Il giornalismo perde un interprete genuino della libertà e della difesa dei diritti di tutti

Michele Albanese simbolo della Calabria che resiste

Michele Albanese

REGGIO CALABRIA – Ha lottato a lungo, e alla fine è stato costretto a cedere davanti all’unico avversario che, alla lunga, si è dimostrato più forte. Almeno a partire da quel difficile 2014, anno in cui la sua vita fu terremotata dalla necessità di assegnargli la scorta a seguito della scoperta di un piano mafioso per ucciderlo. Alla ’ndrangheta non erano piaciuti alcuni suoi articoli e aveva deciso di fargliela pagare.

Pino Toscano

Anche nella nuova condizione – che ovviamente poneva una serie di limiti rispetto alla libertà di movimento – Michele non si piegò. Continuando a fare quello che aveva sempre fatto, prima da giornalista e poi da sindacalista: difendere i diritti delle persone. A cominciare dal più importante: la libertà. Libertà di vivere essendo padroni della propria vita e respirando aria buona.
In quel difficile tornante, il sindacato calabrese dei giornalisti, guidato da Carlo Parisi, fu accanto a Michele: non solo dando solida testimonianza di sensibilità intraspecifica collettiva, ma quasi ponendosi come “scudo umano” attorno a lui per fare argine alla violenza mafiosa. Se la ’ndrangheta pensava di indebolirlo, Carlo pensava a come rafforzarlo all’interno della categoria. Come? Me ne parlò un giorno.
All’epoca ero vicesegretario regionale e consigliere nazionale. Non ci volle molto a decidere: concordammo che mi sarei dimesso dal Consiglio nazionale per far posto a Michele; lo stesso avrebbe fatto Andrea Musmeci, spianando la strada della Fnsi al direttore di Calabria Ora, Luciano Regolo, reduce da un gravissimo episodio che lo aveva visto vittima della “presa” della politica cosentina sul quotidiano calabrese.

Reggio Calabria, ottobre 2016: Luciano Regolo, Michele Albanese, Carlo Parisi e Tonino De Pace al Teatro Odeon in occasione del dibattito sulla libertà di stampa promosso dal Circolo del Cinema Cesare Zavattini

Albanese non tardò a mettersi in luce nella Fnsi. Ottenuta la fiducia dei colleghi, si guadagnò la delega alla Legalità diventando il punto di riferimento centrale di tutti i giornalisti minacciati. Non tutti però, nel Consiglio nazionale, erano sinceramente schierati e solidali con quel giornalista “di provincia” e per giunta calabrese che, suo malgrado, aveva conquistato ampia visibilità suscitando un po’ ovunque apprezzamenti e consensi.

Reggio Calabria, 3 maggio 2017 “XXIV Giornata mondiale della libertà di stampa”. Da sinistra: Carlo Parisi, Michele Albanese, Lorenzo Del Boca e Mimma Iorio

E qui devo aprire una parentesi: quello del giornalista è un mestiere bellissimo, ma è anche frequentato in certa misura da gente strana, tipo pavoni (in genere sono i più scarsi) e invidiosi (brutta razza). Fu così che, quando Parisi decise di fondare la Figec, liberando finalmente la categoria da 114 anni di sindacato unico, Albanese fu tra i primi a seguirlo. Conservando nella neonata sigla sindacale – ben presto meta di continui approdi da parte di tanti colleghi stanchi di una gestione politica “a pignone fisso” – la delega alla Legalità che fino a quel momento era rimasta praticamente sulla carta.

San Nicola Arcella (Cs), luglio 2016: convegno su “L’impegno dei giornalisti nel rispetto della legalità. Nel ricordo di Giancarlo Siani”. Da sinistra: Ugo Manco, Giuseppe Crimaldi, Ottavio Lucarelli, Diletta Aurora Della Rocca, Ugo Floro, Carlo Parisi, don Ennio Stamile e Michele Albanese Palazzo del Principe Lanza di Trabia

In quella fase un pezzo della categoria, la più livorosa, diede il peggio di sé. E perfino oggi, nel giorno più doloroso, nell’ora che avrebbe dovuto imporre il dovere della sobrietà, taluni sono riusciti a prodursi in osservazioni sguaiate, addirittura attribuendo una insufficiente attenzione al caso del collega. Avete indovinato : sono proprio quelli che ogni giorno ci spiegano come vivere e come respirare.
Michele e io non eravamo amici in senso stretto. Tra noi, però, c’erano lealtà e considerazione. Non poco dentro una categoria che da qualche tempo ha perso la bussola, travolgendo regole e sentimenti. Negli ultimi anni ci siamo visti poco. È andata così. Cieli azzurri, Michele. (giornalistitalia.it)

Pino Toscano

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