Lo conferma l’autopsia. Resta da verificare il legame con la gastroscopia

Mauro Pianta è morto per una lesione al cuore

Mauro Pianta e la moglie Silvia Scarrone

Mauro Pianta e la moglie Silvia Scarrone

TORINO – Una lesione alla parete del cuore: questa la causa della morte del giornalista Mauro Pianta, 47 anni, deceduto mercoledì scorso all’ospedale Molinette di Torino per un arresto cardiaco dopo una gastroscopia in sedazione totale.
«L’autopsia sul corpo del giornalista – scrive La Stampa, giornale con il quale Mauro aveva a lungo collaborato, – ha confermato i sospetti emersi già nelle ore successive al decesso. A provocare l’emorragia e l’arresto cardiaco è stata una lesione alla parete del cuore. Lesione che ha provocato un tamponamento cardiaco e che sarebbe compatibile con l’intervento a cui si era sottoposto: una gastroscopia con radiofrequenza, terapia che doveva servire a monitorare l’esofagite da reflusso di cui soffriva il giornalista».
Certo serviranno altri accertamenti, più approfonditi. Resta, naturalmente, da stabilire se e in che misura l’esame possa essere collegato con l’emorragia che ha ucciso Mauro Pianta.
«Ad un primo esame, infatti, – riporta il quotidiano di Torino – il pericardio, la membrana che avvolge il miocardio, non sembra essere stata danneggiata. Aspetto questo che farebbe pensare al sopraggiungere di un infarto indipendentemente dalla terapia a cui era stato sottoposto Pianta».
L’autopsia alla salma di Mauro Pianta è stata eseguita questa mattina, lunedì 9 aprile, dal medico legale incaricato dalla procura di Torino, Alessandro Marchesi, alla presenza dei consulenti di parte: Roberto Testi per la famiglia Pianta, Davide Santovito per i medici dell’ospedale. La procura, all’indomani del decesso, aveva infatti aperto un fascicolo, affidato al pubblico ministero Elisa Buffa, per omicidio colposo dopo che la moglie del giornalista, Silvia Scarrone, assistita dagli avvocati Renato Ambrosio e Alessandra Torreri, si era rivolta ai carabinieri ed aveva quindi presentato querela.
Il giorno successivo al decesso nel reparto di Medicina delle Molinette, i militari avevano denunciato a piede libero l’anestesista Leonarda Deriu e il dottor Luca Dughera, dirigente medico a capo dell’équipe che ha eseguito l’intervento diagnostico di mercoledì. (giornalistitalia.it)

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