ROMA – «“Le stagioni di una vita”, il romanzo-verità scritto da Francesco Puccio e Giulia Romoli, non è solamente la storia di mio padre Domenico e di suo fratello Albino, ma racconta le vite di milioni di italiani che, in epoche più complicate, hanno dovuto lasciare la propria casa per dare un futuro ai loro figli, alle generazioni successive.
Un bellissimo libro che ci ricorda i sacrifici che hanno fatto le nostre famiglie, e dell’importanza delle radici che ci legano ai nostri luoghi dell’anima».
Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia e presidente della Commissione Esteri e Difesa, nonché giornalista professionista dal 2 ottobre 1981, presenta al Senato – che da lunghi anni è la sua seconda casa – il libro scritto da Francesco Puccio e Giulia Romoli che ripercorre il percorso fatto di valori e sacrificio della sua famiglia di origine, una storia che parte da un piccolo paese della Campania: Roscigno.
“Le stagioni di una vita” è un romanzo biografico che racconta le figure di Domenico Gasparri – Generale dell’Arma dei Carabinieri scomparso nel 2017, padre di Maurizio – e del fratello Albino. Sono le vite parallele dei due fratelli che, ricostruite e raccontate dal nipote Francesco Puccio, coprono un secolo di storia tra emigrazione, riscatto sociale e impegno politico, a partire dal borgo di Roscigno Vecchia.
«La nostra – sottolinea Gasparri – è una storia italiana che ci riguarda tutti e che vale la pena di raccontare perché di storie come questa in Italia se ne contano a centinaia di migliaia».
La celebre canzone di Francesco De Gregori ricorda che “la storia siamo noi, padri e figli”. «Bene, in questa occasione – sottolinea Maurizio Gasparri – abbiamo dimostrato che davvero «la storia siamo noi, tutti noi, tutti voi, noi tutti insieme, tutte le nostre famiglie. Francesco Puccio insieme a Giulia Romoli hanno scritto un romanzo fuori commercio fatto per alcune presentazioni, ma è tutto vero».
«Dentro – evidenzia Maurizio Gasparri – c’è la storia di Domenico Gasparri, mio padre, e di Albino Gasparri, caro fratello di mio padre, che ancora molto piccoli, mio padre 14-15 anni, Albino 9 anni, partono da Roscigno, Comune dell’entroterra occidentale, povero, agricolo, dove le donne si sacrificavano per mandare i figli a scuola, e i mariti fuori a lavorare, e vanno a Cava dei Tirreni.
Poi mio padre finisce a Roma, dove ha fatto l’ufficiale dei Carabinieri e l’avvocato dopo aver lasciato l’Arma. A Cava dei Tirreni suo fratello Albino ha fatto, invece, il professore. Lui è morto a 50 anni, mio padre ha vissuto fino a 97 anni. Albino ad un certo punto della sua vita diventò anche sindaco di Roscigno. Ecco la verità, oggi abbiamo solo raccontato le nostre radici.
Nostro nonno, Clemente Gasparri, che si chiamava come oggi mio fratello, andò in America nel 1924, sbarcò a Ellis Island, quindi nel nostro passato ci sono anche storie di grandi sacrifici.. .e di pura emigrazione. Nessuno di voi potrà mai immaginare l’emozione di ritrovare il suo nome nell’elenco e nel registro generale di Ellis Island che oggi è in rete alla portata di tutti».
Una sala piena come un uovo, con un moderatore che è tutto un programma, Pierluigi Diaco, un vero principe dell’intrattenimento, che anche in questa occasione dimostra una classe, uno stile e una padronanza fuori dal comune, garbatissimo e attentissimo alla forma e alla sostanza, cosa che rende ancora più solenne il rito di iniziazione di un libro.
Poi è la volta degli autori. «Presentare il nostro romanzo nel cuore delle istituzioni, al Senato della Repubblica – sottolineano Francesco Puccio e Giulia Romoli – rappresenta un traguardo fondamentale e un’importante conferma del valore civico del lavoro svolto perché in una società iper-connessa ma paradossalmente incapace di soffermarsi sull’ascolto e sul racconto orale, emerge forte l’urgenza di rimettere al centro la forza della parola scritta».
