L’incontro al Quirinale del Presidente della Repubblica con gli studenti di giornalismo

Mattarella: l’informazione è un bene comune

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, con una delegazione di studenti delle scuole di giornalismo (Foto Francesco Ammendola/Quirinale)

ROMA – Qualità e libertà d’informazione, responsabilità dei cronisti e pericoli dell’Intelligenza Artificiale, insieme ad un richiamo, quasi inedito, per grande fermezza, all’autoironia come “vaccino contro il delirio di onnipotenza”: ieri al Quirinale, Sergio Mattarella, con il suo incisivo discorso, non si è limitato ad incontrare e parlare ad una delegazione di studenti delle scuole di giornalismo, ma ha scelto di intervenire sul cuore stesso della democrazia contemporanea, cogliendo l’occasione per tracciare la rotta in un tempo così travagliato e difficile.

Sergio Mattarella

Il punto di partenza è stata una netta constatazione: il giornalismo non è più quello “romantico e avventuroso” dei secoli passati, ma proprio per questo la sua funzione è diventata ancora più decisiva.
In una società esposta alla sovrabbondanza di contenuti e alla fragilità della verità, Mattarella ha ribadito che senza informazione libera e indipendente non può esistere democrazia. Ed è qui che si è innestato il principio cardine del suo discorso: “libertà e responsabilità”, come “architravi inseparabili” indicate dalla Costituzione stessa.
Dentro questo perimetro, “l’autonomia di pensiero e la deontologia professionale non sono elementi accessori”, ma strumenti essenziali del mestiere che consentono di mantenere un confine netto tra vero, verosimile e falso, e quindi di preservare la funzione primaria del giornalismo: rendere conoscibili i fatti in modo affidabile.

Sergio Mattarella parla agli studenti delle scuole di giornalismo (Foto Quirinale)

Da questa impostazione è derivata una seconda riflessione riguardante il sistema editoriale nel suo complesso. L’informazione, sottolinea il Capo dello Stato, “non può essere ridotta a un prodotto commerciale, perché è a tutti gli effetti un bene pubblico”. Per cui, ogni vulnerabilità del pluralismo informativo diventa una ferita per l’intera società.

Gli studenti delle scuole di giornalismo spiegano a Mattarella sogni e speranze di una professione profondamente cambiata (Foto Quirinale)

In questo quadro si è inserito il richiamo del Presidente della Repubblica alla situazione del servizio pubblico, definita “critica”, in riferimento all’assenza prolungata di un assetto completo degli organi di governance e la paralisi della Commissione parlamentare di Vigilanza che rappresentano, nelle parole di Mattarella, un problema che non riguarda solo l’organizzazione interna della Rai, ma la salute democratica del Paese.

Il presidente Sergio Mattarella con gli studenti delle scuole di giornalismo (Foto Quirinale)

A ciò si aggiunge l’urgenza di attuare pienamente il Media Freedom Act europeo, considerato uno strumento fondamentale per rafforzare le garanzie di libertà e pluralismo. Il discorso si sposta poi su un piano più profondo, quello etico e culturale.

Papa Leone XIV

Mattarella richiama un messaggio di Papa Leone XIV all’Accademia delle Scienze Sociali, centrato sul rischio dell’autoesaltazione del potere. Un monito che il Presidente fa proprio, riconoscendo quanto il potere, in ogni sua forma, possa facilmente deformarsi se non trova limiti e consapevolezza.
Proprio su questo punto che il suo intervento assume una dimensione quasi pedagogica, riprendendo una domanda ricevuta anni fa da uno studente su “come resistere alla seduzione del comando“, Mattarella indica due anticorpi: da un lato l’equilibrio istituzionale tra i poteri, dall’altro una risorsa più intima e spesso sottovalutata, “la coscienza personale accompagnata dall’autoironia”. Ed è quest’ultima, sottolinea il Presidente con una sfumatura ironica, a rappresentare una forma di protezione dal rischio di autocelebrazione del potere. “Se i potenti della Terra ne facessero uso, anche in piccole dosi, il mondo ne trarrebbe giovamento”, osserva, “ed eviterebbero difficoltà e imbarazzi”.
Infine, lo sguardo si è proiettato sul possibile futuro, dove l’intelligenza artificiale rappresenterà una straordinaria opportunità insieme ad un rischio sistemico. Mattarella, a tal proposito, ha messo in guardia da una possibile deriva in cui la tecnologia possa diventare “egemone nella nostra esistenza”, sottraendo spazio alla decisione umana e alla sovranità democratica.
La lezione del Quirinale si è poi conclusa così come si era aperta: riportando l’informazione al suo nucleo originario di responsabilità pubblica.
Perché difendere la libertà di stampa, oggi, significa tutelare la possibilità stessa di distinguere la realtà dall’algoritmo, il fatto dalla sua manipolazione, e la democrazia dalla sua dissoluzione silenziosa. (giornalistitalia.it)

Margherita Ambrogio

 

 

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