Lyra McKee

BELFAST (Irlanda del Nord) – C’è la firma della New Ira sul proiettile vagante che giovedì scorso ha ucciso a Derry la giovane reporter nordirlandese Lyra McKee durante gli scontri con la polizia innescati da una perquisizione nel caseggiato-fortino di Creggan. Un episodio che si sta trasformando in un boomerang per gli irriducibili della lotta armata repubblicana, costretti ora ad ammettere la propria responsabilità, a chiedere “scusa” per una morte non voluta e a cercare di scaricarne la colpa sulla “provocazione” degli agenti: additati alla vecchia maniera come “il nemico” e come le odiate “forze della corona” britannica.
La rivendicazione, che in effetti ha i toni di un tentativo di auto-giustificazione, è stata recapitata con tanto di codice identificativo di riconoscimento a The Irish News. Ed è giunta poco prima che gli investigatori annunciassero l’arresto di una donna di 57 anni nell’ambito delle indagini sull’accaduto, dopo il buco nell’acqua della cattura iniziale di due giovani, un 18enne e un 19enne, fermati come potenziali esecutori materiali dell’omicidio, ma poi rilasciati senza alcuna contestazione.
Nel testo la New Ira – nata fra il 2011 e il 2012 per radunare frange oltranziste di eredi dell’ala dissidente della vecchia Provisional Ira contraria agli accordi di pace di 21 anni fa e gang di cosiddetti vigilantes – non usa giri di parole nel “porgere le più sincere scuse alla partner, alla famiglia e agli amici di Lyra McKee per la morte” della 29enne giornalista free lance: nota anche per l’impegno in favore della causa dei diritti della comunità Lgbt e apprezzata per il coraggio delle sue inchieste super partes sul conflitto in Irlanda del Nord, al di là delle linee di faglia fra repubblicani e unionisti, fra cattolici (come la sua famiglia) e protestanti. Conflitto che tuttavia gli ultrà della violenza non rinnegano, descrivendo la perquisizione a Creggan – ordinata a quanto pare alla ricerca di esplosivi, dopo la deflagrazione di un’autobomba avvenuta sempre a Derry a gennaio e lo sventato invio il mese scorso a un centro di arruolamento militare britannico a Glasgow di pacchi-ordigno rudimentali – come “un attacco del nemico”.
Una “incursione di forze della corona britannica pesantemente armate”, accusate nella dichiarazione firmata da un fantomatico T ’Neil di aver “provocato disordini” e la reazione dei “volontari dell’Ira”: fino alla sparatoria nel corso della quale “Lyra McKee è stata tragicamente uccisa (con un colpo alla testa, ndr) mentre si trovava accanto alle forze nemiche”.
Spiegazioni che non spengono la diffusa reazione popolare di sgomento e di orrore, documentata secondo la polizia anche dall’improvvisa fioritura di testimonianze e denunce fin dentro il cuore della Derry cattolica. In un clima sull’onda del quale i 6 partiti più votati della scena politica nordirlandese (a cominciare dai due maggiori, gli unionisti del Dup e i repubblicani dello Sinn Fein, incapaci da 3 anni di ricostituire un governo locale di unità nazionale sullo sfondo della Brexit e di altri fattori di divisione) non hanno esitato stavolta a diffondere una nota di condanna congiunta della violenza costata la vita a Lyra: violenza “inutile – vi si legge – scatenata per distruggere i progressi degli ultimi 20 anni” sulla strada di una pace che continua ad avere “il sostegno incontrastato” della maggioranza della popolazione. Malgrado tutto.
I funerali della giornalista si sono svolti oggi a Belfast. Alle esequie hanno partecipato la premier Theresa May e il leader laburista Jeremy  Corbyn assieme ai vertici di governo di Londra e di Dublino, ai leader di tutti i partiti nordirlandesi (repubblicani e unionisti, cattolici e protestanti), ma soprattutto a tanti amici e gente comune. Con loro il premier irlandese, Leo Varadkar, il presidente irlandese Michael D. Higgins e i leader sia del principale partito nordirlandese unionista (Dup), sia di quello repubblicano (Sinn Fein).
La famiglia McKee ha, intanto, diffuso un messaggio in cui ricorda Lyra come “un’anima gentile e innocente”: una persona devota al “desiderio di riunire le persone” e quindi “totalmente apolitica”. (ansa)

 

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