«Questo libro – afferma Francesco Puccio – nasce proprio dall’esigenza di trasformare le storie individuali in memoria condivisa». Il romanzo non nasce per i canali della grande distribuzione e non ha nessuna finalità commerciale «ma è molto più semplicemente – aggiunge Giulia Romoli – un progetto culturale e civile che vuole essere un omaggio a Roscigno (paese dell’entroterra del Cilento) e a tutti i paesi-sentinella d’Italia, custodi silenziosi del tessuto antropologico e sociale del Paese. Un Sud che racconta l’Italia».
Le pagine raccolgono le storie di un Sud rurale che riflettono la realtà di tantissime comunità italiane: il sacrificio di generazioni separate dai propri affetti in cerca di fortuna, figli spinti a lasciare la propria terra ancora troppo piccoli e donne che si sono sacrificate per la famiglia rinunciando alla propria libertà. E tra le finalità del romanzo – aggiungono i due studiosi – il tema particolarmente caro è la valorizzazione e il riscatto del territorio. L’obiettivo è, dunque, promuovere azioni concrete che coinvolgano la comunità contro il fenomeno dello spopolamento progressivo e della perdita della memoria locale.
Il percorso è iniziato con una ricerca accurata attraverso i documenti di questo comune del Cilento, appunto Rescigno, ripercorrendo i principali avvenimenti del Novecento e andando ancora più indietro. Le vicende dei protagonisti si intrecciano con la grande storia: I moti risorgimentali cilentani del 1820-1821, Il dramma dell’emigrazione transoceanica degli anni Venti e Trenta, Il secondo conflitto mondiale e la Ricostruzione.
«Sono storie – ripetono Giulia Romoli e Francesco Puccio – che possiedono il potere di riportare la collettività al centro dello scambio e della condivisione. Forme di tutela e valorizzazione come questa sono necessarie per ridare voce alle tantissime realtà che compongono la penisola, scrigni di identità ed esperienze che non devono andare perse.
Finché ci sarà qualcuno pronto a conservare e tramandare, ogni storia familiare verrà custodita e nessuna terra sarà davvero abbandonata. Un modo per non dimenticare mai chi siamo e tutti quelli che ci hanno preceduto».

Dal 1892 al 1954 gli immigrati che arrivavano negli Stati Uniti dovevano passare attraverso il centro di controllo di Ellis Island, a New York per essere sottoposti a visita medica e verifica del possesso dei requisiti per entrare nel Paese
La parte forse più commovente della cerimonia è stata l’intervento finale del fratello di Maurizio Gasparri, Clemente, generale di corpo d’armata e vicecomandante generale dell’Arma dei Carabinieri dal 7 marzo 2012 al 6 marzo 2013, che racconta il momento più solenne e più felice della sua vita, quando da alto ufficiale dell’Arma accompagnò suo padre ormai vecchio a salutare la bandiera storica dei Carabinieri: «io lui e la bandiera, un momento di grande magia». Un inno, dunque, alla famiglia, un vero e proprio manifesto della famiglia italiana, raccontata oggi in Senato con una semplicità e una modestia tutta meridionale.
Tornato a casa, da curioso cronista sono andato su internet a cercare il sito di Ellis Island e, una volta trovato il registro generale degli arrivi degli italiani a New York, ho digitato il nome di mio nonno paterno, Giovanni Nano. Ho scoperto, così, per caso che anche lui era arrivato a Ellis Island nel 1939 proveniente da Sant’Onofrio, che è poi il nostro paese di nascita. Meravigliosa scoperta.
Non ricordo chi esattamente lo abbia detto nel corso della festa di questo libro – forse Giulia Romoli – ma ai ragazzi bisogna raccontare tutto quello che si sa dei propri nonni, per non rischiare che i silenzi tra padri e figli oscurino una parte delle nostre vite. Oggi tutto questo è capitato anche a me. (giornalistitalia.it)
Pino Nano













CONVENZIONI


