resteranno grati per sempre. Grazie con tutto il cuore di questa tua bellissima testimonianza.