ROMA – «Coincidenza incredibile. Muore l’uomo del successo di Repubblica e del Gruppo Caracciolo e lo stesso giorno i giornalisti sono in sciopero davanti all’ideale bandiera di Repubblica, prossima al passaggio a un Gruppo estero».
Franco Siddi, storico segretario generale della Fnsi, già consigliere d’amministrazione della Rai, presidente di Confindustria Radio Televisioni e attualmente presidente di di Rete Blu spa, la società editrice delle emittenti della Conferenza Episcopale Italiana Tv2000 e InBlu2000, commenta così la scomparsa di Marco Benedetto «uomo di punta e di valore assoluto del giornalismo e dell’editoria degli ultimi sessanta anni».
«Sono sconvolto. Mi pare impossibile. Un giorno e mezzo fa abbiamo scambiato intense parole sulla vita, sulle criticità di oggi, sul futuro. La sua scomparsa, inaspettata e “dolce”, mi sconvolge e parla di lui. Un abbraccio, un saluto a un uomo, un giornalista e un manager da primati, che ha curato bene ogni compito, si è confrontato e anche scontrato, ha vissuto e fatto vivere la libertà e, nel rispetto di ruoli e funzioni, ha praticato discernimento costante.
Ha scritto, intravisto, costruito e ha scelto. Il rispetto prima e l’amicizia sentita poi sono un dono prezioso. Un abbraccio e condoglianze ai familiari e quanti aveva eletto amici».
Marco Benedetto aveva 80 anni ed è morto, stanotte, nella sua casa di Roma.
Nato a Genova il 26 gennaio 1945, laureato in Scienze Politiche, giornalista professionista iscritto all’Ordine del Lazio dal 12 gennaio 1968, iniziò la sua attività professionale come giornalista all’Agenzia Ansa, lavorando nelle sedi di Genova e poi Londra.
Successivamente aveva ricoperto il ruolo di capo ufficio stampa alla Fiat, per poi divenire amministratore delegato dell’Editrice La Stampa. Dal 1984 era passato al Gruppo Espresso, sempre come amministratore delegato, anche per la Finegil che si occupava delle testate locali del gruppo. Dal 1992 al 2008 ha guidato l’intero gruppo editoriale facente capo a Carlo De Benedetti ed è stato, tra l’altro, presidente della concessionaria di pubblicità Manzoni spa.
La sua uscita segnò un momento importante di passaggio per il gruppo del quotidiano la Repubblica. Nel 2009 aveva, infatti, fondato BlitzQuotidiano.it dirigendolo fino al 2018.
Scrisse di sé su Blitz: «Sono nato a Genova il 26 gennaio del 1945. La città era occupata dai tedeschi (mia madre ricordava con un brivido gli stivaletti con cui calpestavano i nostri marciapiedi). Le case intorno a quella dove sono cresciuto e alla clinica dove sono nato erano tutte macerie. Ho trovato il conto della degenza: 2.680 lire. Bombardavano anche quando ho visto la luce. Il prete voleva scappare, mio padre (barbiere comunista non militante e credente) lo bloccò: “Nella casa di Dio non si deve avere paura”. All’epoca dominava la convinzione che se morivi non battezzato finivi nel Limbo. Io ero a rischio: ero prematuro di 8 mesi con itterizia da madre di 43 anni. Mi salvarono in una cameretta di 3 metri per 1,5, dove poi dormii per 25 anni, piena di stufe e borse di acqua calda.
Ci sarebbe voluta una incubatrice, ammise la levatrice quando ormai ero fuori pericolo. Mio padre si dissanguò per comprare il latte artificiale alla borsa nera. Figlio di genitori anziani, circondato da vecchi e cresciuto in mezzo a persone molto più grandi di me avendo iniziato a lavorare ancora al liceo, ho sempre visto la vecchiaia con timore e fastidio. La mia vita è stata abbastanza miracolosa. Ho deciso di fare il giornalista invece che l’ingegnere nucleare come il mio amico spirito guida del tempo quando avevo 13 anni. Quello del giornalista era un mestiere che mi affascinava e in più prometteva condizioni retributive pari a quelle di un laureato senza bisogno di laurea (che presi su insistenza dei miei mentori quando già ero giornalista professionista). Fui scoperto e lanciato da Giancarlo Piombino, futuro sindaco di Genova, nei giorni della maturità e iniziai a curare pagine e rubriche la domenica, in un giornale che usciva a Genova solo il lunedì. La sede e gli arredi erano quelli di un quotidiano che usciva prima della guerra, negli anni ‘30. Ritrovai lo stesso arredamento negli uffici della Komsomolskaja Pravda a Mosca 40 anni dopo.
Da quel momento la mia vita si è dipanata come un gomitolo magico, fino a capo ufficio stampa della Fiat, amministratore delegato della Stampa e amministratore delegato del Gruppo Espresso–Repubblica negli anni di trionfo in Borsa. Alla Stampa guidai, primo in Italia, il passaggio della redazione all’uso dei computer (grazie anche al contributo di Pierangelo Coscia e la comprensione di Giorgio Fattori), a Repubblica ho introdotto il colore, lanciato il femminile e conseguito accordi sindacali che hanno ridotto di molto le prospettive di crescita dei costi industriali e redazionali».
I funerali di Marco Benedetto saranno celebrati a Roma domani, sabato 13 dicembre, alle ore 15 nella chiesa di San Crisogono a Trastevere. Alla famiglia le condoglianze del Direttore e della Redazione di Giornalisti Italia. (giornalistitalia.it)










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