Luciano Regolo insieme agli altri Ambasciatori e Ambasciatrici 2019 di Telefono Rosa

ROMA – Da ieri sera Luciano Regolo, condirettore di Famiglia Cristiana, è Ambasciatore di Telefono Rosa. A nominarlo, nella cerimonia ospitata al Circolo degli Ufficiali di Roma, Maria Gabriella Carnieri Moscatelli, presidente dell’Associazione no profit impegnata, dal 1998, contro la violenza sulle donne e ogni forma di prevaricazione sulla parte più debole della società.
«Questo riconoscimento è per me un grande onore – commenta Luciano Regolo – perché dall’inizio della mia carriera, specialmente a Repubblica, e oggi a Famiglia Cristiana, ho seguito moltissimo il tema della violenza contro le donne. E ho dato loro voce. Ricordo, in particolare, la lettera che mi scrisse una ragazza che avevo intervistato, quando lavoravo a Repubblica, ringraziandomi perché, raccontandomi ciò che le era accaduto, era riuscita finalmente a “sbloccarsi” e, fatto ancor più importante per lei, a parlare del suo dramma con un uomo».
«Nella bella serata di ieri – racconta l’attuale condirettore di Famiglia Cristiana – ho avuto modo di ricordare le figure di mia madre, di mia nonna, di mia zia, ovvero le donne che hanno guidato e seguito i miei passi, perché ritengo che dietro un uomo che si comporta bene ci siano sempre delle donne in gamba».

Luciano Regolo tra Maria Gabriella Carnieri Moscatelli e Fenesia Calluso, giornalista del Tg1 Rai

I tempi, purtroppo, non sembrano facili per l’universo femminile. Le violenze sono all’ordine del giorno. «È un momento molto complicato quello che stiamo vivendo e sentenze come quella, recente, della “tempesta emotiva” – afferma Regolo – suscitano ben più che perplessità e ci fanno capire che non bisogna mai abbassare la guardia».
«Condividere la mission di Telefono Rosa con persone di grandissimo spessore e sensibilità è per noi molto importante», sono le parole di Maria Gabriella Carnieri Moscatelli, che, nel corso della serata, ha ricordato che «in tutti questi anni il Telefono Rosa ha risposto a più di settecentotrentamila donne e ci siamo costituite parte civile in processi per violenza all’interno delle mura domestiche e in diversi casi di femminicidio». (giornalistitalia.it)

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