Un libro dei giornalisti Enzo Basso e Fabrizio Bertè su Tiziano Granata e Rino Todaro

Mascariati: la “strana” morte di due poliziotti

Enzo Basso, Fabrizio Bertè e al centro la copertina del libro-inchiesta sulla morte dei poliziotti Rino Todaro e Tiziano Granata

MESSINA – “Mascariati. Tutti i retroscena sulla morte di Tiziano Granata e Rino Todaro, agenti del Caso Antoci morti a distanza di 24 ore l’uno dall’altro”, è il libro-inchiesta dei giornalisti Enzo Basso e Fabrizio Bertè, edito da Città del Sole Edizioni (120 pagine, 12 euro), ch’è, al contempo, indagine e racconto, analisi delle carte prodotte da inquirenti e magistrati e ascolto del battito cardiaco di uomini nati per difendere e custodire l’altro, sia esso un essere umano o un animaletto o un albero.
Basso e Bertè s’intrufolano fra i meandri di un caso che scalpore creò, e tutt’oggi suscita perplessità: «due agenti di polizia, due quarantenni in servizio a Sant’Agata Militello, sono morti a distanza di un giorno l’uno dall’altro. Tragica coincidenza? Uno, Tiziano Granata, secondo le perizie del medico legale Giovanni Andò, è morto di adipositas cordis, arresto cardiaco da cuore grasso; l’altro, Rino Todaro, per una leucemia fulminante», annotano, gli autori nell’incipit del volume.
I due poliziotti, Tiziano Granata e Rino Todaro, «lavoravano da anni insieme. Erano – scrivono Basso e Bertè – agenti ambientali. Una squadra speciale istituita per combattere il fenomeno delle agromafie sul territorio dei Nebrodi: macellazioni clandestine, truffe comunitarie, indagini sanitarie sui capi di bestiame attraverso l’utilizzo del Gamma Interferon, un farmaco che permette di scoprire se gli animali siano affetti da tubercolosi, la malattia contagiosa che, senza i dovuti accorgimenti nella macellazione, mette a serio rischio l’alimentazione umana».

Giuseppe Antoci

A un certo momento, però, nel giro di ventiquattr’ore, tutt’e due finiscono al cospetto del Creatore. Casualità? Basso e Bertè esortano il lettore a «partire da lontano, dalla notte tra il 17 e il 18 maggio del 2016, quando la Lancia Thesis blu, l’auto corazzata sulla quale viaggiava con la scorta Giuseppe Antoci, il presidente del Parco dei Nebrodi, a due chilometri dal rifugio delle guardie del Parco di Casello Muto, sulla statale 289 di Cesarò, viene fatta bersaglio da tre colpi di fucile semiautomatico sul lato sinistro della portiera».
Quel fatto, quell’attentato, affrescato come «il più grave attentato della mafia, dopo quello ai danni di Giovanni Falcone», che c’azzecca con Granata e Todaro? Ebbene: «Tiziano Granata era l’agente alla guida della Suzuki che tallonava l’auto del presidente Antoci; Rino Todaro era il responsabile della polizia giudiziaria, uno dei primi agenti ad arrivare in contrada Volpe, luogo dell’agguato.

La Provincia di Messina

Ricostruire il clima di questa vicenda che ha segnato – sottolineano Basso e Bertè – uno spartiacque nella lotta alla mafia, a distanza di anni, può aiutare a capire, a mente fredda, errori, negligenze ed omissioni, alla luce delle sentenze definitive di tutti i processi che sono scaturiti dalle indagini svolte che hanno spaccato l’opinione pubblica: da una parte i commissari dell’Antimafia, che hanno svolto una inchiesta lunga cinque mesi, con l’audizione di diciannove testimoni; dall’altra la magistratura di Messina, che non ha digerito l’intrusione e ha archiviato il lavoro della commissione con un lapidario giudizio: farneticazioni». Insomma, “Mascariati”, libro dalla scrittura limpida, coinvolgente, che pungola e incuriosisce, libro che difficilmente il lettore abbandonerà, è quel libro che offre l’opportunità di scoprire, o riscoprire, l’autentico giornalismo d’inchiesta, quel giornalismo che vive in strada, che ascolta e prende nota, che si fa pellegrino fra le abitazioni e le esistenze di tutti coloro che possono avere avuto a che fare con i protagonisti della vicenda.

Nicola Morra

Non a caso Nicola Morra, già presidente della Commissione nazionale antimafia, nella prefazione chiosa così: «Basso e Bertè hanno prodotto un lavoro filologicamente attrezzato, memori degli insegnamenti della migliore storiografia figlia di Marc Bloch o di Henri Pirenne e del giornalismo d’inchiesta e non da riporto, alla Giancarlo Siani o alla Pippo Fava, perché dobbiamo sempre ricordarci che la storia come narrazione del presente che inizia a farsi passato viene scritta da chi sul momento ha più forza, da chi ha vinto, come sosterrebbe Tucidide, per interesse del potente di turno, per soddisfare il privilegio che vuole conservarsi senza sottostare alla legge dell’uguaglianza che nelle moderne democrazie dovrebbe al contrario imporsi. E di fronte a trionfalismi che decretano eroi ed istituzionalizzano professionisti del bene, come non attivare il sacro esercizio del dubbio, origine di ogni vera sapienza? Oppure c’è ancora chi crede a John Wayne da una parte e l’esercito del male dall’altra?».

Rino Todaro e Tiziano Granata

Ora, Todaro e Granata, i due agenti, erano «persone semplici. Finiti in un tritacarne di sospetti che alla fine li ha fiaccati nell’animo e nel fisico. Perché sì, si può morire di crepacuore e leucemia fulminante, ma anche di Antimafia. Si muore, giorno dopo giorno, avvelenati dallo stillicidio delle ombre e dagli indizi di sospetta complicità. Definire i contorni dei fatti e di quello che è realmente successo dalla primavera del 2016 a oggi, è il compito che questo scritto si propone. Non per squietare i morti, attività in Sicilia coperta sempre da falsi pudori, ma per restituire la verità alla storia nei suoi contorni veri, senza la tronfia pubblicistica che ha accompagnato questa incredibile storia, tra carriere professionali e opacità tollerate da pezzi dello Stato».
Leggere “Mascariati” significa entrare, in punta di piedi, concretamente davvero però, nell’ingranaggio giudiziario, nonché fra i corridoi di commissariati e commissioni varie.
Qui, per ovvie ragioni, non andremo a sviscerare i contenuti del libro, né sveleremo le piste battute da Basso e Bertè. Qualche accenno al loro vissuto, però, è obbligatorio farlo!
Enzo Basso, giornalista professionista, fondatore e direttore del settimanale di inchiesta Centonove, è autore di decine di instant-book su grandi temi di attualità. Fabrizio Bertè, giornalista pubblicista, è collaboratore del quotidiano la Repubblica e segue con particolare dedizione tutte le vicende legate alla provincia di Messina. (giornalistitalia.it)

Antonio Marino

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