L’autopsia: strangolato o strozzato. Le indagini finalizzate a scoprire cosa facesse davvero

Luca Esposito: troppi misteri sul giornalista bruciato

Luca Esposito

EBOLI (Salerno) – “Asfissia meccanica violenta”: sarebbe questa la causa della morte di Luigi “Luca” Esposito, il 53enne giornalista dato alle fiamme e ritrovato cadavere in un terreno agricolo nel Comune di Eboli (Salerno) nella mattinata di domenica scorsa 19 luglio. In sostanza il decesso sarebbe riconducibile a uno strangolamento oppure uno strozzamento (lo strozzamento prevede la compressione del collo, il soffocamento invece l’ostruzione del naso e della bocca). Verrebbe, quindi, esclusa l’esecuzione a colpi di pistola.

Luca Esposito

Quello di Esposito però è un decesso che, malgrado l’autopsia, durata oltre tre ore, non è ancora del tutto delineato in quanto è stato disposto un supplemento di accertamenti. Non è chiaro, per esempio, se il corpo sia stato bruciato quando era ancora vivo oppure dopo la morte. Sul corpo sono state riscontrate numerose fratture, soprattutto nella zone delle costole, ma anche qui saranno necessarie ulteriori verifiche in quanto la natura di queste fratture è in fase di accertamento.
Intanto la vicenda, già misteriosa di per sè, come le attività che svolgeva Esposito oltre a quella di giornalista sportivo, si arricchisce di un nuovo giallo. Si cerca, infatti, il cellulare che la vittima usava abitualmente e che non era nei pressi di dov’è stato rinvenuto il corpo e neanche nella macchina ritrovata parcheggiata poco distante.

Il luogo del ritrovamento del cadavere di Luca Esposito

Un amico di Luca, intervistato nel corso della trasmissione “La vita in diretta estate”, ha raccontato di averlo sentito il pomeriggio di sabato e di avergli scritto nuovamente domenica mattina intorno alle ore 10.27. Non ricevendo notizie lo ha chiamato utilizzando WhatsApp senza esito e poi gli ha lasciato un vocale.

Il canale sul quale si concentrano le ricerche alla ricerca del cellulare del giornalista

All’inizio i messaggi non erano stati recapitati, solo nel tardo pomeriggio di domenica, riferisce sempre l’amico, le spunte sono diventate due ma non blu. Quindi la visualizzazione non c’è stata, ma il telefono o è stato riacceso da qualcuno o è stato spostato da un punto senza campo ad un punto dove la linea prendeva.

Luca e Mary Esposito

Come spiega l’amica Mary Esposito «Luca aveva due cellulari, uno usato per il traffico dati e uno per il traffico telefonico. Preferiva sempre parlare con il numero dove aveva l’app. A me risulta, come ultimo accesso su WhatsApp, che si sia collegato la sera di sabato alle ore 22.32. Ogni volta che si spostata in auto, gli piaceva stare al telefono. Quindi, la sera del delitto o stata con qualcuno in macchina o stava al telefono. Non amava, questo è certo, guidare dopo il tramonto. Preferiva di solito evitare».
Il giornalista diceva di lavorare per l’Arpac, cosa che è stata smentita, così come l’Ordine dei biologi ha specificato che Esposito non risultava iscritto nel proprio albo. Cosa facesse durante le giornate, tanto da chiedere agli amici di non essere contattato fino almeno alle ore 15, è davvero un rompicapo.

L’autovettura di Luca Esposito

Intanto, una delle due sorelle è stata convocata per il prelievo del Dna da comprare con quello della vittima. 
Sicuramente un atto dovuto per essere totalmente certi dell’identità dell’uomo (che non è stata ancora riscontrata scientificamente), anche se le protesi dentarie sono compatibili con quelle indicate dall’odontotecnico che lo aveva in cura. (ansa)

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